Il dieci per cento dell’elettricità statunitense viene prodotta con il combustibile di bombe nucleari smantellate, gran parte delle quali russe. Ma se non viene assicurato al più presto una maggior quantità di uranio più diluito rispetto a quello delle testate, la filiera energetica si potrebbe prosciugare, con conseguenze anche per i consumatori.
Per questo motivo, le aziende energetiche dei 104 reattori nucleari americani stanno guardando con grande attenzione agli sforzi del presidente Obama per concludere un nuovo trattato sugli armamenti. Negli ultimi due decenni, infatti, il disarmo nucleare è diventato parte integrante dell’industria energetica, malgrado la maggior parte degli americani ne siano all’oscuro. Arricchire l’uranio grezzo è molto più costoso che convertire l’uranio altamente arricchito delle testate (90% dell’isotopo U-235) al grado del combustibile per reattori (5% dell’isotopo U-235). Mentre il materiale fissile tratto dalle bombe genera circa il 10% dell’elettricità prodotta negli USA, l’idroelettrico genera il 6%, mentre solare, biomassa, eolico e geotermico arrivano insieme appena al 3%.
Le aziende energetiche americane hanno finora esitato a rendere pubblico questo fenomeno, per paura della reazione psicologica dei consumatori: il combustibile dei missili che una volta avrebbero potuto essere puntati contro le loro case, ora serve per illuminarle. Le bombe russe, infatti, occupano la maggioranza del mercato del riciclo di combustibile a basso arricchimento di uranio: il 45% contro il 5% delle bombe americane, secondo il Nuclear Energy Institute di Washington.
I trattati alla fine della guerra fredda hanno portato al disarmo di migliaia di testate. Il vero scopo di tutto ciò sarebbe proprio il riciclo del materiale fissile del loro nucleo. Curioso è come nei due paesi siano stati presentati gli accordi all’opinione pubblica. Negli USA la versione ufficiale è che i trattati di non-proliferazione abbiano l’obiettivo di prevenire perdite di armi nucleari in Russia. In Russia, dove il governo sostiene che il materiale fissile sia già al sicuro, gli accordi sugli armamenti sono sempre stati presentati come un modo per rendere più difficile agli americani convertire di nuovo in armi il materiale smantellato.
Il programma per smantellate e diluire il combustibile nucleare delle testate russe disarmate era conosciuto informalmente come Megaton to Megawatts e dovrebbe concludersi nel 2013, proprio mentre l’industria sta tentando di venderlo forzosamente come un’alternativa agli impianti a carbone, che emettono gas-serra. Le utilities hanno un bisogno disperato di trovare un’alternativa, perché gli impianti nucleari acquistano il combustibile con tre-cinque anni di anticipo. Una delle potenziali nuove fonti sarebbero le testate che diventerebbero superflue se USA e Russia si accordassero per nuovi tagli agli armamenti durante le negoziazioni per rinnovare il trattato per la riduzione delle armi strategiche, che scadrà il 5 dicembre. Nel trattato, infatti, non viene espressa la richiesta di distruggere i nuclei delle testate. Ciò viene negoziato separatamente.
Quest’estate, Obama e il presidente russo Medvedev hanno firmato un accordo per abbassare il limite delle testate a 1500. Attualmente, gli USA dispongono di 2200 testate, mentre i russi 2800. Medvedev ha confermato che la Russia adempirà ad un accordo del 2000 per disfarsi del plutonio, ed entrambi i paesi hanno l’intenzione di convertire anch’esso in combustibile per reattori. Un diplomatico americano e un ufficiale di un’agenzia federale per il nucleare di Washington hanno confermato che Russia e USA stanno segretamente negoziando un altro accordo per continuare a diluire l’uranio ad alto arricchimento della Russia anche dopo la conclusione di Megaton to Megawatts, usando parte o tutto il materiale delle testate che probabilmente saranno eliminate dagli arsenali. Gli ufficiali governativi non sarebbero autorizzati a parlarne.


