Il presidente degli Stati Uniti Obama ha invitato il presidente cinese Hu Jintao a riprendere il dialogo con il Dalai Lama, pur ammettendo che il Tibet è parte della Cina. Questa timida richiesta ha ricevuto molto risalto dalla stampa, ma a quanto pare non ha sortito alcun effetto sull’imperturbabile Jintao, che ha anzi ammonito gli Stati Uniti a cessare di sostenere il Tibet e Taiwan. Si sa, gli interessi economici valgono molto di più dei diritti umani, e lo sa bene il Dalai Lama, il quale ha commentato: “Apprezzo molto le parole di Obama sul Tibet. L’interesse della Casa Bianca è molto forte, ma è chiaro che ci sono forti limiti per i quali gli Stati Uniti non possono esprimersi come vorrebbero“.
Ciò che è risuonato poco sui media occidentali sono state invece le dichiarazioni ben più esplicite del portavoce del ministro degli esteri cinese Qin Gang, che esprimono molto eloquentemente la posizione della Cina rispetto al Tibet. Proprio alla vigilia della prima visita di Barak Obama in Cina, Qin Gang aveva equiparato il feudalesimo del Tibet tradizionale allo schiavismo negli USA. “Nel 1959 il Dalai Lama era il leader del sistema feudale tibetano,” ha continuato Qin “e quando il governo cinese ha abolito quel sistema ha compiuto un passo importante verso la causa dei diritti umani. Allo stesso modo, il Presidente Lincoln abolì la schiavitù negli Stati Uniti” ha dichiarato Qin.
Nell’ottica di Qin, l’equazione dovrebbe avere una certa presa su Obama, primo presidente nero degli Stati Uniti. “Speriamo che il presidente Obama, più di ogni altro dignitario straniero, possa avere una maggiore comprensione della posizione della Cina rispetto alla salvaguardia della sovranità nazionale e della propria integrità territoriale”.
La dichiarazione di Qin, che Alexa Olesen della Associated Press ha bollato come “gaffe monumentale” ha provocato l’indignazione degli organismi che si battono per la libertà del Tibet. “È un insulto da parte del Governo Cinese, autoritario e non eletto dal popolo, insinuare che un democratico istintivo come Abramo Lincoln avrebbe parteggiato per la Cina nell’impedire ai tibetani il loro diritto fondamentale a determinare il proprio futuro” ha dichiarato Stephanie Brigden, direttrice della campagna Free Tibet.
L’episodio tradisce un certo nervosismo che il governo Cinese è tornato a manifestare negli ultimi tempi riguardo al Tibet. Irritata delle critiche per la violazione dei diritti umani nella regione, la Cina ha recentemente eseguito le condanne a morte di quattro tibetani che avevano partecipato ai disordini alla vigilia delle olimpiadi di Pechino, rinnovando le accuse al Dalai Lama di aver incoraggiato, se non diretto, le rivolte.
Rimane il fatto che, malgrado le pressioni delle organizzazioni pro-Tibet e dell’opinione pubblica, Obama lo scorso ottobre ha rifiutato di incontrare il Dalai Lama (al contrario del tanto vituperato George W. Bush, che lo incontrò nel 2007). Allora, Hilary Clinton, aveva affermato che la difesa dei diritti umani non deve «interferire con la crisi economica globale, con la crisi dei cambiamenti climatici e con quella della sicurezza». Abbiamo capito?
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Fonte:
- Dalai Lama was a slave master, China tells Obama
- Obama: «Cina dialoghi con Dalai Lama» – Il corriere della sera
- Il Dalai Lama arriva a Washington ma Obama non lo riceve. Poi ci ripensa – Il corriere della sera
