A quasi trent’anni dalla scoperta dell’AIDS, più di 33 milioni di persone in tutto il mondo sono sieropositive. E mentre il numero di malati cala nei paesi storicamente più colpiti, i casi aumentano in modo allarmante nell’Europa dell’Est e in Asia Centrale.
Tuttavia, pochi sanno che nel mondo medico non c’è accordo sulla definizione della malattia, né sulle sue cause. E non stiamo parlando di pochi ‘eretici’, perché sono almeno 2500 gli scienziati che non accettano la versione ufficiale, secondo cui la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita sarebbe provocata dal virus HIV, o perlomeno che solo l’HIV provochi l’AIDS. “Sappiamo che errare è umano,” diceva Kary B. Mullis, Premio Nobel per la Chimica nel 1993, “ma l’ipotesi Hiv-Aids è un errore macroscopico. Lo dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente”. Ecco dunque i pareri di alcuni esperti che Russia Today ha raccolto durante la conferenza internazionale AIDS 2010 che si sta svolgendo proprio in questi giorni in Austria.
I negazionisti dell’AIDS?
I dissidenti devono spesso affrontare l’ostilità del mondo accademico. Nel corso deglia anni, infatti, mettere in dubbio che l’HIV provochi l’AIDS è stato addirittura paragonato a negare l’Olocausto. “Penso che l’espressione ‘AIDS denial’ sia soltanto polemica.” dichiara l’omeopata e psicoterapeuta austriaca Uta Santos-Konig ” Nessuno nega che esista una Sindrome da Immunodeficienza, ma una scienza che sia viva ha il permesso di mettere in discussione un certo modello di pensiero. Siamo tutti scienziati e medici, perché non dovremmo poter discutere? Mi stupisce che la reazione sia a volte così aggressiva.”
Ma il dottor Andrew Ball del dipartimento HIV/AIDS dell’OMS non sembra avere dubbi: ci sono “prove molto evidenti che l’HIV è la causa dell’AIDS”. E liquida così le obiezioni: “È un vecchio dibattito, con cui abbiamo dovuto confrontarci. Naturalmente la scienza deve essere aperta a ogni nuova prova, ma per quanto siamo interessati, non c’è certamente alcuna nuova prova che dimostri il contrario.” Tuttavia, le voci contrarie alla visione dominante sono troppe per non essere ascoltate.
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Il test è inefficace
Joan Shenton, fondatrice della Immunity Resource Foundation, afferma che la sua organizzazione ha combattuto per 24 anni contro il dogma che stabilisce un legame diretto tra HIV e AIDS. Secondo la Shenton, non solo il trattamento è inefficiente, ma anche i test convenzionali sull’HIV non sono affidabili: “Il test dell’HIV è un crimine assoluto. Puoi risultare positivo per 67 condizioni… tubercolosi, sifilide, malaria, micosi invasiva... All’Università del Surrey abbiamo sottoposto 35 campioni a tre differenti serie di test. Due serie di test hanno dato risultati molto simili, mentre secondo la terza 19 persone erano in una sorta di zona grigia. Una delle persone testate risultò negativa due volte quando la portammo al London Teaching Hospital, ma è risultato positivo per tre volte nel nostro test a doppio cieco.”
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La cura è il primo killer
Secondo il dottor Christian Fiala, la versione ufficiale su HIV e AIDS è influenzata dagli interessi della case farmaceutiche: “È dimostrato che il trattamento dell’AIDS ha ucciso un grande numero di pazienti nei primi anni novanta, ed è verificabile che l’attuale trattamento dell’AIDS è appena meno tossico di allora.”
La principale causa di morte dei pazienti di AIDS sarebbe proprio il trattamento stesso, e soprattutto l’antivirale l’AZT. “Sono stato testimone di intossicazioni di massa dei pazienti con l’AZT.” dice il dottor Claus Koehnlein “L’AZT era il primo trattamento raccomandato e tutti oggi sappiamo che era in un dosaggio troppo alto. Dare 1500 milligrammi ogni giorno a un paziente equivale a ucciderlo virtualmente. Questa è la ragione per cui tutti credono che l’HIV è un virus mortale. Non c’è ancora nessuna prova che questo assunto sia vero” prosegue Koehnlein. “Il trattamento oggi è in alcuni casi buono per pazienti che hanno contratto l’AIDS per via chimica, ovvero per i gay e per chi assume droghe e contrae l’AIDS dopo anni – loro [possono beneficiare] del trattamento di oggi”.
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Alternative
Arthur Singer, uno dei primi sieropositivi diagnosticati in occidente, è tutt’ora vivo e vegeto, malgrado all’epoca l’unica prospettiva fosse la morte certa. “Era il 1986 quando i titoli dei giornali dicevano che l’AIDS uccide e lo chiamavano la malattia degli omosessuali” racconta Singer “Essere uno dei primi casi diagnosticati è stato un grande shock per me – diventi depresso e pensi che morirai, perché è questa l’informazione che hai ricevuto. Un virus mortale, quale non è.” Singer ha raccontato nel suo libro 23 years positive l’esperienza con il proprio dottore, al di fuori delle cure ufficiali.
Le ipotesi alternative sono considerate seriamente anche dal mondo accademico. Per il dottor Marco Ruggiero dell’Università di Firenze, esistono nuove prospettiva che potrebbero essere dirompenti: “Proprio lo scorso anno il professor Yamamoto ha pubblicato un paper in una prestigiosa rivista di virologia, in cui dimostrava che l’infezione dell’HIV può essere sradicata stimolando il sistema immunitario. Non è così facile ma, certo, possiamo affermare che ci possono essere cure alternative che sono già state pubblicate e stiamo confermando i nostri dati con quei risultati.”
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Sapete perché i dissidenti non hanno tanta voce in capitolo?
E’ molto semplice: sono quasi tutti morti!!
date un’occhiata qui http://www.francescosatta.it/dissidenti_e_aids.htm