Secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa americana, l’esercito americano si troverebbero del tutto impreparato di fronte a un attacco nucleare: le infrastrutture sarebbero fuori uso, gli equipaggiamenti inadeguati e le truppe non saprebbero cosa fare, perché non sono state addestrate per questo tipo di eventualità.
Secondo la task force che ha redatto il rapporto, dopo il crollo dell’Unione Sovietica i vertici militari hanno abbassato la guardia di fronte alla minaccia nucleare. Ma, avverte il Dipartimento, se un attacco nucleare su larga scala è oggi altamente probabile, ormai anche un attacco limitato potrebbe paralizzare l’intero esercito.
“Molti di coloro che hanno preso decisioni dopo la Guerra Fredda non hanno questo problema ‘a portata di radar’,” afferma il rapporto “mentre altri non vi prestano alcuna attenzione perché faticano a vederlo come una preoccupazione legittima”. Secondo il Dipartimento, c’è una “allarmante atrofia” tra i militari nel comprendere la questione nucleare. La possibilità di un attacco è percepita come remota e perciò i costi degli equipaggiamenti a prova di radiazioni e dell’addestramento delle truppe agli ambienti post-nucleari.
Un sintomo di questa atrofia è il mercato dei semiconduttori, che non mostra più interesse a sviluppare prodotti con requisiti militari. Mentre negli anni ’60 il 92% del mercato dei semiconduttori era costituito da appalti governativi, oggi la percentuale si è ristretta al 5%. Ciò significa che, mentre un tempo le esigenze militari determinavano lo sviluppo dei prodotti, oggi, invece, l’esercito americano deve adattarsi a ciò che trova in commercio. Così, ad esempio, i satelliti militari non risultano sufficientemente rinforzati per sopportare radiazioni maggiori di quelle che normalmente circolano nello spazio.
Tra le varie raccomandazioni, la task force del Dipartimento della Difesa invita l’esercito a reintrodurre la sopravvivenza ad attacchi nucleari nelle simulazioni, ad addestrare le truppe e a testare la resistenza degli equipaggiamenti esistenti. Ma soprattutto, di formare una nuova generazione di esperti.
