Uno dei pericoli maggiori dei social network è che non puoi mai avere la certezza che dietro a un profilo ci sia realmente ciò che appare. Ci possono cascare anche i più esperti, come ad esempio i centinaia di contatti che ha raccolto in pochissimo tempo una cyberconsulente della Marina chiamata Robin Sage. Modellata su Abby Sciuto, l’addetta all’analisi forense della serie televisiva NCIS, Robin Sage era in realtà un personaggio fittizio inventato da Thomas Ryan, titolare della Provide Security. Ryanh ha dichiarato che sono bastate poche foto per allestire i falsi profili su Facebook, Twitter e su LinkedIn, ritraendo la Sage come una attraente hacker laureata al MIT.
Il risultato è che circa trecento uomini e donne dell’esercito americano, di agenzie di intelligence e di compagnie di infomation security l’hanno inserita tra i propri contatti. Molti di loro hanno condiviso con lei informazioni personali e foto, l’hanno invitata a intervenire a conferenze e le hanno chiesto una consulenza su alcuni documenti. Alcuni contatti, aggiunge Ryan, hanno addirittura espresso interesse a ingaggiarla.
Lo scopo dell’operazione era di verificare quanto potessero essere utili i social network per condurre attività di intelligence sotto copertura. Allo stesso tempo, ha dimostrato una volta ancora quanto i social network portino a confondere gli avatar virtuali con la realtà. E qui non è solo il mezzo, ma anche la credulità di chi, pur esperto, li utilizza.
