È di questi giorni la notizia di un attacco missilistico USA in un villaggio del Bajaur Ikram Ullah, provincia del Pakistan al confine con l’Afghanistan. Da un lato, 22 ribelli sono stati uccisi e diversi altri sono rimasti feriti. Dall’altro, non esisteva nemmeno la possibilità di spargere sangue, perché non vi era alcun soldato statunitense coinvolto sul campo ma droni, ovvero aerei senza pilota comandati a distanza. L’utilizzo sempre più massiccio di unità robotizzate rende le guerre coscienziosamente pulite e disumanizzate, ma solo dalla parte di chi le manovra.
Detto questo, i droni sono anche uno dei tanti esempi di collusione tra interessi industriali e potere politico. In primo luogo c’è da parte delle lobby belliche l’interesse a mantenere vive le guerre perché le armi acquistano valore se sono combat proven, ovvero a prova di combattimento. In secondo luogo c’è il caso del drone Predator B, nato per la sorveglianza e l’intelligence e dall’operazione Iraqi Freedom e diventato un vero e proprio killer a comando remoto.
I ventotto Predator B esistenti e impiegati attualmente tra Iraq, Afghanistan e Pakistan sono costati ognuno 10 milioni di dollari. Secondo un articolo apparso alcuni giorni fa su Counterpunch, i droni sarebbero stati finanziati con denaro pubblico dal governo statunitense che li ha commissionati alla General Atomics di San Diego. Ai tempi dei primi impieghi del Predator B, nel 2001, la General Atomics sarebbe stata citata in giudizio per overcharge ingiustificati dei costi per i progetti realizzati nel decennio precedente. L’articolo parla inoltre di ben novanta viaggi che sarebbero stati offerti dalla multinazionale a membri del congresso per guadagnarsi i favori di questi ultimi.
Ma il caso del drone Predator B non è isolato, visto che l’ex vicepresidente Dick Cheney rimprovera ultimamente Obama di indugiare troppo a decidere di inviare nuove truppe in Afghanistan. I suoi passati investimenti nella Halliburton, compagnia specializzata in impianti petroliferi, sono noti da tempo. Secondo Countepunch, c’è la forte evidenza che, malgrado abbia dichiarato il contrario, Cheney abbia mantenuto delle stock options durante il primo mandato Bush e probabilmente anche nel secondo.
C’è di che meditare dato che spesso sono l’Europa e l’Italia ad essere criticate per la collusione tra interessi privati e politiche. Proprio nel grande modello democratico statunitense, da cui spesso si levano le critiche, tutto questo è la normalità.
Fonti:
- Drone strikes kill 22 in Bajaur Ikram Ullah -The Frontier Post
- The Power Behind the Drone – Counterpunch
- U.S. Aiding Pakistani Military Offensive – Los Angeles Times





E’ molto probabile che i Predator B siano stati migliorati ed utilizzati dalle forze armate americane in seguito all’approvvigionamento dei Predator di prima generazione da gruppi terroristici molto organizzati, quali Hezbollah. Tale organizzazione, avendo fatto ricorso anche allo spionaggio militare, è riuscita a trafugare nuovi sistemi d’arma. Infatti, nel conflitto dell’agosto 2006 contro le forze israeliane, Hezbollah ha messo in campo alcuni droni telecomandati. Inoltre la dotazione di sistemi missilistici avazati con comando a distanza hanno permesso ad Hezbollah di subire un basso numero di perdite, tali da potersi riarmare nella valle della Bekaa e riequilibrare la sofisticata deterrenza da parte d’Israele.
La tecnologia causerà un’escalation nel ricorso ad armi sempre più nuove e sempre più letali, soprattutto nei conflitti convenzionali. Siamo difronte ad una niova corsa agli armamenti e non è da escludere che l’uso dei droni sarà in prospettiva diffuso come i Kalashnikov, sino al punto di saturazione che vedrà paradossalmente contrapposti due eserciti con le medesime armi. L’ago della bilancia sarà questa volta determinato dal fattore IT (Information – Technology).