In seguito a una causa per la libertà di informazione, l’FBI ha recentemente reso pubbliche le sue linee guida per le investigazioni domestiche. Uno dei dati che emerge è che l‘etnia e la religione sono diventati fattori discriminanti nella scelta dei soggetti su cui indagare e raccogliere informazioni sensibili, a prescindere dall’evidenza di qualsiasi reato.
Il manuale autorizza infatti gli agenti ad aprire una “valutazione” per cercare “proattivamente” informazioni che determinino se persone o organizzazioni costituiscano potenziali minacce per la sicurezza nazionale. Nella pratica, significa che gli agenti possono infiltrare informatori nelle organizzazioni, pedinare e fotografare soggetti in pubblico semplicemente perché appartengono a etnie o religioni ritenute potenzialmente pericolose. In precedenza, gli agenti dell’FBI avevano poteri simili solo quando investigavano su potenziali attività criminali. Ora, invece, il discrimine è lasciato a discrezione del singolo agente.
In base a questo principio sono state messe sotto il microscopio le principali comunità somale negli USA, dopo che un giovane americano di origine somala compì un attentato suicida in Africa nel dicembre 2008. Il criterio etnico prevale dunque sull’analisi dei possibili contatti. Ma secondo alcuni si sarebbe andati persino oltre. Infatti, secondo Farhana Khera, presidente dell’Associazione in Difesa dei Musulmani e tra i promotori della causa contro l’FBI, gli agenti federali non si sarebbero solo infiltrati in moschee dove non c’erano sospetti di attività crimaili, ma avrebbero agito come veri e propri provocatori, incitando i giovani a unirsi a piani terroristici.
Le linee guida per le indagini domestiche dell’FBI risalgono al 1976, quando una commissione di inchiesta del Congresso rivelò decenni di spionaggio interno su gruppi sospettati di essere sovversivi, incluse associazioni gruppi in difesa dei diritti delle donne, dei diritti civili e pacifisti. In mancanza di una legislazione federale che stabilisse delle regole per l’investigazione domestica, il procuratore generale dell’FBI decise di stabile internamente delle regole all’azione degli agenti. Da allora, le amministrazioni di ambo i parititi hanno ripetutamente modificato le linee-guida, ma la loro pubblicazione ha dimostrato come dall’11 settembre 2001 in poi, in linea con il Patriot Act, la prevenzione del terrorismo abbia prevalso sulla difesa della libertà dei cittadini.
Fonte: Loosening of F.B.I. Rules Stirs Privacy Concerns – NY Times






