A metà del secolo scorso, la tribù dei Fore, nella provincia degli Altipiani Orientali della Papua Nuova Guinea, era devastata da un morbo chiamato kuru, molto similie a quello di Creutzfeldt-Jakob, comunemente noto come ‘mucca pazza’. Questa malattia si trasmetteva attraverso le usanze funebri, durante le quali i partecipanti mangiavano i cervelli dei deceduti. In effetti, quando negli anni ’50 i missionari posero fine a questa pratica, il kuru scomparve.
Tuttavia, secondo studi recenti, la pratica avrebbe prodotto una mutazione genetica diffusa nella popolazione per selezione naturale, che protegge coloro che sono sopravvissuti dal contrarre malattie cerebrali. Oltre a essere completamente immuni dal kuru, i portatori di questa mutazione sono più resistenti e hanno più figli. Questo gene, sconosciuto nel resto del mondo, è posseduto da circa l’8% della popolazione attuale della regione di Purosa, dove il kuru ha mietuto più vittime. Gli scienziati hanno analizzato il DNA di più di 3.000 persone di regioni colpite e regioni risparmiate degli Altipiani Orientali, incluse 709 persone che avevano preso parte ai rituali cannibalistici e 152 morti di kuru. La variante nel prione del gene, chiamato G127V, sarebbe apparsa attorno al 1800 e divenne vantaggiosa con l’arrivo del kuru.
Questa scoperta viene a confermare alcune ipotesi che da tempo gli antropologi vanno formulando. Esistono infatti studi di frontiera, tra cui quello di Volfango Lusetti, che fanno risalire la comparsa della coscienza umana al verificarsi di pratiche cannibalistiche. Secondo queste teorie, quando alcune razze di antichi primati cominciarono a nutrirsi del cervello di membri della loro specie, si verificò una rapida mutazione genetica. In particolare, il cervello di questi soggetti crebbe molto velocemente in pochissime generazioni; contemporaneamente, si verificò un aumento improvviso dell’intelligenza accompagnato dalla scomparsa delle facoltà empatico intuitive proprie del regno animale e alla comparsa di malattie mentali e psichiche, che sembra si verifichino solo a seguito di questa pratica cannnibalistica (oltre naturalmente alle patologie prioniche proprie del cannnibalismo). In effetti, la sindrome della mucca pazza è nata proprio dal fatto che alle mucche veniva dato un mangime contenente in percentuale carne di mucca, come se la natura avesse previsto di far impazzire una specie che cominciasse a nutrirsi dei suoi membri.
Sempre secondo questi studi, l’uomo così mutato ha avuto parecchie occasioni nei millenni di cedere al cannibalismo specialmente successivente a catastrofi che riducevano notevolmente il cibo disponibile. L’ultima ondata di questo fenomeno su vasta scala si è verificata negli anni ’30 in Ucraina, a causa delle condizioni economiche disastrose in cui versava la popolazione.
Fino ad oggi queste teorie sono sempre state bollate come fantasiose: l’uomo come prodotto di una mutazione involutiva e contro natura. Ma dopo queste osservazioni in Papua Nuova Guinea, ne siamo proprio sicuri?






