L’amministrazione Obama manterrà il segreto di Stato su milioni di pagine di documenti militari e di intelligence che sarebbero dovuti essere declassificati il 31 dicembre di questo anno. Secondo i fautori dell’operazione, tra questi documenti ci sono anche quelli relativi agli abusi della CIA durante la Guerra Fredda, tra cui lo spionaggio domestico e l’uccisione di agenti stranieri, ovvero i documenti conosciuti pubblicamente come “gioielli di famiglia”.
I documenti datano dalla Seconda Guerra Mondiale ai primi anni ’80 e coprono, oltre alle attività di intelligence, la gamma delle relazioni internazionali e delle operazioni militari con l’esclusione dei dati che riguardano le armi nucleari, che rimangono protetti dal Congresso. Le informazioni coinvolte sono condivise dagli archivi di CIA, NSA, dai dipartimenti di Giustizia, di Stato, di Difesa e di Energia.
L’ordine di declassificare i documenti in questione era stato emanato da Clinton e successivamente emendato da George W. Bush. Entrambi avevano previsto una proroga rispettivamente nel 2000 e nel 2003. La proroga di Obama è dunque la terza, con l’aggravante che la sua amministrazione si è ripetutamente impegnata a ottenere una maggior trasparenza. Ma i tentativi di Obama di richiamare all’ordine le agenzie di intelligence non hanno sortito effetti. Secondo i rappresentati dell’amministrazione, alcune agenzie hanno ostacolato l’apertura degli archivi, sollevando questioni su come i documenti avrebbero dovuto essere classificati, esaminando solo una frazione del materiale per valutare se il loro rilascio potrebbe compromettere la sicurezza nazionale. Le singole agenzie avrebbero inoltre espresso preoccupazione per la possibile perdita del diritto di veto sull’apertura di segreti che sono condivisi con altre agenzie.
Secondo alcuni rappresentanti della Casa Bianca che hanno preferito rimanere anonimi, la proroga è indeterminata, il che può voler dire che i documenti potrebbero rimanere segreti ancora per anni. “Non accetteranno mai di cedere la loro autorità” ha dichiarato Meredith Fuchs, Responsabile Area Legale all’archivio di sicurezza nazionale, un centro di ricerca all’università George Washington che raccoglie e pubblica le informazioni declassificate. “La burocrazia della sicurezza nazionale è profondamente trincerata e non vuole rinunciare ad alcune dei privilegi che ritengono necessari per i loro documenti”.
“Se le scadenze possono essere estese a piacimento, allora qualsiasi altra richiesta di declassificazione potrà essere messa in dubbio o disattesa” ha commentato Steven Aftergood, uno specialista di segreti di stato alla Federazione degli Scienziati Americani a Washington.
Ma l’amministrazione Obama sta incontrando ancora più difficoltà nel realizzare l’obiettivo che nessuna informazione mantenga la classificazione a tempo indeterminato. Obama ha infatti proposto che virtualmente tutte le informazioni – non solo alcune categorie – siano rese pubbliche in venticinqu, cinquanta o, nel caso di annotazioni che coinvolgono le fonti dell’intelligence, settant’anni. La bozza delle linee-guida di Obama include un’estensione di ulteriori cinque anni per i documenti più sensibili.
Bisogna considerare infine che, anche se queste informazioni saranno eventualmente declassificate, ciò non significa che il pubblico potrà accedervi in tempi brevi. Gli ufficiali stimano che ci sono 400 milioni di pagine di documenti storici declassificati che rimagono negli archivi del governo e non sono stati trasmessi agli Archivi Nazionali, dove il pubblico può visionarli.
Fonte:
Spy agencies foil Obama plan for transparency – The Boston Globe




