“Se avete qualcosa che non volete far sapere a nessuno, forse in primo luogo non dovreste farla”. Così l’ad di Google Eric Schmdit in un’intervista a CNBC, da cui però emerge qualcosa di ancora più importante: Schmidt ammette infatti che ci sono casi in cui Google è costretto a rilasciare i dati personali degli utenti: “Se davvero avete bisogno di privacy, la verità è che i motori di ricerca – incluso Google – conservano le informazioni per qualche tempo ed è importante, per esempio, sapere che siamo tutti soggetti al Patriot Act ed è possibile che tutte quelle informazioni possano essere rese disponibili alle autorità.”
Le parole di Schmidt sollevano una questione che va ben oltre la privacy e che Hacker Repulic ha messo in evidenza. Schmidt infatti si richiama a una legge statunitense, ma Google ha una copertura mondiale. Ergo, attraverso Google anche noi in Italia saremmo soggetti al Patriot Act americano, oppure Google Italia risponde alla legge italiana? La domanda non è irrilevante.
The Register fa notare inoltre che la conservazione dei dati personali espone a rischi di hackeraggio e di usi illeciti: del resto le conache recenti ci hanno raccontato di come nella Deutsch Bank e nella T-Mobile i dipendenti stessi rivendessero i dati sensibili dei clienti. In definitiva, le dichiarazioni dell’ad di Google fanno capire una volta per tutte che chi è preoccupato della propria privacy dovrebbe disattivare i cookies di Google, evitare di iscriversi ai suoi account e, in definitiva, evitare di usare il motore di ricerca. Il problema è che la gran parte degli utenti non lo sanno.
Per finire, una nota divertente: il sito Gawker ironizza sul fatto che nel 2005 proprio Schmit aveva bandito Cnet dopo che il sito di news aveva pubblicato informazioni su di lui, che includevano il suo stipendio, vicini di casa, hobby e donazioni politiche. CNet aveva reperito queste informazioni proprio tramite Google.






