I sensi naturali sono cinque (quelli almeno ufficialmente riconosciuti dalla scienza) e sono le fonti attraverso cui riceviamo informazioni dal mondo circostante e su cui ci basiamo per prendere decisioni. Spesso però i sensi fisici non sono sufficienti per intuire la giusta direzione da prendere e ci serve quel qualcosa in più che viene comunemente chiamato ‘sesto senso’, dono raro quanto è raro saperlo ascoltare. Ora però la tecnologia sembra aver sfornato uno strumento in grado di supplire alla mancanza, se non di intuizione, almeno delle informazioni che l’umanità ha accumulato e che non sono sempre a noi disponibili nel momento del bisogno.
Sixth Sense – l’apparecchio
L’apparecchio si chiama, manco a dirlo, ‘Sixth sense’ed è stato creato dal ricercatore indiano del MIT Media Lab Pranav Mistry. Secondo la presentazione del suo stesso creatorem Sixth Sense è “un’interfaccia gestuale portatile che amplia il mondo circostante a noi con informazioni digitali e permette di interagire con quelle informazioni attraverso la gestualità naturale delle mani”. In altre parole, Sixth Sense integra la realtà con le informazioni che normalmente sono confinate nei libri o nei computer.
Il prototipo, costato appena 350 dollari e utilizzabile da più utenti, comprende un proiettore tascabile, uno specchio e una videocamera, connessi a un dispositivo mobile. Sixth Sense proietta superfici, pannelli e oggetti fisici intorno all’utente, che possono essere utilizzati come interfacce, e attraverso la telecamera riconosce e registra i movimenti delle mani e degli oggetti fisici tramite sistemi di visione computerizzati. Il software interpreta i movimenti riconoscendo gli indicatori colorati applicati sulla punta delle dita dell’utente, traducendoli in istruzioni che interagiscono con le interfacce virtuali.
Sixth Sense può essere ampliato con numerose applicazioni che permettono ad esempio di navigare su mappe o di disegnare su di una superficie con l’indice o scattare scattare foto dal proprio campo visivo ritagliando i contorni con le dita. È possibile inoltre disegnare icone o simboli nell’aria con l’indice in modo che l’apparecchio li riconosca come istruzioni di interazione. Per esempio, disegnando il simbolo @, si può controllare la propria posta elettronica. Sixth Sense amplia inoltre la percezione degli oggetti fisici con cui l’utente sta interagendo proiettando su di essi più informazioni. Ad esempio, un quotidiano può mostrare video news o informazioni dinamiche possono scaturire da un comune pezzo di carta.
E se fosse involuzione?
C’è un solo commento a notizie come questa e agli entusiasmi che le accompagnano. La società umana si sta convincendo che l’unico modo di generare l’evoluzione sia sfruttare esclusivamente la tecnologia, come se non avessimo piu spazio per migliorare le infinite potenzialità codificate nel nostro codice genetico. In questo modo, possiamo immaginare un futuro nel quale molte funzioni fondamentali abbinabili al nostro cervello si atrofizzeranno invece che attivarsi ed evolversi. Se tecnologie come questa prenderanno piede, com’è avvenuto ad esempio per i cellulari, potremmo forse arrivare al punto dove non averla equivale ad avere un handicap fisico o mentale?
In realtà, la tecnologia è a tutti gli effetti un’estensione imperfetta dei nostri sensi e dei nostri attributi naturali. Al contrario, siccome gli utenti sono incapaci di adattarsi a queste tecnologie che si evolvono a velocità incredibili e insensate, rischiamo di involvere fisicamente e mentalmente, assegnando sempre più delle nostre funzioni alle macchine, finché non potremo piu vivere senza di loro. Ma non è forse già così?
Fonte:
- http://www.pranavmistry.com/projects/sixthsense






