L’ONU: le banche salvate dai soldi del narcotraffico

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I soldi del narcotraffico avrebbero salvato le banche dal collasso durante la crisi finanziaria dello scorso anno. Lo ha dichiarato Antonio Maria Costa, direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, secondo il quale i proventi del crimine organizzato sarebbero stati “il solo capitale liquido di investimento” disponibile per alcune banche in quel periodo. In questo modo, una buona parte dei 352 miliardi di dollari di profitto del narcotraffico mondiale sarebbe stata assorbito nel sistema economico.

Le prime prove di ciò sarebbero arrivate circa 18 mesi fa da alcune agenzie di intelligence. Costa non ha voluto fare i nomi delle banche coinvolte o dei paesi di appartenenza, affermando che sarebbe inadeguato, in quanto il compito del suo ufficio è di indicare il problema, non di pubblicizzare i colpevoli. Ma secondo alcune fonti, le prove degli investimenti bancari dei narcotrafficanti sarebbero arrivate da agenti segreti in gran Bretagna, Svizzera, Italia e Stati Uniti. “Nella seconda metà del 2008 la liquidità era il problema principale del sistema bancario” ha detto Costa “il sistema era paralizzato dalle fondamenta a causa della riluttanza delle banche a prestarsi denaro tra di loro. Il progressivo aumento di liquidità del sistema e il progressivo miglioramento dei valori azionari di alcune banche [ha significato che] il problema [del denaro sporco] è diventato molto meno serio di prima”.

Un portavoce dell’Associazione Bancaria Britannica ha dichiarato: “Non siamo stati invitati ad alcun contraddittorio con chi sosterrebbe una teoria del genere. È vero che c’era una mancanza di liquidità nel sistema, ma gran parte di essa è stata colmata dall’intervento delle banche centrali.”

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