L’ineffabile cyber-movimento Anonymous torna a colpire il governo Australiano per la sua politica di censura del web. Cinque mesi dopo aver demolito il sito del primo ministro, lo scorso mercoledì diversi siti governativi sono caduti sotto un massiccio attacco DdoS . Ieri, il sito del parlamento è stato messo ko da un attacco di sette milioni e mezzo di contatti al secondo.
La nuova azione è stata denominata Operation Titstorm, per protesta contro il progetto del governo di filtrare i contenuti pornografici che mostrano orgasmi femminili e attrici con seni piccoli (che perciò sembrerebbero minorenni). Il gruppo ha inviato un’email di rivendicazione ai media Australiani: “Nessun governo dovrebbe avere il diritto di rifiutare ai cittadini l’accesso all’informazione solo perché percepiti come indesiderati. Il governo Australiano imparerà che non si scherza con il nostro porno. Nessuno scherza con il nostro accesso a qualsiasi contenuto, legale o illegale, per nessuna ragione.”
I volantini di reclutamento per l’azione annunciavano che il gruppo avrebbe fatto seguire agli attacchi DDOS “una tempesta di email pornografiche, fax spam, black faxes e scherzi telefonici agli uffici del governo”.
Sul wiki collegato al gruppo Anonymous, Encyclopediadramatica, è stata pubblicata una ‘chiamata alle armi’, con tanto di tutorial per eseguire gli attacchi DDoS e degli indirizzi da intasare con email spam. “Non lasciatevi confondere sulle intenzioni dietro i nostri attacchi contro vari siti governativi australiani” afferma il comunicato sul sito “Diversi media hanno falsamente affermato che le nostre azioni sono in difesa della pornografia. La pornografia non c’entra. C’entra la libertà. Il fatto è che cedendo alla logica di censurare la rete, le libertà degli australiani continueranno a essere erose, tutto in nome della nostra salvezza da una minaccia che esiste solo nelle menti di una molto poco informata minoranza che vorrebbe imporre la loro morale e i loro valori a tutti.”
Anche se l’attacco era stato preannunciato con largo anticipo, secondo il portavoce del Dipartimento dei Servizi Parlamentari non si poteva fare molto per difendere i siti governativi. “Non potremo mai proteggerci da questo. Il nostro obiettivo è stato semplicemente di riportare il sito in operatività dopo l’attacco.”




