Secondo un’indagine che sarà discussa in questi giorni da un comitato federale, le forze dell’ordine USA sarebbero frustrate dalla lentezza delle procedure per ottenere mandati di perquisizione via internet. Per questo, starebbero facendo pressione per creare una interfaccia a livello nazionale che crei una ‘corsia veloce’ con i computer dei provider, in modo da gestire le richieste elettronicamente e accelerare le pratiche per le investigazioni online.
L’autore del rapporto, Frank Kardsz, è sergente del dipartimento di polizia di Phoenix e direttore della task force dell’Arizona per i crimini contro l’infanzia. In un saggio dello scorso ottobre, Kardasz scriveva che i provider internet che non conservano traccia delle visite sufficientemente a lungo “sono gli involontari agevolatori sulla rete dei crimini contro i bambini” e chiedeva nuove leggi per “la preservazione dei dati di mandato e reporting”, predicendo che quelle compagnie andranno incontro a cause civili a causa del loro “letargico processo investigativo”. Ciò è perfettamente in linea con quanto richiesto proprio in questi giorni proprio dal direttore dell’FBI Robert Mueller, secondo il quale i provider dovrebbero conservare i log di tutte le visite per due anni.
Ora Karsdaz torna alla carica con la richiesta di un accesso backdoor ai provider e offre giudizi sulla solerzia delle compagnie a fornire i dati: AT&T sarebbe molto disponibile, mentre Cox Communications sarebbe la ‘peggiore’ nel fornire i dati. Yahoo “può impiegare un mese per fornire le informazioni sui normali iscritti”. Myspace sarebbe il più veloce nel dare risposta e il suo comportamento sarebbe decisamente “favorevole alla polizia”.
Un paio di riflessioni. In primo luogo, mettere una backdoor, in un mondo lontano dall’utopia dell’onestà e dell’etica individuale, apre al rischio di abusi prezzolati alla vita privata delle persone magari anche a scopo di ricatto. Secondo: per la pedopornografia e altri crimini online viene utilizzata prevalentemente la ‘prova’ telematica, vale a dire che il nostro computer equivale a noi sulla rete. Ciò significa che se qualcuno utilizza il nostro computer per commettere reati, saremo noi a risponderne. In questo caso, ai possibili abusi si aggiungono i possibili errori giudiziari che possono rovinare una persona in modo permanente.






