Dopo due anni di ricerche, l’intelligence statunitense ha concluso che il governo della Russia e quelli di altri stati euroasiatici collaborano attivamente con la criminalità organizzata. In questi stati, secondo il direttore della National Intelligence Dennis Blair, ci sarebbe un “apparente nesso crescente (…) tra crimine organizzato, servizi di intelligence e grandi figure d’affari”. E i top leader russi beneficerebbero personalmente di questa situazione.
L’indagine sembrerebbe gettare luce anche sulle intrusioni informatiche che stanno minando alle fondamenta l’economia americana. Secondo le autorità USA, infatti, la criminalità russa e quella cinese penetrano regolarmente nelle banche e nelle compagnie saccheggiando miliardi di dollari in denaro elettronico e in proprietà intellettuale. Tuttavia, è la prima volta che il governo russo e i suoi dirigenti vengono citati direttamente come parte attiva. Non è un caso che in Russia – dove i reati in rete non sono punibili – si trovi la rete di criminalità organizzata più potente e più temibile al mondo, ovvero il Russian Business Network, già descritto in Hacker Republic. Se le dichiarazioni di Blair fossero confermate, significherebbe che l’RBN è un affare di stato.
“Un rischio crescente dal crimine organizzato russo” commenta Blair “è che i criminali e gli oligarchi collegati alla criminalità aumenteranno la capacita dello stato o degli attori degli alleati dello stato di insidiare la competizione per il gas, il petrolio, l’alluminio e i mercati dei metalli preziosi”. Secondo Glenn Simpson di Main Justice, quest’ultima dichiarazione alluderebbe all’alleanza tra il primo ministro Vladimir Putin e l’oligarca russo dell’alluminio Oleg Deripaska, la cui vicenda lascia a dir poco perplessi, aprendo dubbi su una possibile collusione della finanza statunitense.
Infatti, le autorità statunitensi hanno negato a Deripaska il visto di entrata multiplo perché lo ritengono responsabile di piani criminosi. Tuttavia, lo scorso anno l’FBI ha concesso a Deripaska un permesso speciale per discutere il possibile acquisto della General Motors.L’affare non si è mai concluso, ma il visto permise a Deripaska di incontrarsi con i dirigenti del gruppo Goldman Sachs, di posare per una foto a fianco con l’allora amministratore delegato di General Motors Fritz Henderson e di dichiarare ai suoi investitori bancari che i suoi problemi con la legge statunitensi erano stati risolti. Recentemente, Deripaska ha venduto parti del suo conglomerato metallurgico, l’UC Rusal, sul mercato di Hong Kong con l’aiuto della Banca d’America.




