USA: la secessione è forse l’unica soluzione alla caduta del dollaro

<!--:it-->USA: la secessione è forse l’unica soluzione alla caduta del dollaro<!--:-->

E così la profezia di Igor Panarin, secondo cui proprio nel 2010 l’impero statunitense sarebbe giunto al capolinea, potrebbe non essere così infondata. A dispetto del mito monolitico degli States (visti da fuori), lo spirito indipendentista dei singoli stati dell’Unione (visti da dentro) non si è mai estinto. Anzi, da quando la crisi economica e la guerra in Afghanistan stanno alimentando l’insofferenza, la parola secessione non circola più solo sulle bocche di sparuti attivisti e acquista credito presso i media nazionali. Ora, anzi, la secessione è diventata una tigre da cavalcare da parte di uomini politici e opinionisti che ci spiegano che che l’unità degli USA non è così scontata e indiscutibile. Parlare di secessione oggi non è più anacronistico che nel 1860. Tutt’altro, afferma Kirkpatrick Sale, direttore del Middlebury Institute, il tema è più attuale oggi di allora.

L’ultimo contributo in ordine di tempo lo ha dato Pat Buchanan, già consigliere di Nixon, Ford e Reagan, che in un articolo dello scorso 12 febbraio dal titolo “Secession in the air” ripercorre il filo rosso che lega i travagliati anni pre-guerra di secessione fino alla dichiarazione del governatore del Texas Rick Perry, che lo scorso anno ricordava come lo stato, entrando nell’Unione nel 1845, si fosse riservato il diritto ad uscirne quando lo avesse ritenuto opportuno. Prima di Buchanan è stato il membro del congresso Ron Paul, candidato repubblicano nel 1988 e nel 2008, a prendere le parti della secessione. “Dopo la Guerra Civile,” afferma Paul in un video dello’aprile 2009 “nessuno crede che ci sia un cosiddetto diritto alla secessione, ma è un tema legittimo su cui dibattere, perché tutti gli stati che sono entrati nell’Unione prima della Guerra Civile ritenevano di avere il diritto di separarsi. Il New England all’inizio del Diciannovesimo secolo aveva considerato questa eventualità, e nessuno chiese loro se avessero il diritto di farlo o no”.

Ciò su cui Ron Paul e Buchanan concordano è: la secessione è nello spirito americano, l’America stessa è nata da un atto di secessione e di autodeterminazione; ergo, negare queste istanze è antiamericano. E il tiranno che una volta era l’impero britannico, oggi è il governo federale. I nuovi Tea Party, scrive Buchanan, sentono che “il governo federale non serve più i loro interessi, ma gli interessi di forze economiche e politiche che sostengono il partito al potere”. “Vedono il governo prendere sempre più delle loro tasse, cercare più controllo sulle istituzioni (…) immergere la nazione in un debito impagabile e alimentare l’inflazione o una disfatta che potrebbe far sparire nel nulla tutti i loro risparmi”. Ricorda qualcosa, a noi italiani, vero?

***

Tutti i pezzi dell’Unione

Dagli indiani d’America ai secessionisti texani, ecco i sussulti indipendentisti che attraversano gli Stati Uniti.

  • Nel nord est, una federazione di stati del nord-est chiamata provvisoriamente ‘Novacadia’, comprenderebbe gli attuali New Hampshire, Vermont, Maine, New Brunswick, Prince Edward Island and Nova Scotia. Il modello di questa confederazione sarebbe la Danimarca. Attualmente, secondo Kirkpatrick Sale, l’idea “non si è evoluta granché”.

  • Particolare attenzione però, merita il Vermont, stato dalla tradizione progressista e liberale molto forte: si dichiarò indipendente già nel 1777 e fu il primo stato a dotarsi di una costituzione e ad abolire la schiavitù. Ora nel Vermont serpeggia il malcontento soprattutto per gli azzardi militari all’estero.

  • Il movimento Texano dichiara di avere 250.000 sostenitori che hanno firmato una dichiarazione per l’organizzazione autonoma della nazione texana. Nell’aprile 2009, si è verificato il fatto che ha destato più scalpore in tutta la vicenda neo-secessionista. Durante un ‘Tea Party’ contro le tasse ad Austin, il discorso del governatore Rick Perry è stato interrotto dalle porteste dei secessionisti. Più tardi, ai giornalisti, dichiarerà: “Quando entrammo nell’unione nel 1845, una delle condizioni era che ne saremmo potuti uscire se avessimo deciso di farlo.”

  • Il gruppo religioso Christian Exodus si è formato nel 2003 con l’obiettivo di trasformare l’attuale South Carolina in un uno stato sovrano di matrice cristiana. Secondo una dichiarazione sul sito del gruppo, l’idea è ancora attiva, ma “le catene della nostra schiavitù e della nostra dipendenza da un governo senza Dio ci tengono ancora stretti e può essere spezzata semplicemente muovendosi verso un altro stato”.

  • Sulla West Coast, le contee di San Diego, Imperial e Northen Baja hanno proposto di creare assieme al Messico ‘una macro-regione’ denominata ‘Cali Baja’elected officials representing greater San Diego County, Imperial County and Northern Baja. Secondo Panarin, sarebbero già in atto accordi segreti per la creazione di una moneta comune che sostituirà il dollaro.

  • Nelle Hawaii sono molti i gruppi che sostengono l’autonomia. Nation of Hawaii sostiene che l’isola è stata colonizzata forzatamente contro la volontà della popolazione locale, la quale ha il diritto di governarsi autonomamente.

  • L’Alaska Independence Party reclama l’indipendenza dello Stato, che peraltro già dal 1912 al 1959 era stato autonomo; tra i membri del partito secessionista ha figurato anche Todd Palin, marito dell’attuale governatore Sarah Palin.

  • Un gruppo chiamato North Star Republic proclama dal proprio sito web l’obiettivo di instaurare una repubblica socialista che comprenderebbe Minnesota, Wisconsin e Michigan.

  • Un gruppo di indiani d’America guidati da Russel Means sta lavorando per costituire la Repubblica di Lakotah, che comprenderebbe parti del North Dakota, South Dakota, Montana, Wyoming e Nebraska. Nel 2007, la Repubblica ha presentato al Dipartimento degli Stati Uniti un preavviso di ritiro.



Gli USA come secondo i movimenti secessionisti