Se le tensioni con Tehran degenerassero in un conflitto, la situazione potrebbe sfuggire di controllo con sviluppi imprevedibili. Questo almeno è l’esito di un war game tenuto lo scorso dicembre presso il Brookings Institution di Washington DC. Nella simulazione, tre diverse squadre di esperti, che includevano ex ufficiali statunitensi, hanno interpretato rispettivamente i vertici israeliani, iraniani e quelli americani. Ecco lo scenario che si aprirebbe in caso di conflitto.
La diplomazia fallisce e l’intelligence scopre due nuovi siti nucleari. Israele lancia un primo attacco preventivo contro i complessi nucleari di Teheran. L’attacco ha successo, mettendo fuori uso sei dei siti-chiave iraniani e facendo arretrare il programma iraniano di alcuni anni. A questo punto però la faccenda prende una piega inaspettata. La Casa Bianca tenta di evitare l’escalation. Ciò logora le relazioni tra gli USA e Israele, già messe alla prova dal fatto che Israele non ha informato preventivamente Washington dell’attacco. La Casa Bianca tenta di aprire un canale per dialogare con l’Iran, ma riceve un rifiuto.
Invece, l’Iran attacca Israele, sia direttamente e sia tramite le basi in Libano e nella striscia di Gaza. Tehran maleinterpreta le azioni degli USA come segnali di debolezza e attacca lo Stretto di Hormuz, arteria mondiale del petrolio. Quando gli iraniani oltrepassano le red line statunitensi, l’intervento americano è inevitabile.
“Una volta che tutto questo è iniziato, è davvero difficile fermarlo” ha dichiarato Kenneth Pollack, un ex funzionario della Casa Bianca e della CIA che ha supervisionato la simulazione. Pollack ha voluto inoltre precisare che i war game non sono specchi fedeli della realtà e che non è facile predire come reagirebbe la leadership iraniana, notoriamente opaca e irritabile. Il risultato della simulazione concorda però con quanto i diplomatici, i militari e gli analisti vanno dicendo da lungo tempo: anche un attacco aereo contro i siti nucleari iraniani potrebbe avere conseguenze imprevedibili e costi non calcolabili. “È un’opzione che bisogna considerare con molta, molta, molta cautela” ha dichiarato un diplomatico europeo lo scorso venerdì, che ha chiesto di rimanere anonimo. “Perché sappiamo quali potrebbero essere i risultati, e potrebbero essere disastrosi.”
Un altro dato che emerge dalla simulazione è che Israele potrebbe pagare caro un attacco all’Iran. Alla fine della simulazione, otto giorni dopo l’attacco, il primo ministro israeliano, sotto pesanti pressioni interne, è costretto a lanciare un blitz aereo di 48 ore nel sud del Libano per fermare i missili di Hezbollah. Gli ufficiali israeliani sanno che il successo del blitz è improbabile e preparano un’altra operazione, molto più vasta, che include le forze di terra.
Le relazioni tra Israele e USA sono compromesse. Per evitare di deteriorarle ulteriormente, Israele asseconda le pressioni americane e assorbe alcuni attacchi missilistici dall’Iran senza contrattaccare.
La simulazione di Brookings era uno dei tre war game sul programma nucleare iraniano condotti in dicembre. Gli altri due, uno all’Università di Harvard e l’altro all’università di tel Aviv, avrebbero concluso che né le sanzioni né le minacce potrebbero dissuadere le ambizioni nucleari di Tehran. “Non ci sarebbe praticamente nessun motivo per l’Iran a non rispondere con la forza” ha affermato un membro del team che interpretava gli iraniani. “È stato interessante vedere quanto è stato utile per Tehran forzare i limiti”.
“Nessuno è riuscito a prevalere, probabilmente gli iraniani” ha concluso un membro del team iraniano. Con un’altra conseguenza poco auspicabile: il regime di Tehran riuscirebbe inoltre a schiacciare l’opposizione interna.







Non ci resta che incassare il primo missile nucleare su israele allora. E’ inevitabile. Poi attaccare tutti l’Iran.