Il finto reportage della televisione georgiana che simula l’invasione russa e l’uccisione del presidente Saakasvhili provoca il cardiopalmo nella popolazione, che crede a quanto vede sugli schermi. Il servizio era in realtà assemblato da immagini della guerra del 2008, ma risulta talmente realistico che anche altre televisioni nazionali ci credono e lo riprendono.
Il fatto getta luce su una possibilità inconfessabile della nostra epoca: oggi non solo si può manipolare il passato, ma anche il presente, simulando qualsiasi fatto in tempo reale, e riuscendo addirittura a far credere ai diretti interessati di viverlo.
Quanto diamo per scontato di ciò che ci viene presentato come reale? Chi di noi può dire se davvero c’è stata e c’è una guerra in Iraq o in Afghanistan, o se si tratti di una manipolazione con immagini di altri conflitti, la cui esistenza ci è tenuta nascosta? Esistono realmente i nostri governanti, o sono degli attori? È veramente stato eletto un presidente nero alla Casa Bianca?
Il fatto è che non possiamo saperlo, a meno che non siamo stati sul luogo a verificare. Ma nella logica dell’uomo tecnodipendente di oggi, questo passaggio è stato sapientemente rimosso: perché andare a verificare, quando c’è qualcun altro che vede per noi?




