Prossima potenza nucleare… la Polonia?

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Anche se la Polonia non possiede armi atomiche, il primo ministro Donald Tusk è stato invitato a partecipare al summit sugli armamenti nucleari che si terrà ad aprile a Washington D.C. Il motivo è presto spiegato.

Secondo un ex dirigente dell’amministrazione nucleare polacca, il paese sarebbe in grado di costruire armamenti nucleari grazie a un reattore di ricerca attivo dagli anni ’70, che ha fornito abbastanza carburante per più di dieci bombe. Ad aprile, quindi, Barack Obama potrebbe chiedere alla Polonia di rinunciare a una bomba che non ha ancora costruito e che probabilmente è ancora molto al di sopra delle sue capacità economiche (ma non ci ricorda qualcosa tutto questo?).

Il primo ministro Donald Tusk, tuttavia, ha dichiarato che non acconsentirà a una richiesta simile, “in parte” perché la Polonia non ha alcuna bomba a cui rinunciare. Quel “in parte” presuppone ovviamente che ci sia un altro motivo, facilmente intuibile.

La Polonia è situata in una posizione geograficamente delicata e, data la sua storia, i timori di invasioni straniere sono ben giustificati. Le difese della nazione sono tutt’ora inadeguate e solo negli ultimi anni l’esercito sta diventando veramente professionale. Nonostante l’ingresso nella NATO, i polacchi non si sentono ancora al sicuro e protetti come vorrebbero. Se dunque la Polonia rinunciasse alla bomba nucleare che non ha ancora nemmeno costruito, chiudendo il suo reattore, avrebbe una carta in meno da giocare come deterrente verso i possibili aggressori.

D’altra parte, come si può pretendere che una nazione rinunci a ciò che molti altri – tra cui i ben più instabili Pakistan e Corea del Nord – hanno potuto realizzare con il tacito consenso della comunità internazionale? Ma forse, a voler essere corretti, lo stesso interrogativo potrebbe valere anche per un paese molto più antipatico e “canaglia”…