McAfee e Symantec sotto accusa: rinnovi automatici e pratiche ingannevoli

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Symantec e McAfee sono sotto accusa per le condizioni poco chiare dei rinnovi automatici dei loro antivirus. Secondo una causa presentata da un cittadino di New York alla corte federale, al momento dell’acquisto il rinnovo automatico viene presentato come un’opzione, mentre in realtà viene effettuato sempre. Per lo stesso motivo, le due compagnie di antivirus erano state condannate già nel 2009 dal Ministro della Giustizia di New York a pagare una penale di 375.000 dollari.

Alla base della questione ci sarebbe una gestione piuttosto disinvolta dei dati bancari dei clienti. “Se hai acquistato McAfee con una carta di credito valida o con un altro metodo di pagamento,” recitano i termini per l’acquirente “la tua sottoscrizione sarà rinnovata automaticamente (e addebitata all’account che hai fornito)”. Ciò significa che i dati della carta di credito del cliente saranno conservati e riutilizzati in automatico. Il che rientra nei termini approvati, anche se poco chiari e spesso non letti), dall’acquirente, non fosse che  McAfee è sotto accusa anche su un altro fronte per una questione forse anche più grave.

Proprio in questi giorni, infatti, un gruppo di consumatori di San Francisco ha presentato una class action che la accusa di forzare gli acquirenti a comprare software di terze parti, utilizzando proprio i dati bancari forniti per acquistare l’antivirus. Secondo le accuse, una volta acquistato l’antivirus McAfee e prima ancora che cominci il download, appare una finestra pop-up “che, imitando l’aspetto delle altre pagine del sito McAfee, ringrazia l’acquirente per aver acquistato il software McAfee, e lo invita a cliccare su un tasto rosso ‘Provalo ora’”. Tuttavia, “la finestra pop-up non contiene indicazioni visive evidenti o un testo che indichi che si tratta di una pubblicità per un altro prodotto, o che il clic su ‘Provalo ora’ non porterà alla consegna di un altro prodotto McAfee, ma all’acquisto di un prodotto completamente diverso.”

E infatti, con quel clic sottoscriveranno un abbonamento da 4,95 dollari al mese ad Arpu, un servizio che consente di salvare i dati della propria carta di credito per acquistare online con un solo clic. “Gli acquirenti sono ingannati dalla finestra pop-up di McAfee-Arpu e sono indotti a credere che stanno semplicemente completando un passaggio necessario per scaricare l’antivirus di McAfee dopo l’acquisto. Ma un solo clic provoca l’acquisto di un prodotto non richiesto dalla Arpu, un acquisto non voluto e non autorizzato dagli acquirenti, sfruttando i dati della carta di credito che hanno affidato unicamente a McAfee.

La causa sostiene che un disclaimer ‘quasi illeggibile’ con carattere da sei punti avvisa gli acquirenti che stanno autorizzando la loro carta di credito presso Arpu. Inoltre, “l’informazione sul costo mensile di 4,95 dollari è disposta , con un carattere in corpo otto di colore blu su uno sfondo blu”.