La violazione del copyright in rete è un tema caldissimo. Ma prima che le multinazionali passino ai fatti perseguitando sistematicamente la pirateria, qualcuno ha pensato di batter cassa per loro.
Se utilizzate BitTorrent, potrebbe aprirsi una finestra e comparire il messaggio: “Attenzione! Pirateria rilevata!”. In un batter d’occhio sarete collegati alla pagina web della compagnia svizzera ICCP Foundation. Nel frattempo, dopo aver scansionato il vostro hard disk e aver elencato i file torrent presenti sul computer, la ICCP vi spaventerà con la minaccia di pene pecuniarie e con la galera, mostrandovi persino un’anteprima della causa che dovrete affrontare. Infine, vi verrà proposto, manco a dirlo, un accomodamento di 400 dollari via carta di credito.
Se tutto questo accade, rimanete tranquilli, lasciate il portafogli dov’è e chiudete la finestra del vostro browser, perché si tratta di una truffa. L’applicazione è un malware che ha già colpito migliaia di utenti BitTorrent e la compagnia svizzera ICCP non esiste. Tuttavia è bene saperlo, anche perché accanto al suo logo compaiono marchi veri come RIIA, MPAA, Copyright Foundation e l ‘FBI Antipiracy Warning: insomma, quanto basta, anche senza essere degli sprovveduti, per farsela sotto.
Gli esperti di sicurezza notano come questo raggiro infranga la regola fondamentale delle microtruffe in rete: invece di distribuire i guadagni estorcendo piccole somme a molte vittime, questa volta gli hacker tentano di massimizzare i profitti chiedendo somme considerevoli di denaro.
Gli autori di questo malware sembrerebbero inoltre collegati a una campagna di reclutamento per money mule e al worm di facebook Koobface. Che, guarda caso, è uno degli strumenti suggeriti dal Dipartimento di Giustizia americano alle forze dell’ordine per ottenere informazioni riservate dagli utenti del social network (vedi questo articolo). Ecco come guardie e ladri, a cyberworld, si scambiano favori e a volte anche la divisa.






