Blake Robbins è studente di una high school della Pennsylvania e, come molti suoi compagni, ha ricevuto in dotazione un Mackbook dalla sua scuola. Lo scorso autunno scopre però che il servizio, economicamente gratuito, ha un costo molto alto in termini di privacy.
Un paio di settimane dopo aver ricevuto il computer, infatti, viene punito per “comportamento improprio” nella sua casa e accusano di abuso di pillole. Quando i genitori, increduli, chiedono spiegazioni, il vicepreside mostra loro una foto del figlio placidamente addormentato nella sua camera (riprodotta qui , per concessione dei suoi avvocati). Fin qui sembrerebbe un romanzo di Kafka, ma come potevano gli insegnanti avere una foto scattata nell’intimità della sua casa?
Come tutti i Macbook forniti dal suo distretto scolastico, anche quello di Blake Robbins è dotato di un dispositivo che attiva la webcam da remoto e trasmette le immagini alle reti scolastiche. La scuola sostiene che il sistema si attiverebbe soltanto quando è segnalato un computer mancante o rubato. Tuttavia, questo non era il caso di Blake, e ciò non giustifica la punizione per un presunto comportamento tenuto nel privato della propria camera (per la cronaca, i genitori affermano che il ragazzo avesse mangiato le caramelle Mike & Ikes).
Ma la causa intentata dai genitori ha rivelato qualcosa di molto più vasto e morboso. Durante le indagini gli avvocati dei Robbins scoprono dapprima che le foto prese dalla webcam erano ben quattrocento, incluse immagini del figlio semisvestito o addormentato, e anche di altri membri della famiglia. Poi emerge che il suo caso non è isolato e saltano fuori migliaia di immagini scattate dai Macbook degli studenti a loro insaputa. E quasi nessun computer risulta rubato o mancante: in parole povere, secondo gli avvocati la scuola avrebbe messo in atto un massiccio programma di sorveglianza dei propri studenti nelle proprie case.
Ora la causa dei Robbins potrebbe diventare una class action che rappresenti tutti i 2300 studenti del distretto scolastico spiati nel loro privato. Intanto, il senatore della Pennsylvania Arlen Specter ha proposto una legge per trasformare in reato federale lo spionaggio telematico nelle case private e nelle camere di albergo.
Gli entusiasti della videosorveglianza hanno di che meditare su questa storia. Se in molte città di tutto il mondo c’è ormai una telecamera a ogni angolo di strada, molti non sanno che gli occhi indiscreti sono già anche nelle nostre case e ci possono osservare in qualunque momento. Ma chi controlla i controllori?
L’azione civile dei robbins contro la scuola della Pennsylvania
Gli entusiasti della videosorveglianza hanno di che meditare su qeusta storia. E non dite che non ve l’avevamo detto.
Blake Robbins è studente di una high school della Pennsylvania e, come molti suoi compagni, ha ricevuto in dotazione un Mackbook dalla sua scuola. Lo scorso autunno scopre però che il servizio, economicamente gratuito, ha un costo molto alto in termini di privacy.
Un paio di settimane dopo aver ricevuto il computer, infatti, viene punito per “comportamento improprio” nella sua casa e accusano di abuso di pillole. Quando i genitori, increduli, chiedono spiegazioni, il vicepreside mostra loro una foto del figlio placidamente addormentato nella sua camera. Fin qui sembrerebbe un romanzo di Kafka, ma come potevano gli insegnanti avere una foto scattata nell’intimità della sua casa?
Come tutti i Macbook forniti dal suo distretto scolastico, anche quello di Blake Robbins è dotato di un dispositivo che attiva la webcam da remoto e trasmette le immagini alle reti scolastiche. La scuola ha afferma che il sistema si attiverebbe soltanto quando è segnalato un computer mancante o rubato. Tuttavia, questo non era il caso di Blake, e ciò non giustifica la punizione per un presunto comportamento tenuto nel privato della propria camera (per la cronaca, i genitori affermano che il ragazzo avesse mangiato le caramelle Mike & Ikes).
Ma la causa intentata dai genitori ha rivelato qualcosa di molto più vasto e morboso. Durante le indagini gli avvocati dei Robbins scoprono dapprima che le foto prese dalla webcam erano ben quattrocento, incluse immagini del figlio semisvestito o addormentato, e anche di altri membri della famiglia. Poi emerge che il suo caso non è isolato e saltano fuori migliaia di immagini scattate dai Macbook degli studenti a loro insaputa. E quasi nessun computer risulta rubato o mancante: in parole povere, secondo gli avvocati la scuola avrebbe messo in atto un massiccio programma di sorveglianza dei propri studenti nelle proprie case.
Ora la causa dei Robbins potrebbe diventare una class action che rappresenti tutti i 2300 studenti del distretto scolastico spiati nel loro privato. Intanto, il senatore della Pennsylvania Arlen Specter ha proposto una legge per trasformare in reato federale lo spionaggio telematico nelle case private e nelle camere di albergo.




