Europa vs Facebook: inaccettabili le impostazioni sulla privacy

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Facebook torna sotto accusa per le impostazioni della privacy, e questa volta è l’Unine europea a farsi sentire. In un comunicato al social network, la Commissione d’inchiesta Articolo 29, garante della privacy per i paesi membri, ha protestato contro i cambiamenti introdotti lo scorso dicembre. E afferma che le impostazioni sulla privacy devono proteggere, e non esporre, i dati sensibili degli utenti.
Facebook aveva introdotto i cambiamenti come predefiniti, lasciando intendere agli utenti che dovevano solo confermare lo status precedente. E invece, le modifiche erano sostanziali: con le nuove regole, molte informazioni sensibili che prima erano visibili solo agli amici, oggi sono visibili a chiunque. Così, senza che molti utenti se ne siano accorti, ora tutta la rete – motori di ricerca inclusi – ha accesso ai dettagli sulla loro famiglia e sulle loro relazioni. Accettando le nuove impostazioni, inoltre, ogni utente di Facebook può vedere la data di nascita, l’orientamento politico e quello religioso dell’amico di un amico. In questo modo, se qualcuno dei nostri contatti ha accettato l’amicizia da un profilo-civetta, anche il nostro profilo è a rischio. E non dobbiamo dimenticare che il furto d’identità su Facebook è all’ordine del giorno, con un mercato nero ormai sterminato, anche se il social network tende a minimizzare la questione.
A questo proposito, la Commissione Articolo 29 è stata durissima “È inaccettabile che l’azienda abbia cambiato radicalmente le impostazioni predefinite sulla sua piattaforma a scapito dell’utente” afferma nel comunicato “Facebook ha introdotto le modifiche proprio pochi giorni dopo aver partecipato a un incontro durante la riunione plenaria della Commissione Articolo 29 nel novembre del 2009. […] La commissione aveva sottolineato che era necessaria un’impostazione predefinita che consentisse solo ai contatti scelti dall’utente stesso di accedere alle informazioni del profilo e alle informazioni sulle connessioni. Ogni ulteriore estensione, come quello ai motori di ricerca, dovrebbe essere scelto esplicitamente dall’utente.”
La Commissione ha scritto inoltre a venti social network per esprimere l’allarme per le applicazioni di terze parti, le quali, come è dimostrato, possono accedere ai dati personali. Una vera e propria cessione a terzi dei dati sensibili, totalmente fuori dal controllo del social network stesso. “I fornitori di servizi di social network dovrebbero garantire agli utenti il massimo controllo su quali dati del proprio profilo possono essere visibili alle applicazioni di terze parti, valutando caso per caso”. E ancora: “I provider di servizi di social network devono essere consapevoli che sarebbe una grave fuga di dati se [le applicazioni di terze parti] utilizzassero le informazioni personali di un utente per scopi commerciali, qualora questi non abbia concesso il suo consenso liberamente e in maniera non ambigua”.
La voce della Commissione Articolo 28 si aggiunge al numerose proteste, tra cui quella dell’Electronic Frontier Foundation. Ma Facebook sembra fare orecchie da mercante: alla sua conferenza F8 il social network ha annunciato che renderà i dati degli utenti ancora più accessibili di prima, sviluppando i cosiddetti nuovi ‘social plug-in’, al momento ancora in fase sperimentale.