Il boss di Facebook: “Gli utenti si fidano? Che fessi”

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“Dumb fucks”, ovvero “che fessi” o, se preferite, “che coglioni”. L’AD di Facebook Mark Zuckerberg non aveva mezzi termini per i primi quattromila iscritti al suo social network. Dei ‘fessi’ che gli hanno fiduciosamente affidato email, foto e tanti altri dati personali che si sono dimostrati poi una miniera d’oro. Il sito Business Insider ha rivelato questo commento poco elegante, pubblicando uno scambio di battute tra Zuckerberg e un amico avvenuto in chat nel 2004. Da Facebook finora nessuno si è scomodato per smentire.

Il testo originale del dialogo si trova qui. Ecco la traduzione italiana:

Zuckerberg: Sì, quindi se avrai mai bisogno di info su chiunque ad Harvard
Zuckerberg: chiedi pure
Zuckerberg: Ho oltre 4000 email, foto, indirizzi, SNS
[Amico]: Cosa? E come li hai avuti?
Zuckerberg: La gente me li ha inviati.
[Amico]: Non capisco perché.
Zuckerberg: Si “fidano di me”
Zuckerberg: Che coglioni.

Qualcuno dirà: va bene, allora il ragazzo aveva solo diciannove anni. Ma sommiamo a queste frasi il fatto che all’epoca Zuckerberg si infiltrò nei profili di alcuni concorrenti e alcuni giornalisti per rubare (con successo) le password delle loro email. E, già che ci siamo, aggiungiamo anche le nuove impostazioni sulla privacy di Facebook, che hanno reso pubblici per default i dati di milioni di utenti, e l’annuncio di ulteriori spinte in questa direzione con la “personalizzazione istantanea”. Aggiungiamo anche le applicazioni di terze parti che sfruttano i profili per scopi commerciali e, d’altro canto, i furti di identità che sfruttano la disinvoltura con cui Facebook tratta i dati personali… qual è, tirando le somme, il risultato?