Google Street View: i dati wi-fi erano il vero guadagno?

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Il caso Street View deve far riflettere: tutto ciò che oggi la rete ci presenta come gratis, in realtà ha sempre un prezzo.

La faccenda è ormai nota: mentre le sue auto circolano per le strade di tutto il mondo per riprendere, Google mappa le connessioni wi-fi private raccogliendo oltre 600 Gb di dati. In Germania, dove lo scandalo esplode, le autorità impongono di consegnare tutte le informazioni che riguardano il proprio territorio. Ma Google nicchia, perché ciò, paradossalmente, potrebbe infrangere la legge tedesca sulla privacy, che punisce anche la consegna di dati sensibili alle stesse autorità governative. Intanto, alcune associazioni per la privacy cominciano a ritenere che forse è meglio lasciare i dati congelati presso una compagnia privata, piuttosto che consegnarli ai governi.

Ma c’è anche chi vuole vederci chiaro. Alcuni membri del Congresso americano – appena un pugno, a dire il vero – scrivono all’AD di Google Eric Schmidt per chiedere spiegazioni. Vogliono sapere, in sostanza, come e soprattuto perché Google abbia raccolto questi dati e se li abbia mai venduti a terze parti. E sospettano che la raccolta di dati fosse il vero scopo che tenesse in piedi tutta l’operazione Street View.
Se già il fine dichiarato di raccogliere immagini dalle strade è a ben vedere poco simpatico, ciò che è emerso negli ultimi mesi lascia intravedere un’ulteriore ombra dietro la faccenda. Un’ombra che dovremo abituarci a sospettare anche altrove.

Molti ritengono che il GPS o i cinquanta giga di spazio gratuiti di Gmail siano servizi messi a disposizione da filantropi per il bene dell’umanità. Nessuno si domanda mai chi paga gli enormi costi per mantenere queste tecnologie, e perché. A voler essere realistici, non si lanciano satelliti in orbita, non si gestiscono enormi e dispendiosissimi server né si mandano centinaia di macchine per le strade del mondo semplicemente per fare un regalo.

Tutto ciò che ci permette di connetterci e localizzarci sempre e ovunque, ci rende rintracciabili in ogni momento. Da chiunque sappia come farlo, o da chiunque acquisti il pacchetto con i nostri dati; per offrire il prodotto su misura, per sorvegliare oppure per spiare o punire. E ora, tutte queste informazioni, ormai raccolte, fanno gola anche ai governi.

Ricordiamo ciò che disse l’AD di Google Eric Schmidt in un’intervista qualche mese fa: “Se avete qualcosa che non volete far sapere a nessuno, forse in primo luogo non dovreste farla”. Parole che ora fanno venire ancora di più i brividi.

La lettera dei membri del Congresso americano a Eric Schmidt