La legge sulle intercettazioni rischia di mandare in clandestinità le testate: i giornali pubblicheranno ancora di più e la gente leggerà ancora più morbosamente. E poi, in rete basta aprire un dominio all’estero per aggirare il problema.
Intervista del 15 giugno 2010 a Il piccolo di Trieste a Roberto D’Agostino, Luca Sofri, Beppe Grillo e Fabio Ghioni. (ndr: il dominio fabioghioni.net non è all’estero, come afferma erroneamente l’articolo).
Internet ”imbavagliata” o ultima trincea?
di ROBERTA GIANI
TRIESTE Beppe Grillo e Roberto D’Agostino, diversissimi eppure cliccatissimi, non temono il bavaglio. Nemmeno un po’. «Non cambia nulla, non per me. E non mi spaventano le multe. Chi dovrebbe darmele? Testa di Duomo che dice Gogol anziché google? Le sorelle Carlucci? Lo zio del giovane Letta o il nipote del vecchio Letta? Chi?» provoca, irriverente, il comico genovese artefice di un blog diventato ”caso di studio” a Oxford. «Parliamoci chiaro: c’è un mercato nero delle intercettazioni a scopo di rappresaglia politica che ha rovinato molte vite private. E io, questo, lo trovo inaccettabile. Il mio lavoro è completamente diverso. Io cerco trame, voglio storie, e me ne frego se uno scorreggia in camera da letto. Quindi, per me, non cambia nulla» argomenta, serafico, il papà di Dagospia.
Tutti d’accordo? Niente affatto. Mentre la legge sulle intercettazioni prosegue il suo cammino parlamentare a ostacoli, i giornalisti proclamano lo sciopero e il ”popolo viola” pianifica la resistenza, un interrogativo (non solo) virtuale si fa strada: Silvio Berlusconi, paladino della privacy, riuscirà a ”imbavagliare” anche la rete? Oppure la rete, paladina delle libertà, farà cadere il Cavaliere dalla padella alla brace, diffondendo le proibite intercettazioni?
Il popolo di Internet, talvolta ma non sempre, si appassiona: Agoravox.it già si candida a imitare la mitica radio pirata londinese che beffò il governo di Sua Maestà, mentre Antonio Di Pietro già annuncia lo shopping di dominii stranieri per aggirare i divieti italici. Talvolta, però, il popolo di Internet resta freddino. E talvolta, ammettendo di navigare in acque oscure, si riserva una risposta: la domanda apparentemente banale – la rete può fare strage di bavagli o bavaglini? Ed è giusto che lo faccia? – non è affatto scontata.
«Si è creata molta confusione. Pertanto, premesso che è molto più facile attivare forme di disobbedienza civile in Internet, come abbiamo già visto nella pratica, e cito come esempi il caso dei dissidenti in Iran o quello delle pagine web mirror in difesa dello scambio musicale gratuito, adesso vanno approfonditi attentamente i risvolti giuridici. Il rischio di prendere cantonate è forte» avverte Carlo Formenti, giornalista, docente universitario di teoria e tecnica dei nuovi media, autore di numerosi libri sul web.
Luca Sofri, giornalista e direttore di ”Post.it”, concorda a distanza: «C’è scarsa chiarezza e troppa carne al fuoco nel dibattito sulle intercettazione. Io, per primo, sto cercando chiarimenti e spiegazioni». Non è il solo: «Non vedo grande eccitazione o mobilitazione in rete ad eccezione del popolo viola e di pochi altri. Vedo semmai uno spaesamento e una difficoltà d’analisi: i blogger, anche quelli anti-berlusconiani, stanno intervenendo poco». Il motivo? «Credo sia proprio la difficoltà di comprensione e la diffidenza verso un dibattito molto di parte» risponde, ancora, Sofri. Che, guardacaso, cerca altrove. Sulla stampa straniera: l’Economist, ad esempio, avverte che un conto sono le cattive intenzioni e un conto le cattive leggi. Non solo: ricorda che alcune delle restrizioni proposte in Italia sono ritenute normali in molti Paesi.
E così, mentre Grillo incalza e definisce «grottesca » la legge bavaglio «perché l’informazione italiana, quel bavaglio, se l’è messa da sola», il dibattito sulla disobbedienza civile a mezzo web resta aperto. Tecnicamente, non c’è problema: «La rete consente di sfuggire a qualsiasi bavaglio» certifica Fabio Ghioni.
«Basta aprire un dominio all’estero, alle Isole Cayman o in un paese dove la pubblicazione delle intercettazioni non è reato e dove non esiste la possibilità di rogatoria, e il gioco è fatto» sintetizza l’ex capo della sicurezza informatica di Telecom diventato l’hacker più famoso d’Italia proprio nell’ambito dell’ormai celebre inchiesta sulle intercettazioni.
Il Cavaliere, insomma, stia in campana: l’effetto boomerang è dietro l’angolo. «Trovo grave che si pubblichino indiscriminatamente intercettazioni sulla vita privata. Grave e squallido. Ma non approverei mai una legge di questo tenore: le testate andranno in clandestinità, pubblicheranno di tutto di più, e i lettori leggeranno ancor più morbosamente» conclude l’autore di ”Hacker Repubblic”. Quello che un sito con dominio all’estero, fabioghioni.net, già ce l’ha…






