Cosa significa poter ‘spegnere internet’? E perché il governo americano ha concesso a Obama questa facoltà? Come spesso accade, la notizia ha provocato allarme, ma per la ragione più trascurabile. I blogger dai bollenti spiriti si tranquillizzino: non è della loro ‘libertà di parola’ che Obama ha paura. La minaccia dal cyberspazio è molto più concreta e potrebbe porre fine in brevissimo tempo all’esistenza degli stessi States. Ma le conseguenze della cura potrebbero avere effetti disastrosi per tutti noi.
Il provvedimento appena approvato dal Senato si chiama Protecting Cyberspace as a National Asset Act (Pcnaa) ed è conosciuto anche come «Internet Kill Switch». In caso di gravi minacce dal cyberspazio, il Pcnaa stabilisce che il Governo potrà ordinare a una serie di provider e di motori di ricerca di interrompere i servizi per un massimo di 120 giorni. In realtà, il provvedimento non introduce nulla di sostanzialmente nuovo, perché l’opzione «kill-switch» è una prerogativa del Presidente degli Stati Uniti già dal 1934 per tutte le telecomunicazioni grazie al Communications Act. In pratica, il Pcnaa aggiorna la legislazione alle dinamiche della rete. Ma… con qualche ‘lieve’ differenza di contesto.
C’è infatti un particolare molto importante. ‘Spegnere’ la rete in una nazione come gli USA non provoca effetti localizzati come ‘spegnere’, ad esempio, i segnali telefonici. È a dir poco improbabile che gli Stati Uniti riescano a perimetrare i loro confini cibernetici, quando cyberworld è per definizione una terra senza confini. La nazione possiede gran parte delle infrastrutture necessarie per mantenere in funzione la rete. Cosa accadrebbe allora al resto del mondo?
Le conseguenze non sono facilmente prevedibili. Se ciò accadesse, non solo le aziende che fondano il proprio lavoro sulla rete, ma anche buona parte dei servizi potrebbero andare in tilt, trasporti e banche in primo luogo, con enormi costi in termini economici e in vite umane. Certo, il peggio accadrebbe per i paesi che più dipendono dalla rete. Sarebbe nei guai l’Europa, ma non la Cina e la Nord Corea, che si sono dotate da tempo di una rete autoctona; né l’Africa e tutti quei paesi che sono penalizzati dal digital divide: la loro indipendenza dalla rete, in questo caso, si rivelerebbe un incredibile colpo di fortuna.
È possibile dunque che qualcuno ventili di ritirare la tecnologia stessa che ha inventato e diffuso, quando su questa tecnologia hanno fondato i propri affari (e le proprie vite) buona parte dei paesi del mondo occidentale? In altre parole: si può ancora considerare la rete come una questione di proprietà privata? Sarebbe come se, improvvisamente, il fornitore del segnale GPS (indovinate chi è…) decidesse di sospendere il servizio, lasciando gli aerei di tutto il mondo allo sbando.
Rimane comunque il fatto che l’opzione “internet kill switch” è estremamente drastica e inaudita, perché i primi a esserne colpiti sarebbero proprio gli States. Staccare la rete in casa propria, infatti, non è come lanciare un’atomica sul Giappone o radere al suolo qualche paese del Medio Oriente. E in effetti il pericolo c’è. Numerosi rapporti di intelligence negli ultimi anni avvertono che gli hacker russi e cinesi (e molto probabilmente anche quelli iraniani) hanno mappato dettagliatamente la rete elettrica e quella idrica degli USA, disseminandole di virus pronti ad esplodere non appena giunga il momento. Nel caso di un conflitto, o semplicemente nel momento in cui uno dei paesi mandanti volesse mettere in ginocchio l’America, allora non dovrebbe far altro che risvegliare gli zombie dormienti. E allora, potrebbe essere davvero la fine. Un rischio che, per l’amministrazione Obama, vale ben più dei danni che provocherebbe spegnere la rete, qualunque cosa significhi. Ma il resto del mondo è d’accordo? E l’Europa, soprattutto, non ha niente da dire al riguardo?






