Il vetitreenne Alexey Karetnikov, la dodicesima spia russa scoperta dall’FBI all’inizio di questo mese, testava i software per Microsoft, nietedimeno che nel quartier generale di Redmond. Lo ha confermato la stessa Microsoft, senza fornire ulteriori dettagli. L’FBI minimizza: “Era solo agli inizi; si era appena messo in proprio”, “non ha ottenuto assolutamente alcuna informazione”.
Ora, la faccenda è delicata e non sorprende tanto laconismo e, forse, imbarazzo. Microsoft, come Google, è un’infrastruttura critica per gli USA. Da tempo – e non è un mistero – Microsoft e la National Security Agency collaborano insieme “per aiutare la sicurezza di tutti” (sic). Cosa significhi questa affermazione lo sanno bene in Cina, dove nel 2008 Microsoft mandò in tilt milioni di computer durante un’operazione antipirateria. In parole povere: le falle nel sistema operativo più diffuso al mondo non sono casuali e non vanno solo a beneficio dei cybercriminali, ma servono anche a chi le ha create per penetrare nei sistemi, quando ne abbia bisogno. Proprio per questo sia la Cina che la Corea del Nord si stanno dotando di sistemi operativi propri e, notizia di questi giorni, il governo Russo ha acquistato parte di Mandriva per sviluppare una distribuzione Linux di Stato.
Dunque, forse la fantasia corre un po’ troppo, ma è perlomeno curioso che per nove mesi la spia russa Alexey Karetnikov abbia lavorato per l’azienda di Redmond e contemporaneamente per la Neobit (secondo il suo – come sempre galeotto – profilo su Facebook). E chi ha tra i suoi clienti la Neobit? Come riporta Bloomberg, proprio l’FSB, ovvero il successore del KGB.
Il Dipartimento di Sicurezza Interna ha dichiarato che Alexey Karetnikov, arrestato il 28 giugno, è stato espatriato ieri per aver violato la legge americana sull’imigrazione. Siccome non aveva nessuna incriminazione a suo carico, non ha fatto parte dello scambio tra spie avvenuto la scorsa settimana a Vienna. Secondo il Washington Post, era entrato negli Stati Uniti a ottobre.






