La vicenda del worm Stuxnet potrebbe essere un esempio di come certe falle nei sistemi non siano casuali, ma si aprano al momento opportuno per colpire obiettivi mirati. Nelle scorse settimane, Stuxnet ha provocato allarme per aver sfruttato una nuova falla in Windows e una (già nota) nei software SCADA di Siemens, utilizzati per controllare gli impianti industriali ma anche infrastrutture critiche come reti elettriche e raffinerie di gas.
Lo scopo del worm sembrava dunque lo spionaggio industriale, ma ora si apre una nuova ipotesi. In questi giorni, infatti, tutto il traffico che puntava ai server che comandavano il worm è stato analizzato e ne è risultato un dato quantomeno curioso, ovvero che il 60% dei sistemi infetti sarebbero iraniani. Diventa difficile allora non pensare alla guerra cibernetica che sta interessando la regione e che sta preparando il terreno alla guerra reale.
E poi c’è Siemens, che, dal canto suo, è reticente sul numero dei suoi clienti in Iran. Tuttavia, all’inizio di quest’anno l’azienda tedesca aveva dichiarato di voler diminuire gli affari nella regione, che, secondo il Wall Street Journal, hanno fruttato 438 milioni di euro nel 2008. Inoltre, sempre secondo il WSJ, i 290 dipendenti Siemens lavorano proprio nelle infrastrutture di gas e oleodotti e nel settore delle telecomunicazioni e – altra casualità – due anni fa Siemens in partnership con Nokia fornì all’Iran tecnologie avanzatissime per le intercettazioni. Infine, se vogliamo dare proprio dare voce alle ‘malelingue’, ci sarebbe anche chi accusa Siemens di collaborare con il governo iraniano per costruire la famosa bomba…






