Alla fine è successo: un dipendente di Google è stato colto in fallo, mentre rovistava nei dati degli utenti. Ma più difficile è per Google ammettere che ha al suo servizio una squadra che può accedere liberamente a tutti i dati che l’azienda possiede. E che in quella squadra ci può essere anche uno stalker – o potrebbe diventarlo, se questa ‘onniscienza’ gli dà alla testa.
I fatti sono noti da alcuni giorni. La scorsa primavera, David Barksdale, un ingegnere ventisettenne di Google, iniziò a perseguitare alcuni minorenni che aveva conosciuto tramite un gruppo di discussione. Spia i loro account, intercetta le loro conversazioni su Google Voice e sulle chat, e quando uno di loro rifiuta di dirgli il nome della propria ragazza, Barksdale ne rintraccia il nome e l’indirizzo nella Gmail del ragazzo, minacciandolo di perseguitare anche lei.
Barksdale tuttavia non sembrerebbe uno stalker spinto da pulsioni sessuali, bensì da un vero e proprio delirio di Onniscienza. Sembra infatti che amasse sfoggiare il potere che deriva dall’essere un Site Reliability Engeneer: per vantarsi con un amico consenziente, sembra che in pochi secondi abbia violato tutti i suoi account Google, compreso una lista di caselle Gmail che il proprietario non pensava potessero essere ricollegate al suo nome. Allora l’amico la prese sul ridere, ma i genitori dei ragazzi perseguitati da Barksdale non sono stati altrettanto spiritosi.
Quel che a prima vista sembra meno comprensibile è l’atteggiamento di Google nei confronti della vicenda. Quando lo scorso giugno arrivano le proteste dei genitori dei ragazzi perseguitati a Google, l’azienda si mostra subito disponibile, e in effetti licenzia Barksdale in tronco. Ma non lo rende pubblico. Sollecitata a fornire aggiornamenti sulla vicenda, Goose risponde laconico: “Google ha intrapreso le misure appropriate, non posso dire altro”. Solo in questi giorni, con un comunicato stampa, l’azienda di Mountain View ammette di aver licenziato il suo ingegnere stalker.
Perché tanta reticenza? La risposta sta nel comunicato stesso dell’azienda: “Controlliamo con cura il numero di dipendenti che hanno accesso ai nostri sistemi, e aggiorniamo regolarmente i nostri controlli di sicurezza” ha dichiarato Google, “Detto questo, sarà sempre necessario che un numero limitato di persone abbia accesso a questi sistemi se dobbiamo farli funzionare appropriatamente”.
Google può garantire i sistemi di sicurezza più sicuri al mondo ma a sorvegliare ci dovranno sempre essere delle persone e… chi controlla i controllori? Ecco, il fattore umano, la prima spina nel fianco in tutti i sistemi, l’alleato di tutti gli hacker, la serpe in seno. Proprio come nel caso dell’ex dipendente della svizzera HSBC, che fa copia-incolla del database della banca e lo rivende ai governi a caccia di evasori fiscali. E ora, si scopre il primo stalker tra gli ingegneri di Google. Solo che in questo caso la quantità di informazioni a disposizione è sterminata, come le persone su cui potenzialmente si può essere onnipotenti.
Ecco perché Google non può ammettere di aver creato dei mostri, a sua immagine e somiglianza.





“e chi controlla i controllori dei controllori?” Questa frase alla fine del film Nemico pubblico, con Will Smith, Gene Hackman e Jon Voight ci dice un po’ questo.
1998, esistevano già queste cose, era un potenziale di controllo che sicuramente non avveniva per tutti i soggetti.
Oggi con Google, tutti sono controllabili…o controllati?