Negli Stati Uniti gli omosessuali stanno esercitando forti pressioni per servire nell’esercito senza dover nascondere il proprio orientamento. In base a una legge del ’93, infatti, nell’esercito americano non è ammesso chi si dichiara o si manifesta apertamente omosessuale. Ciò si è tradotto nella politica del famigerato “don’t ask don’t tell”: i militari non indagano sull’orientamento dei soldati, i soldati non lo devono dichiarare, né compiere apertamente atti che lo rivelino.
Le conseguenze di questa soluzione grottesca sono ben descritte in una vignetta. “Uhm, sembra che fosse gay” dice un soldato di fronte alla bara di un compagno. “Dannazione” risponde il generale “abbiamo perso l’occasione di sbatterlo fuori dall’esercito!”. Ma il caotico imbarazzo che la questione ha creato nel Senato americano – come racconta questo articolo del Washington Post – deriva da un curioso luogo comune che è tutto della nostra epoca, secondo cui omosessualità e arte della guerra sarebbero incompatibili.
Storicamente, questa convinzione è presto smentita. Nell’antichità, anzi, l’omosessualità era praticata e addirittura spesso incoraggiata fra i soldati, per stimolarne la coesione e lo spirito di gruppo. Per i greci e i latini la donna era semplicemente un animale da riproduzione, mentre il vero amore si sperimentava con un altro uomo. Ciò valeva anche e soprattutto per i guerrieri, condottieri compresi, da Achille ad Alessandro Magno, da Giulio Cesare fino all’imperatore Adriano, il cui amore per un ragazzo è narrato nelle Memorie della Yourcenair.
L’omosessualità, insomma, è sempre stata presente in tutti gli ambienti strettamente maschili. E sotto questo aspetto un monastero, una nave o un esercito non differiscono molto. Praticavano l’omosessualità anche i Giannizzeri, guardia personale del sultano ottomano, i pirati e – ebbene sì – anche i samurai. A questo proposito basti citare la massima 120 dell’Hagakure , secondo la quale “Un giovane che manchi di un compagno che funga da fratello maggiore, in senso omosessuale, è come una donna senza marito”. Ma anche in epoca moderna, quando nell’ambiente militare prevalse la sessuofobia, non mancarono condottieri omosessuali, tra cui il Generale Gordon, Lawrence d’Arabia e, secondo alcuni, persino il fondatore dello scoutismo Robert Baden Powell.
Ma se vogliamo dare uno sguardo anche ai mondi possibili, e non solo al nostro, allora vedremo che ne L’imperatore-dio di Dune di Frank Herbert, l’esercito personale dell’imperatore Leto II è composto da sole donne e lesbiche. Quest’ultima caratteristica è dettata da una considerazione interessante: gli omosessuali sono quanto di più lontano dalla procreazione, e quindi molto più adatti a dare la morte. Una considerazione che potremmo estendere al nostro mondo e domandarci: se riteniamo che gay e lesbiche non possano andare in guerra, perché allora ci mandiamo i padri di famiglia?





