Se Google sposta i confini e il Nicaragua invade il Costa Rica…

Se Google sposta i confini e il Nicaragua invade il Costa Rica…

In una canzone sulla Kabul degli anni Ottanta gli abitanti “ascoltano la radio e sanno che tempo fa”. Il tempo passa, ma certe inclinazioni dell’essere umano non cambiano mai, e oggi possiamo tranquillamente aggiornare il motto solo sostituendo ‘la radio’ con ‘Google’. A questo Oracolo siamo tanto assuefatti da fidarci ciecamente dei suoi vaticini, e c’è chi freme dall’attesa per le sue annunciate auto che si guideranno da sole, dicendoci dove vogliamo andare.

La fiducia è così incondizionata che quando l’Oracolo si concede il lusso di sbagliare, subito la realtà cerca di adeguarsi correggendosi. Questo è ciò che è accaduto la scorsa settimana, se dobbiamo credere al comandante dell’esercito nicaraguense Eden Pastora, che con la sua truppa ha oltrepassato la frontiera della Costa Rica e ha sostituito la bandiera di quest’ultima con quella del Nicaragua.

“Google Maps dice che questo territorio appartiene al Nicaragua” ha spiegato Pastora al quotidiano costaricano La Nacion. Da Managua il governo invasore echeggia la stessa giustificazione, e a qualcuno sorge il dubbio che l’Oracolo possa aver sbagliato. Ne consegue un pasticcio internazionale, che coinvolge addirittura il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per dirimere una questione che ha dell’incredibile, se si pensa che degli Stati abbiano bisogno di Google per sapere dove confinano.

Gli analisti geopolitici di Google, da parte loro, ammettono l’errore e assicurano che stanno già lavorando per correggerlo, puntualizzando però che si tratta di un confine molto contestato. Intanto i giornali ironizzano e notano che errori di questo genere non sono nuovi: all’inizio dell’anno, infatti, la Cambogia aveva contestato la rappresentazione del confine con la Thailandia; poche settimane fa, invece, le autorità e i commercianti di Sunrise, in Florida, hanno lamentato che la loro cittadina si trovava – sempre su Google Maps – nel posto sbagliato .

La vera notizia, però, non è l’errore di Google. La notizia è che questa volta qualcuno, invece di prendersela con Google, ha pensato bene di contestare la realtà.