La scorsa settimana sono trapelati nuovi dettagli sul servizio di posta elettronica di Facebook, sui quali andrebbe fatta una riflessione. A quanto è emerso, i nuovi domini di posta @facebook.com andranno a integrarsi con gli altri servizi del social network, tra cui la chat, i messaggi e gli status, dando la priorità ai messaggi che provengono da contatti che fanno parte della rete di amicizie dell’utente.
Ciò che offrirà Facebook, in altre parole, è in apparenza qualcosa di più di Gmail e di molto più comodo. Purtroppo, però, guardando la questione in profondità, i vantaggi hanno un costo in termini di sicurezza e di privacy. Sappiamo bene che nemmeno Google sia un campione di riservatezza. Tuttavia i suoi account utilizzano perlomeno un protocollo crittografato https. Tutto il contrario degli account di Facebook, il cui livello di sicurezza è semplicemente ridicolo.
Avere un account Gmail comporta il rischio di essere sottoposti alle intercettazioni di qualche agenzia americana o al limite di essere stalkizzati da qualche ingegnere di Google: casi gravissimi, certo, ma limitati a un numero ristretto di persone che possono accedere ai dati. Regalare la propria posta a Facebook significa invece lasciarla in balia del primo venuto, il quale potrà inoltre integrarli con tutto ciò che scriviamo in bacheca, con le nostre conversazioni via chat e la nostra rete di amicizia. Violare un profilo di Facebook è un gioco da ragazzi, immaginiamo quando su quel profilo si troverà anche la posta elettronica.
Giova ricordare anche una recente e documentata inchiesta de l’Espresso , secondo cui la Polizia Postale italiana avrebbe stretto un accordo con la sede centrale di Facebook a Palo Alto per poter accedere ai profili degli utenti e modificarli.
Vi fidate ancora? “Che fessi”, direbbe il ‘buon’ Mark Zuckerberg.





