Dopo l’Iran, Stuxnet attaccherà i siti nucleari nordocoreani?

Dopo l’Iran, Stuxnet attaccherà i siti nucleari nordocoreani?

Malgrado l’Iran abbia dichiarato di aver eliminato Stuxnet dai propri sistemi, rapporti di intelligence e fonti iraniane confermerebbero che il virus sta ancora provocando danni molto seri.

Nella settimana tra il 16 e il 22 novembre, infatti, l’International Atomic Enregy Agency ha rilevato una interruzione nelle centrifughe della centrale per l’arricchimento dell’uranio di Natanz. Inoltre, secondo un rapporto di DEBKAfile, Stuxnet starebbe insidiando anche i sistemi militari. Durante una esercitazione dell’aeronautica del 17 novembre, infatti, i radar iraniani hanno rilevato l’intrusione di sei aerei stranieri nello spazio aereo dell’esercitazione, ma quando i caccia si sono alzati in volo per intercettarli, hanno trovato il cielo vuoto. Per timore che i radar fossero stati infettati, i comandi militari hanno deciso di sospendere le operazioni.

Intanto, sono in molti a domandarsi se Stuxnet possa essere utilizzato per sabotare anche gli impianti nordcoreani. Secondo David Albright, presidente dell’Institute of Science and International Security ed esperto di entrambi i programmi nucleari, l’equipaggiamento che controlla le centrifughe della Corea del Nord sembra provenire dalle stesse aziende che hanno fornito quello dell’Iran.

Circa due mesi fa, Albright aveva pubblicato uno studio che raccoglieva le poche informazioni conosciute sul programma di arricchimento dell’uranio nordcoreano, affermando che il sistema di controllo sarebbe “a doppio uso, utilizzato anche dall’industria petrolchimica, ma era uguale a quello acquistato dall’Iran per le proprie centrifughe”. Stuxnet, è bene ricordarlo, va alla ricerca di sistemi SCADA Simatic della Siemens. Ma nessuno, nemmeno Albright, può affermare con precisione se il modello corrisponde esattamente.

Ogni informazione in più sugli impenetrabili sistemi di Yonbyong potrebbe essere determinante, ma ottenerle non è per nulla facile e i nordcoreani sanno tenere stretti i propri segreti: allo scienziato nucleare Siegfried Hecker, invitato da Pyongyang a visitare l’impianto all’inizio di novembre, non è stato permesso visitare per intero la stanza di controllo, e il suo rapporto dichiara solo che le apparecchiature erano “ultra moderne”. La segretezza e l’impenetrabilità dei siti è un serio ostacolo per la guerra cibernetica anche per un altro motivo: senza la connessione in rete occorrerebbe infatti che il virus fosse introdotto tramite, ad esempio, una chiavetta USB, e la cosa appare molto difficile, anche se non impossibile.

In ultimo, Albright insinua un dubbio clamoroso: sappiamo così poco del programma nucleare nordcoreano, che i sistemi di controllo potrebbero essere anche in altre strutture che gli Stati Uniti non conoscono affatto. E lo stesso impianto di Yongbyon potrebbe essere un falso obiettivo, che Pyongyang vuole mettere in mostra, “per distrarci dal loro reale programma di centrifughe”.