Rivolte studentesche e città militarizzate: prove di guerra civile

Rivolte studentesche e città militarizzate: prove di guerra civile

Le rivolte studentesche di questi giorni dimostrano il vero motivo per cui le città occidentali sono sempre più militarizzate. Forze dell’ordine e militari non sono presenti ad ogni angolo di strada per difenderci dalla minaccia di attentati terroristici né della criminalità da parte di minoranze etniche. Quei soldati non sono lì per difendere i cittadini, ma per difendersi da loro.

I governi occidentali avevano già da tempo previsto la crisi e gli effetti frustranti che avrebbe comportato sulle popolazioni. E fin da allora i governi sapevano che le masse esasperate dall’ingiustizia sociale e dalle ristrettezze economiche sarebbero diventate un serio problema per la loro stessa esistenza. Per questo, sfruttando la paura del terrorismo, hanno cominciato sempre di più a occupare militarmente gli spazi e a farci accettare sempre maggiori controlli, dalla videosorveglianza ai body scanner fino alla raccolta sempre più dettagliata di informazioni attraverso la rete.

Nel frattempo, la criminalità non sembra diminuire (ma le statistiche, si sa, sono uno strumento di potere) e gli attacchi terroristici paventati rimangono una eventualità ancora non verificata, almeno sul nostro suolo. Ma in questi giorni le forze dell’ordine hanno trovato finalmente un motivo per la loro onnipresenza.

Certo, le rivolte di studenti sembrano appartenere più agli anni settanta che al 2010, ma c’è una differenza: per individuare partecipanti e simpatizzanti, i rapporti di intelligence non servono più. Tutto è talmente sotto controllo che basta solo andare su Facebook per trovare le confessioni spontanee degli interessati.