Immaginate una mattina di andare al bancomat e di scoprire che il vostro conto corrente sia bloccato, come quello di tutti gli altri clienti della vostra banca. Non potete prelevare contanti, né ricevere o effettuare bonifici, né accedere ai titoli in deposito, se ne avete. Le banche ricorrono a queste misure estreme in momenti di crisi, per evitare che i correntisti si precipitino agli sportelli e prelevino in massa i contanti depositati a loro nome. Un’eventualità estrema, appunto, ma che è già successa, ad esempio in Argentina o, appena due settimane fa, con il poco pubblicizzato crack del Banco Emiliano Romagnolo.
Non occorre però che la banca sia prossima al tracollo perché sia incapace di ‘restituire’ materialmente il denaro depositato dai propri clienti. In realtà, nessuna banca sarebbe in grado di farlo. La situazione di emergenza rivela la realtà di tutto il sistema bancario: i ‘nostri’ soldi non sono una realtà tangibile in moneta sonante, ma un numero volatile in un database senza nessuna corrispondenza materiale.
Provate a pensare: il vostro stipendio, i bonifici, i titoli azionari, anche le bollette non sono altro che movimenti di cifre. Nella maggior parte dei casi, voi non depositate fisicamente del denaro. Non c’è nessun ‘pacchetto’ di soldi con il vostro nome nel caveau della banca, e a ogni movimento non c’è nessuno che sposta qualche banconota dal vostro mucchietto per aggiungerla a un altro. È stato calcolato che soltanto il 10% delle transazioni avviene fisicamente, mentre il restante 90% è puramente virtuale.
Detto questo, il caso recente del Banco Emiliano Romagnolo, a cui la Banca d’Italia ha congelato i conti correnti, è solo il primo segno veramente visibile e clamoroso di una cancrena bancaria che nel 2011 potrebbe manifestarsi, proprio in Italia, in tutta la sua violenta infezione. Le banche hanno ormai consumato l’ossigeno fornito dai Tremonti Bond, che avrebbero dovuto ridare vitalità alle imprese, ma che le banche hanno utilizzato per tamponare le proprie falle, lasciando languire le imprese. Che cosa accadrà quando sarà chiaro che i ‘nostri’ soldi non esistono… più?
Da Zeitgeist Addendum, un video che ci fa riflettere su ciò che normalmente diamo per scontato sulle banche e sul sistema monetario.




Bella Fabio!
Questo video DOVREBBE essere trasmesso all’interno di quell’elettrodomestico chiamato tv ma si creerebbe tutta un altra storia…
Ciao, sono un operatore del settore e ti rispondo solo per dirti (senza polemica, credimi) che nella tua esposizione ci sono varie ma importanti imprecisioni:
1) il Banco Emiliano Romagnolo e’ un amministrazione controllata per irregolarita’ amministrative e non c’e’ stato alcun crack. Inoltre e’ gia’ stato richiesto l’intervento del Fondo
Interbancario di Tutela dei Depositi e delle banche creditrici per evitare problemi alla clientela. Questo e’ accaduto molte volte in passato (esempio Banco di Napoli, 2.000 miliardi di lire di buco in bilancio).
2) I tremonti Bond non li ha presi quasi nessuna banca perche’ veramente troppo costosi, per cui non hanno rappresentato alcun vero vantaggio per il sistema.
3)il vincolo ai fondi non appartiene a tutte le categorie di prodotti finanziati, ma solo a conti correnti conti deposito e libretti. Su altri strumenti finanziari non esiste possibilita’ per una banca di vincolarne gli importi. I titoli sono dematerializzati e si possono spostare da una banca all’altra, i fondi comuni di investimento non rientrano nel patrimonio bancario, le polizze sono a gestione separata. In questi casi anche se una banca fallisce non accade nulla.Sono stato breve e concso e forse un po’ impreciso ma spero di averti dato serenita’..
Caro Giovanni, per quanto riguarda BER, c’è un’inchiesta della Procura dell Repubblica di Bologna per truffa e riciclaggio. Nel frattempo, IntesaSanpaolo si è interessata per rilevarla (http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/economia/2010/12/23/433213-intesa.shtml). Possiamo disquisire sulle sfumature di significato della parola ‘crack’, ma la sostanza non cambia. Le notizie a riguardo sui giornali sono poche, ma a quanto pare, in Emilia Romagna ci sono almeno tre altre banche in situazioni simili.
Per tutto il resto… è proprio la ‘dematerializzazione’ il problema che mette in luce l’articolo: tutti i ‘movimenti’ di denaro sono ormai completamente virtuali, come virtuale è l’oggetto delle operazioni. Il denaro non ha più alcuna sostanza, le elucubrazioni degli addetti hanno raggiunto il livello del sofisma, di un cervellotico gioco di prestigio. Chi assiste a questo spettacolo dal di fuori – o lo subisce – può solo chiamarla follia.
Ciò che non è concepibile dai tecnici – e che sta ritardando la presa di coscienza della situazione – è che questa crisi possa essere sistemica, totale, cioè non dovuta a qualcuno che non abbia rispettato le regole, ma proprio perché le regole in sé non possono reggere il confronto con la realtà. Purtroppo, ciò che è reale è che le banche stanno strangolando anche le poche imprese che ancora lavorano…
@Giovanni: “serenità” è una bella parola. Siamo in un momento in cui è più credibile chi non è specializzato e lavora in un settore ben preciso piuttosto di chi ci lavora da 20 o più anni. E’ l’era dello screditamento e non è questo il problema, bensì che non ci sia una corretta informazione. La verità è una realtà virtuale perché non ne esiste una sola. Serenità la possiamo trovare solo virtualizzando tante verità; quelle che ci vengono propinate puzzano di marcio perché non sono verificabili tanto quanto quelle verità impossibili, intangibili che vengono messe alla berlina dai presunti sapienti. Buon 2011.