Chi l’avrebbe mai detto che gli Stati Uniti fanno affari con gli stessi paesi che inseriscono nelle liste nere degli stati-canaglia? Il New York Times ci spiega come, ad esempio, una compagnia americana abbia aiutato l’Iran a costruire un gasdotto per rifornire l’Europa. O che aziende come Pepsi, General Electric e Bank of America abbiano fatto e facciano affari con Sudan, Birmania, Corea del Nord, Zimbabwe, l’Iraq di Saddam Hussein o la Libia quando era ancora nella lista dei ‘cattivi’. Paesi accusati di sponsorizzare il terrorismo o il narcotraffico, costruire armi di distruzione di massa o di violare il trattato sulla non-proliferazione nucleare.
Il fatto è che queste aziende godono di una licenza speciale del governo americano, che le esenta dalle sanzioni internazionali in base a una legge speciale di una decina di anni fa. Come spiega il New York Times, questa legge originariamente serviva a fornire aiuti umanitari di tipo medico e agricolo ai paesi finiti nella black list. In realtà, però, era stata emanata sotto la pressione della lobby agricola e di altri gruppi industriali, e il suo testo è talmente generico che tra gli ‘aiuti umanitari’ sono finiti anche sigarette, chewing gum, prodotti per perdere peso, accessori per body building e altro ancora. In totale, si calcola che il dipartimento del Tesoro americano abbia concesso almeno diecimila licenze per oltre quattromila aziende. Curiosamente, almeno 83 di queste aziende sono anche fornitori del Dipartimento della Difesa.
Qual è allora il senso delle sanzioni e delle liste nere? Probabilmente, è un escamotage per escludere la concorrenza: se un’azienda italiana facesse affari con un paese ‘sponsor del terrorismo’, subirebbe delle sanzioni, a meno che non chiedesse un permesso speciale agli Stati Uniti, come ha fatto Siemens, la quale ha fornito i sistemi SCADA utilizzati nelle infrastrutture iraniane, come è emerso quando proprio questi sistemi sono stati attaccati dal virus Stuxnet.
Del resto, non è un mistero che la politica commerciale degli Stati Uniti miri a ridurre drasticamente le importazioni e ad aumentare l’export: anche questo è un mezzo.
Ecco la lista delle aziende che beneficiano dei permessi speciali del governo americano, stilata dal New York Times.




