La storia è interessante, anche se non è nuova ed è naturalmente da prendere con cautela. Secondo il Washington Post, c’è un motivo molto concreto per cui gli Stati Uniti non starebbero facendo abbastanza contro lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico. Il Polo Nord, infatti, deterrebbe un quarto delle risorse mondiali non ancora sfruttate e, se i suoi ghiacci si sciogliessero aprendo un nuovo passaggio, le navi commerciali risparmierebbero il 40% del tempo per arrivare nel Pacifico. Per questo sia l’amministrazione Bush che quella di Obama hanno identificato l’Artico come regione-chiave di interesse strategico.
C’è molta fretta riguardo alla questione: “Il governo e i militari sono preoccupati che gli Stati Uniti non si stiano muovendo abbastanza velocemente per proteggere gli interessi americani in questa regione vulnerabile che cambia velocemente”, scrive Jaquelyne Ryan del Washington Post. Gli Stati Uniti, infatti, non avrebbero abbastanza rompighiaccio o basi permanenti nell’Artico, mentre Canada e Russia stanno acquistando navi da ghiaccio e costruendo nuove strutture nella zona.
L’unica norma che regola i confini nella regione è la Convenzione dell’ONU sul Diritto del Mare, in vigore dal 1994 e ratificata da 150 nazioni ma non dagli USA. Secondo il trattato, se una nazione può dimostre che la sua piattaforma continentale si estende oltre il il limite attuale di 200 miglia al largo delle sue coste, quella nazione ha diritto fino a 150 miglia aggiuntive del fondo marino. Questa zona extra può significare “miliardi o triliardi di dollari in risorse” dichiara il tenente generale Dana Atkins, comandante del Comando dell’Alaska.
Proprio per questo, le nazioni artiche stanno raccogliendo prove scientifiche che confermino l’estensione della propria piattaforma continentale verso nord. Secondo fonti statunitensi, la Russia starebbe addirittura preparando una dichiarazione che assorbirebbe nei propri confini quasi la metà della regione.
I motivi sono dunque più che sufficienti per un conflitto, in cui gli attori minori sarebbero Canada, Norvegia e Danimarca. Gli Stati Uniti, pur peggio attrezzati per lo sfruttamento delle risorse, mantengono la propria supremazia militare con la propria flotta di sottomarini.
Per ora, almeno ufficialmente, nessuno sembra interessato a compromettere i rapporti internazionali per la questione artica. Ma, si sa, in tempi di penuria di risorse…





