Caro Berlusconi, con Ruby ti sei fregato da solo. Con la tua legge-spia

Caro Berlusconi, con Ruby ti sei fregato da solo. Con la tua legge-spia

C’è un particolare dell’affaire Berlusconi-Ruby che dovrebbe farci gelare il sangue, ma che rimane sommerso in questo  pornodramma a sfondo istituzionale, capace di lenire e di far cadere nell’oblio anche la peggiore crisi economico-finanziaria e lo spettro e l’incubo della miseria.

A leggere le cronache,  Karima, detta Ruby, aveva dichiarato di essere stata ad Arcore solo una o due volte. Non è vero, dicono le indagini: dal traffico del suo cellulare risulta che è stata lì diverse volte e in concomitanza con la presenza del Presidente del Consiglio.

Come come? Stiamo dicendo: a) che attraverso il nostro cellulare siamo localizzati, b) che i nostri movimenti possono essere ricostruiti anche a distanza di tempo, cioè vengono conservati da qualcuno, ovvero il gestore telefonico.

Per il primo punto, non bisognerebbe essere nemmeno troppo addetti ai lavori per saperlo: bisogna solo ‘unire i puntini’ delle varie comodità hi-tech che ci sono ammannite tanto generosamente. Se avete uno smartphone, non è difficile capire che il vostro telefono sa dove siete anche se non telefonate: basta notare che vi fornisce le previsioni meteo esattamente per la zona in cui vi trovate, oppure, che per calcolare un percorso con Google Maps non c’è bisogno che inseriate la località di partenza.

Non è necessario nemmeno che abbiate un collegamento satellitare GPS perché ciò avvenga: anche solo con una normale connessione telefonica GSM, è possibile calcolare la distanza dal ripetitore più vicino, con il sistema della triangolazione delle celle.

Ma veniamo al secondo punto: i dati vengono conservati dal gestore e sono a disposizione dei magistrati. E qui siamo costretti a dire che Berlusconi deve piangere sé stesso, in quanto causa del suo male. Era infatti il 2005 quando, sull’onda emotiva dell’11 settembre e volendo emulare il Patriot Act dell’amico George W. Bush, il governo Berlusconi varò il decreto Pisanu.

Ovviamente in Italia non era possibile proporre una legge che facesse tabula rasa di tutti i limiti alle intercettazioni senza mandato e senza il minimo sospetto di terrorismo: a dire il vero, ciò sarebbe improponibile in qualsiasi lingua, ma il Decreto Pisanu (diventato in seguito legge con qualche piccola modifica) qualche passo verso l’improponibile riuscì a farlo. Ad esempio, proprio imponendo ai gestori telefonici di conservare tutti i dati relativi al traffico telefonico di tutte le schede SIM e alla localizzazione di questo traffico, e di conseguenza anche dei titolari di queste schede.

Una quantità di dati spaventosa, che all’epoca costrinse Telecom a spendere oltre cento milioni di euro (ripagati ovviamente dalla clientela attraverso le tariffe) per adeguare le proprie strutture a conservare database così corposi. Dati che rimangono a disposizione delle indagini per casi di terrorismo o per “l’esercizio dell’azione penale per i reati comunque perseguibili” (articolo 6). In altre parole, se anche non fate parte di al Qaeda, ma siete coinvolti in un’indagine penale sulla – esempio a caso – prostituzione minorile, ricordatevi che Telecom, o Vodafone o chi per loro sanno meglio di voi stessi dove siete stati e che i loro archivi sono un libro aperto per la magistratura.

Purtroppo per Berlusconi, questa volta non può nemmeno biasimare i magistrati, perché è stato lui stesso a mettere nelle loro mani il coltello dalla parte del manico. L’unica cosa che potrà consolarlo è che la tenda di Gheddafi è sempre pronta ad accoglierlo.