Gli scienziati si sono ormai accorti che Marte non è come avrebbe dovuto essere. È infatti sempre più evidente che il pianeta avrebbe potuto ospitare la vita, ma che qualcosa è intervenuto radendo al suolo questa possibilità, assieme alla sua superficie. Una catastrofe inconcepibile, che trova riscontro solo nei presagi più cupi che, finora, non si sono ancora avverati nella storia conosciuta del nostro pianeta.
Nessuno scienziato prende però in considerazione – almeno ufficialmente – che questa catastrofe non abbia cancellato la possibilità della vita su Marte, ma abbia cancellato la vita che, in un tempo remotissimo per noi, esisteva sul pianeta.
I segni di un passato ben diverso per l’arido Marte sono evidenti. Ad esempio, sappiamo che il pianeta non ha un campo magnetico proprio, a differenza della Terra e di quasi tutti i pianeti del sistema solare. Ma le tracce di magnetismo ancora presenti in alcune rocce marziane ci rivelano che un tempo ne possedeva uno.
Il campo magnetico è indispensabile per la vita biologica: senza di esso, infatti, non ci sarebbe sufficiente pressione atmosferica per trattenere sulla superficie acqua allo stato liquido, e la superficie stessa sarebbe costantemente sottoposta alla piogge di radiazioni solari.
Ora, che cosa può aver sconvolto l’equilibrio del pianeta a tal punto da provocarne la morte, disseccandone completamente la superficie?
Secondo le teorie attuali, un pianeta possiede una magnetosfera perché la rotazione del suo nucleo, che contiene metallo ferroso fuso, interagisce con quella del pianeta stesso, generando un effetto-dinamo. Se Marte ha perso il proprio campo magnetico, significa che qualcosa è stato talmente potente da ‘spegnere’ la sua dinamo.
Fino ad oggi, si riteneva che un massiccio impatto possa essere stato la causa di ciò. Le tracce presenti sulla sua superficie confermano che in effetti ci fu un trauma di queste proporzioni. Come, ad esempio, il meteorite grande come il Texas che si schiantò sulla superficie 4,5 miliardi di anni fa, radendo al suolo probabilmente l’intero emisfero settentrionale del pianeta.
Oggi però un nuovo studio dimostrerebbe che un solo impatto, per quanto potente, non sarebbe stato sufficiente per spegnere il pianeta per sempre. Secondo il geofisico Jafar Arkani-Hamed dell’Università di Toronto, anche nell’ipotesi più catastrofica, la dinamo del pianeta sarebbe dovuta rientrare in funzione nel giro di alcune decine di migliaia di anni. Per questo, lo scienziato sostiene che non fu un solo impatto a ‘uccidere’ Marte, ma una serie ravvicinata di impatti – almeno una ventina – a breve distanza di tempo, così da non lasciare alla dinamo il tempo di rigenerarsi negli intervalli, fino a spegnerla definitivamente.
Il problema, ammette lo scienziato, è che non conosciamo l’età di gran parte delle rocce marziane con la stessa precisione con cui conosciamo quelle terrestri.
In realtà, come spiego ne La nona emanazione, non fu un evento casuale a ‘uccidere’ il campo magnetico marziano, ma l’atto finale di una guerra avvenuta in un periodo molto più recente rispetto a quello calcolato dagli scienziati, ovvero circa 70 milioni di anni fa. Il nucleo, morendo, provocò la disintegrazione della crosta planetaria, alcuni frammenti della quale giunsero fino al nostro pianeta. Esistono, qui sulla Terra, documenti a riguardo, che ovviamente non sono pubblici.
Ufficialmente, però, si continua a brancolare nel buio.






beh, ho letto il tuo libro, quindi già conoscevo questa tua ipotesi…
ma credevo fosse solo una invenzione dentro al romanzo!!!!
Ma ora qui affermi (fuori dal romanzo) che esistono documenti che provano questa ipotesi….
ovviamente tali documenti non sono pubblici!
Delle due l’una:
o è un raffinato tentativo di fare pubblicità al tuo libro
o, se invece fosse vero, come hai avuto accesso a tali documenti?? e cosa ti trattiene da diffonderli??
Credo siano curiosità comprensibili…
Forse su Marte ci fu vita, ma in tempi remotissimi, e comunque non vita di livello intelligente. Sposterei gli interessi sulle lune di Giove, sui quali cieli svolazzò ben oltre quel che era il programma, la sonda Galileo.
Ma per quanto riguarda Marte, direi proprio che si tratta di un pianeta interessante ma che non celi nessuna sorpresa. Ciao.
Non ho ancora letto il tuo libero, cmq tempo fa avevo immaginato indipendentemente alcune cose su una possibile civiltà avanzata su Marte, a livello puramente ipotetico e come esercizio di fantascienza, si intende. L’indizio principale è il quasi esatto periodo di rotazione (circa 24 ore) di entrambi i pianeti, in apparenza una semplice anche se strana coincidenza. Il secondo indizio è la misteriosa scomparsa dei dinosauri circa 65 milioni di anni fa. Il terzo indizio è che al livello attuale di radiazione solare, la nascita della vita su Venere che gli è più vicino è impedita dall’eccessivo caldo; dunque un miliardo o più di anni fa con un sole più caldo all’epoca, analogamente poteva accadere per la Terra, mentre la vita su Marte dato che è un po’ più lontano avrebbe potuto nascere parecchio tempo prima e dunque evolversi verso esseri intelligenti molto molto prima di noi… La mio ipotesi allora è la seguente: 65 milioni di anni fa per varie ragioni Marte era già un pianeta morente, allo stadio terminale, ed un gruppetto di scienziati pensò di adattare la Terra per i propri scopi. Deviarono la Luna con potenti cariche nucleari affinchè per conservazione del momento angolare il periodo di rotazione del nostro pianeta diventasse identico al loro. Decisero di eliminare i dinosauri (oppure fu proprio il contatto coi loro batteri e virus che ne determinò una fine ‘naturale’ immediata). Infine, trovandosi anche loro (ridotti ad una colonia di pochi individui) a rischio di estinzione biologica, effettuarono esperimenti di manipolazione genetica del DNA in alcuni nostri antenari mammiferi. Probabilmente si estinsero ugualmente, ma il gene dell’intelligenza e gli stessi ritmi vitali “marziani” di 24 ore restarono impressi nel DNA di alcune specie terrestri, finchè milioni di anni dopo questi pezzi di DNA latente si attivarono con la nascita della specie umana. In conclusione, potremmo essere il derivato di una specie marziana estinta.
)
Prendetela pure come suggerimento per la trama di un film di SF!
Ma perché non rispondi alle domande di ercole28?
@ercole28 le tue domande sono legittime, ma posso farti notare che sono anni che su internet si parla di manufatti, segni di antiche città, vita su marte ecc… per quanto riguarda il documento di 108 pagine citato da Fabio nell’altro articolo, basta cercare il titolo e trovi il torrent.
http://www.kat.ph/what-nasa-isn-t-telling-you-about-mars-t89154.html
qui per esempio…