Pochi giorni fa nell’Oceano Indiano la petroliera italiana Savina Caylin è stata catturata con tutto l’equipaggio da una piccola barca-pirata. È la trentesima nave attualmente sotto sequestro nell’area del Corno d’Africa, una zona sempre più instabile dalla fine della Guerra Fredda a oggi, dove il fenomeno della pirateria somala sta mettendo in crisi l’approvvigionamento internazionale di greggio, come riporta oggi la BBC. E la crisi è accentuata dalla minaccia islamista in Somalia. Enrico Cerreta fa il quadro della situazione in questo articolo pubblicato da Tactical News .
“Black Death”, Al-Qaeda in East Africa
di Enrico Cerreta
L’assetto geopolitico dell’East Africa è perennemente esposto ad una situazione di instabilità a causa della debolezza dei sistemi democratici, della corruzione e del lento sviluppo economico. Ad aggravare tale scenario si aggiungono ciclicamente aspri scontri interetnici derivati da motivi storici, culturali e religiosi mai risolti. Inoltre, notevoli squilibri locali, sommati alle fallite opportunità di integrazione economica promosse dalla Banca Mondiale, hanno allargato le profonde fratture sociali, diffondendo una crescente sfiducia nella governance tra cittadini e Stato.
Ciò ha contribuito alla penetrazione ed alla strumentalizzazione nei conflitti nazionali africani da parte di attori internazionali, che hanno precipitato il fragile quadro politico verso l’era della guerra globale. Pertanto, l’East Africa già percorsa da crisi interne è stata sempre più coinvolta nei problemi che attualmente affliggono la comunità internazionale, quali la preoccupante crescita dell’Islam radicale e l’insidia prodotta dalla pirateria tra il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano.
Un caso particolarmente grave in questo quadrante geografico è rappresentato dalla Somalia. Stato virtuale, privo di un Governo nazionale dopo la caduta del dittatore socialista Siad Barre (1991), è in gran parte diventato una zona di guerra. Infatti, con l’assenza di un Governo in grado di esercitare il potere coercitivo e garantire la stabilità entro i propri confini, la Somalia è diventata una piattaforma del fondamentalismo islamico.
Dal caos somalo sono emerse progressivamente sino a conquistare il controllo di molte aree nel centro-sud del Paese, le Corti Islamiche (ICU). Affermatesi anche con l’uso della violenza, utilizzata per strappare il controllo territoriale ai signori della guerra somali, le Corti hanno acquisito consenso tra la popolazione applicando strettamente la Shari’a per dirimere questioni di tipo legale. Tuttavia, pur essendo un’Unione di Corti al loro interno dimostrarono numerose differenze soprattutto derivate dallo stanziamento clanico che determinava una forte rivalità tra leader.
Questo aspetto andò ad incidere prima di tutto sulle milizie, infatti Hassan Dahir Aweys – già coinvolto nel conflitto dell’Ogaden – si staccò dal sistema delle Corti per costituire il movimento guerrigliero, Hizbul Islam. Questo gruppo somalo di cui non esistono stime sul numero di effettivi è stato sostenuto dall’Eritrea in funzione anti-etiope a partire dal 2004. Dotata di ampi appoggi militari, Hizbul Islam, riuscì dopo aspri scontri ad ottenere il controllo di alcune aree di Mogadiscio (Giugno 2006), a quel punto Aweys provò a trasformare il successo militare in vittoria politica, trattando direttamente con il Presidente somalo Sharif Sheikh Ahmed per entrare a far parte del comitato esecutivo e compiere la transizione federale rimasta incompiuta.
Tale richiesta venne respinta dal Presidente moderato, sicuro di poter garantire le funzioni del Governo provvisorio (TFG) attraverso la tutela esercitata dalle truppe ONU ed etiopi presenti in Somalia. Intanto Aweys cambiò tattica lanciando pericolosi proclami da Radio Shabelle, incitando ripetutamente i somali ad imbracciare le armi contro le truppe etiopi di stanza a Baidoa (sud-Somalia). Il clima di violenza esercitato da Hizbul Islam e da altri gruppi associati, stava rapidamente conducendo le aree centro-meridionali del Paese verso una nuova insurrezione armata orchestrata ai danni dell’Etiopia. Nonostante la Somalia fosse una voce prioritaria nell’agenda della Banca Mondiale, con oltre 40 progetti per risollevare lo standard di vita della popolazione civile, ed una spesa complessiva che negli ultimi anni si è aggirata intorno ai 527 milioni di dollari; il Paese si stava avviando verso una nuova spirale di violenza. Tuttavia, questa volta la violenza avrebbe scosso anche altri Paesi dell’East Africa oltre l’Etiopia, poiché i radicali avrebbero potuto sobillare le minoranze somale degli Stati limitrofi. Di fronte a tali timori, l’Etiopia decise di invadere il Sud della Somalia per restituire il potere al Governo provvisorio, ritenuto inadeguato anche dagli osservatori internazionali.
Con il sostegno finanziario USA, un notevole equipaggiamento bellico proveniente dal Nord-Corea fatto passare attraverso il Somaliland indipendente, l’Etiopia soffocò l’insurrezione armata in Somalia, mettendo in fuga da Mogadiscio il vertice di Hizbul Islam e ponendo una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa di Aweys; il quale fu costretto a riparare in Egitto (2007).
Questa operazione militare, del tutto necessaria per porre rimedio al pericoloso esperimento politico delle Corti Islamiche provocò oltre 15.000 morti somali e un milione di profughi, senza trovare una soluzione per infondere stabilità nel Paese. Anzi l’occupazione etiope aveva suscitato un profondo malcontento nel tessuto sociale, ampliando ulteriormente il caos. Infatti, dalla disfatta degli islamisti si fece spazio un gruppo armato sino ad allora marginale rispetto al caotico panorama politico, al-Shabaab. Questa milizia islamica ultra-radicale definita dai mass media i “talebani neri” era già presente in Somalia, tuttavia divenne un temibile gruppo terrorista con l’arrivo di numerosi combattenti qaedisti che resero autonomo il gruppo, dotandolo di una branca finanziaria ed un ramo di intelligence.
Nello specifico, tra gli elementi più in vista vi erano Salah Ali Saleh Nabhan nell’ala militare e Ahmed Godane in veste di ideologo. Tali leaders salafiti sono esponenti di Al-Qaeda fuggiti dall’Iraq parallelamente ai successi derivati dalla dottrina contro-insurrezionale applicata dal Generale Petraeus (2007-2008).
La saldatura tra i due gruppi terroristi divenne più chiara in base alle dichiarazioni di Zawahiri, che in un video rivolto a Nabhan, definiva i miliziani di al-Shabaab come suoi fratelli e leoni dell’Islam in Somalia. Da ciò emerse la necessità tra gli apparati di sicurezza occidentali di instaurare una più stretta collaborazione con le autorità etiopi, poiché era incrementata la minaccia nell’area soprattutto a causa delle modalità con cui venivano messi a segno gli attentati in Somalia contro il Governo provvisorio, il corpo d’armata etiope e la missione di pace condotta dall’Unione Africana in Somalia (AMISOM).
Infatti, uomini-bomba ed esplosivi improvvisati posizionati al bordo delle strade (IED), simili a quelli fabbricati da Al-Qaeda in Iraq, hanno ulteriormente aggravato lo scenario politico-sociale del Paese. Ciò che di sicuro le reti di intelligence occidentali temono, è che dalla Somalia partiranno attentati sempre più distanti dal territorio in cui sono stati concepiti. Tali timori si sono concretizzati dal momento che la minaccia islamista negli ultimi mesi sta alzando il tiro, distribuendo su più livelli la spirale di violenza; a cominciare dall’East Africa sino a riguardare l’intero panorama internazionale.
Inoltre, la catena di attentati ad opera di al-Shabaab, culminata con la bomba esplosa in Uganda durante i Mondiali di calcio (Luglio 2010) ha posto in allarme l’anti-terrorismo occidentale anche perché questo gruppo non ha il solo intento sovversivo volto a respingere le forze che sostengono il Governo provvisorio, bensì ha un progetto politico di matrice qaedista più ambizioso, ovvero la costituzione di un emirato in East Africa che abbracci il sud-Somalia, la regione etiope dell’Ogaden, il nord Kenya, Puntland, Somaliland e Gibuti. Da ciò sono emersi legami sempre più stretti relativi al gruppo somalo con l’ala qaedista algerina (AQIM) e, la consistente branca di Al-Qaeda presente nella penisola arabica; resi ulteriormente plausibili dal momento che il ramo di intelligence di al-Shabaab è guidato da Fazul Abdullah Mohammed.
Tale nomina lascerebbe intravedere un coordinamento unico tra questi tre gruppi sovversivi, allargando di conseguenza sia i propri interessi strategici che il numero di effettivi. Ciò porterebbe l’East Africa, ed in particolare la Somalia ad essere uno dei fronti più duri dello jihadismo internazionale.
Attualmente, infatti la minaccia individuata dall’anti-terrorismo francese (DGSE) e britannico (MI-5) relativa a tutti gli Stati europei ha posto in luce un dato allarmante. Gli jihadisti arrestati di recente in Gran Bretagna e Francia provenivano da campi di addestramento somali (Settembre 2010), così come gli jihadisti introdottisi negli Stati Uniti attraversando la frontiera del Messico e fermati in Minnesota dall’FBI (2009).
Le capacità operative di Al-Qaeda in East Africa si sono potute irrobustire attraverso il business di 200 milioni di dollari in riscatti versati ai pirati somali dalle compagnie navali durante gli ultimi due anni.
Nonostante la forza navale internazionale (CTF-151) promossa dagli USA per creare un corridoio di sicurezza navale attraverso il Golfo di Aden, la più recente cooperazione NATO-Russia per contrastare le attività illecite ai danni del traffico navale diretto verso l’Oceano Indiano e l’embargo di armamenti voluto da Medvedev per la Somalia; non si è raggiunto il risultato di sconfiggere la pirateria.
Tale obiettivo rimarrà difficile da conseguire esclusivamente con forze navali, almeno fino a quando il presumibile sostegno cinese alla pirateria somala non verrà adeguatamente affrontato. La pericolosità del gruppo terrorista e la massiccia presenza di combattenti qaedisti in East Africa ha indotto gli USA a contrastare il fenomeno terrorista in quest’area incrementando il proprio sostegno militare ai Governi dell’area, in particolare al Governo provvisorio del Presidente somalo Sharif Sheikh Ahmed. Infatti, questa scelta è stata incrementata soprattutto in vista delle elezioni politiche, che si terranno in Somalia nel 2011.
Questa tappa ormai prossima potrebbe innescare in caso di esito positivo per le forze del Governo provvisorio, un processo che trasformerebbe il caotico panorama politico rimasto sino ad oggi vantaggioso soltanto per lo schieramento islamista. Infatti, la nascita di un Governo nazionale, dotato di una Costituzione valida per tutta la Somalia rappresenterebbe una pesante sconfitta politica per i piani sovversivi dei gruppi associati ad Al-Qaeda, andando di conseguenza ad incidere sull’intera area del Corno d’Africa.Pertanto, in questa prospettiva può essere osservato il problema somalo, dal quale discenderà tutta la lotta di potere in corso a Mogadiscio.
L’area centro-meridionale del Paese resta il fronte principale della guerra in Somalia; in dettaglio è fondamentale per le forze che sostengono il Presidente Sharif Sheikh Ahmed controllare la strada Mogadiscio-Chisimaio, asse critico per la sicurezza del Governo provvisorio somalo.
Lungo questa direttrice attualmente si concentrano gli interventi mirati da parte degli “american strike team” da ultimo la caccia nella città di Merca (sud di Mogadiscio) ad alti esponenti qaedisti, quali Ahmed Godane e Ali Mahmud Raage (portavoce di al-Shabaab, altrimenti noto come Muktar Robow). – Questa notizia è stata riportata dai mass media (26 Settembre 2010) come misteriosa comparsa di un elicottero dalle coste della Somalia, che ha aperto il fuoco su una casa per eliminare un meeting di islamisti. -
Probabilmente, l’incontro al vertice di al-Shabaab era importante per coordinare nuovi attacchi ai danni del Governo provvisorio e dell’AMISOM in vista del 2011. Questa fase di attesa ha scatenato una corsa contro il tempo per entrambi gli schieramenti somali, al fine di creare un clima vantaggioso ai propri interessi politico-strategici.
Pertanto, a causa della minaccia sovversiva rappresentata da Al-Qaeda gli Stati dell’East Africa si troveranno nei prossimi mesi sul banco di prova, con elezioni politiche che si aggiudicheranno nuovamente sulla “canna del fucile”.





