L’onda delle proteste avrebbe raggiunto anche l’impenetrabile Corea del Nord. Secondo l’agenzia di Seoul AsiaNews, in tre città del paese i cittadini sarebbero insorti per chiedere cibo ed energia elettrica. Le rivolte sarebbero scoppiate il 14 febbraio nelle città di Jongju, Yongchon e Sonchon, vicine al confine con la Cina, seguite dopo pochi giorni dalle manifestazioni a Sinuiju, dove la polizia avrebbe provocato anche alcuni morti.
Non sarebbe la prima volta che simili eventi accadono in Corea del Nord. Tuttavia, questa volta ci sarebbe una differenza che mostra un sintomo molto preoccupante per il governo di Pyongyang. In passato, infatti, i dissidenti erano presto identificati, perché erano gli stessi cittadini a denunciarle facendosi delatori. Questa volta, invece, il Dipartimento di Sicurezza di Stato avrebbe incontrato un muro di silenzio.
Secondo AsiaNews, la mentalità prevalente nella Corea del Nord comincia a mostrare le prime crepe, minata dalle difficoltà che il paese sta affrontando. La scarsità di cibo è stata ulteriormente aggravata dalle restrizioni imposte dalla comunità internazionale dopo l’affondamento della corvetta ROKS Cheonan. A ciò si aggiunge il fatto che Kim Jong-un, prossimo a succedere al padre, è particolarmente inviso alla popolazione, che lo ritiene uno squilibrato assetato di sangue.
Almeno in questo caso, tuttavia, non possiamo tirare in ballo Google o Twitter: la Corea del Nord, infatti, utilizza una rete nazionale separata da Internet e i cellulari sono appannaggio dell’1 percento della popolazione.







