Tunisia, Egitto, Yemen, Libia… parliamoci chiaro: una rivoluzione sola può anche nascere spontaneamente, al massimo due. Ma un’intera regione che insorge contro i propri establishment, uno stato dopo l’altro, a distanza così ravvicinata, non può essere opera del caso. Soprattutto se quella regione è un’area strategica come il Mediterraneo.
Lasciamo perdere il ruolo svolto da social network e dalla rete, dai sospetti sull’uso mirato di Google per fomentare le rivolte: ipotesi plausibili, ma sono semplicemente i mezzi più immediati oggi. Che nei paesi arabi covassero forti tensioni sotto un’immobilità apparente non è una novità e bastava solo una scintilla per farli esplodere. Ma a chi giova e perché?
Come ho già detto, l’Occidente in crisi economica e sociale ha bisogno di un conflitto su larga scala per innescare l’economia di guerra e riguadagnare la centralità che sta perdendo rapidamente. E far precipitare la situazione a sud del Mediterraneo può essere ‘l’incidente di Sarajevo’ che faccia saltare gli equilibri mondiali.
Non è difficile, purtroppo, prevedere cosa accadrà nel futuro immediato. Negli Stati Uniti i Repubblicani, che hanno la maggioranza al Congresso, cominciano a rimproverare a Obama l’eccessiva morbidezza riguardo alla situazione in Libia. La giustificazione umanitaria potrebbe portare a breve a un’intervento NATO nella regione.
Intanto, la Cecenia guarda alle rivolte musulmane con entusiasmo e in Cina si manifestano i primi segnali di destabilizzazione. E qui le conseguenze potrebbero allargarsi a livello globale e il conflitto uscirebbe dalla sfera delle guerre locali a cui abbiamo imparato a essere indifferenti.
Se la Cecenia riuscisse a saltare in aria, si trascinerebbe con se le altre repubbliche del Caucaso, mandando in pezzi la Russia, che giustamente trema all’ipotesi. Possiamo immaginare le ‘reazioni immunitarie’ sulla scala di paesi vastissimi come Russia e Cina, la quale tra l’altro prevede l’opzione nucleare per sedare gli scioperi?
In situazioni come queste, la soluzione più immediata per ricompattare una nazione è trovare un nemico esterno. E qui, il conflitto su scala mondiale sarebbe inevitabile.






Io consiglierei di dare un’occhiata al romando dal titolo “La valle del pavone blu” che si scarica gratuitamente in internet di Enrico Fortunia e ambientarlo in questo contesto storico con un certo accorgimento alle mafie.
Di tale romanzo, oltre alla versione online scaricabile gratis, vi è quella stampata dalla Sherlock Magazine, che qui (http://www.thrillermagazine.it/libri/8341) ne dà la recensione, che riporto di seguito:
“ “La valle del pavone blu” di Enrico Fortunia: un romanzo bello tosto, sempre su S.H. e il dottor Watson, di grande spessore culturale. Ma proprio per questo da leggere con calma, soppesando parola per parola che c’è di mezzo il fratello di S.H., la Mafia, l’attentato allo Shah di Persia, la Massoneria, la “Giovane Italia” di Mazzini, i fanatici dell’islamismo, i bektashi, i Giannizzeri, la Porta Magica, gli adoratori del diavolo, lo yezidismo, un lungo viaggio dei nostri eroi verso i più lontani confini orientali, l’incontro con il “papa” yezide, il vampirismo, l’infestazione, la forza dell’immagine e tante altre cose ancora.”
Può sembrare un “pastiche”, ma questi elementi apparentemente senza legami in realtà ne hanno… E ripensarci alla luce degli eventi in corso effettivamente, come consigliato da chi è qui sopra intervenuto… fa specie!
Penserei anche agli studi dell’ex-giudice C. Palermo sui legami fra Massonerie, mafie e mondo islamico, diciamo così, con un “certo” Islamismo deviato…
Consiglio la lettura di tale libercolo, soprendente per i legami…