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		<title>LA PRIGIONE DI VIOLA</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 07:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo mi capita spesso di ritrovarmi a pensare:“vorrei conoscere ogni cosa”. Osservo una foglia che si stacca dall’albero e sorrido, pensando alla magia racchiusa dietro un evento apparentemente insignificante. Se mi imbatto in qualcosa che ancora non conosco, si fa strada in me il desiderio ardente di approfondire il nuovo argomento per ore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo mi capita spesso di ritrovarmi a pensare:“vorrei conoscere ogni cosa”.<br />
Osservo una foglia che si stacca dall’albero e sorrido, pensando alla magia racchiusa dietro un evento apparentemente insignificante.<br />
Se mi imbatto in qualcosa che ancora non conosco, si fa strada in me il desiderio ardente di approfondire il nuovo argomento per ore, fino al punto di farlo mio, come se potesse entrare a far parte della mia carne e del mio essere.<br />
Altre volte, invece, sento come se fosse già così e allora per un istante realizzo che tutto quello che c’è nel Mondo è già contenuto in ognuno di noi, in potenza e in atto.<br />
La forza di quest’intuizione è devastante e allo stesso tempo sublime, come quella di una tempesta improvvisa alla quale nessuno può opporsi.</p>
<p>La cornice di queste riflessioni è una sottile e pungente malinconia, che nulla, o quasi, può mai placare interamente. Mi sono chiesta più volte come mai l’intuizione di una verità tanto splendida, come quella di appartenere al Mondo, possa causare in me allo stesso tempo tanta sofferenza. La risposta non è stata semplice, né da raggiungere né da spiegare. Ma poi un’immagine ha attraversato per un brevissimo periodo di tempo quell’enorme contenitore di pensieri che è la mente, portandomi un’indicazione.</p>
<p>La vita che siamo quasi obbligati a seguire, è terribilmente “monoforme”. Ipotizziamo di essere avvocati: per tutta la vita dovremo studiare diritto, andare in tribunale, frequentare altri avvocati e avere un certo “contegno” da avvocato che ci accompagnerà anche fuori dal lavoro. Il che equivale a dire che avremo una specifica visione del mondo “da avvocato”, che per noi sarà come degli occhiali colorati con i quali osserveremo ciò che ci circonda e, allo stesso tempo,il nostro dizionario tascabile per tradurre la “realtà esterna”.<br />
Questa sorta di destino ineluttabile è molto triste, e lo comprendo solo ora. Prima era come un rumore fastidioso e sottile, o la sensazione di indossare abiti troppo stretti, che si può tollerare anche molto a lungo, finché non diventa del tutto insopportabile.</p>
<p>Il desiderio, quasi una vocazione, di conoscere “tutto” e di non avere lo spazio e il tempo sufficiente per farlo, per chi di noi lo prova, si infrange contro la campana di vetro sotto la quale la “società” e la direzione della corrente, ci rinchiudono fin dalla nostra venuta al mondo. Poco dopo la nascita ci fanno infatti sperimentare le prime  minuscole manette, ossia il “braccialetto” nel quale è contenuta la nostra identità, simbolo della prigione in cui ci troviamo. Un braccialetto che, non appena lo avremo tolto, si infilerà sottopelle a ricordarci per tutta la vita chi siamo e soprattutto che siamo “qualcuno” separato e distinto da tutti “gli altri”.</p>
<p>Forse un giorno, dopo molti anni di prigionia, ci renderemo improvvisamente conto di essere ormai rinchiusi in un labirinto che ha una sola uscita visibile, la quale però ci riporta sempre al punto di partenza. Questo ostacolo ci costringerà a non cercare più di uscire dal labirinto, per non rischiare di impazzire o di perdere tutte le nostre energie dietro quello che sembra un complicato rompicapo zen. Infatti, ben presto scopriremo che come nello zen, la chiave di risoluzione non sta nell’accanirsi alla ricerca di una soluzione che abbia una logica “ordinaria”, bensì nella scoperta di una soluzione non convenzionale , che sia frutto del cosiddetto “pensiero laterale”. Comprenderemo che la soluzione al labirinto non è dentro di esso, e ci troveremo a formulare due ipotesi alternative a riguardo. La prima sarà che il labirinto è un ‘illusione, e quindi è inutile cercare di uscire perché in verità ci troviamo già fuori; la seconda sarà che dal labirinto non si può uscire, in quanto è costruito affinché vi si resti dentro. Perciò, fin quando ragioneremo da prigionieri del labirinto, ossia da esseri convinti che l’esistenza consista solo nel conoscere quel piccolo lembo di terra che custodiamo gelosamente e celiamo agli altri e che chiamiamo “la nostra vita”, staremo, giustamente,dentro al labirinto. Se invece iniziassimo a comprendere all’interno della nostra mente e del nostro essere la conoscenza diretta del Mondo o almeno il desiderio di tale conoscenza, bypasseremo il labirinto e potremmo sentirci davvero parte del Tutto, non più spettatori che osservano dietro ad un vetro.</p>
<p>Un esercizio che potrebbe esserci d’aiuto è quello di sforzarci di pensare e di comportarci come se avessimo già raggiunto la conoscenza di ogni cosa. Come se sapessimo che ogni atomo del creato è già contenuto in noi e che il contatto con quello che ci circonda serve solo per attivare il ricordo di questa appartenenza.<br />
Affinché sia efficace, l’attivazione del ricordo dovrà però precedere l’apparizione della venefica paura dell’ignoto o del disinteresse verso ciò che non tocca “il sistema me” direttamente, che è, tra l’altro, fallace, poiché ogni molecola ha qualcosa da insegnarci.</p>
<p>In questo modo, pian piano non avranno per noi più senso le nozioni di tempo e spazio, che sembrano sempre limitare la nostra azione, perché essa conterrà tutti i tempi e tutti i luoghi, e contemporaneamente nessuno, permettendoci di percepire solo un unicum pulsante di vita e energia che sarà allo stesso tempo potenza e atto, forma e sostanza.</p>
<p>La strada da fare verso questa conquista sembra ancora lunga, ma la frustrazione è troppo forte per non mettere nero su bianco il proposito di percorrerla, iniziando così a tratteggiare le linee del sentiero verso il Tutto.<br />
D’altronde, il Mondo nel quale ci muoviamo dall’interno di quel sofisticato involucro che è il corpo, ha un nome che racchiude l’essenza di ciò che dovremmo fare, ed è lì a chiederci di ricordarlo, ogni istante: si chiama Scoprire.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>di Viola Schirru</em></p>
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		<title>TRASMISSIONE DELLA LINGUA MADRE</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 07:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mito della razza umana di questo pianeta passa attraverso la storia della torre di babele, struttura che doveva servire a raggiungere il Cielo, pur mantenendo intatta e inalterata l&#8217;Ombra che nasconde il Cuore. Un gesto di vanità e arroganza che fu punito con la perdita della memoria della lingua universale. La torre crollò sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mito della razza umana di questo pianeta passa attraverso la storia della torre di babele, struttura che doveva servire a raggiungere il Cielo, pur mantenendo intatta e inalterata l&#8217;Ombra che nasconde il Cuore. <br />
Un gesto di vanità e arroganza che fu punito con la perdita della memoria della lingua universale. La torre crollò sotto il peso del Buio, e gli uomini furono dispersi sul pianeta, condannati a non riuscire più a comunicare se non con fatica.<br />
Fu così che, passando da bocca a orecchio, nei millenni le storie e i miti vennero a poco a poco distorti, fino a non trattenere più nulla della verità, se non un vago profumo.</p>
<p>Dal Cielo proviene la Lingua MADRE, quel Codice Simbolico uguale per tutti i Mondi, da sempre e per l&#8217;Eternità, e questa lingua viene utilizzata nel Progetto ENOC, come espressione della sua provenienza.<br />
Per la prima volta, essa sarà messa a disposizione di chi lo desidera, e verrà percepito idoneo a riceverne il lignaggio e a tramandarla nel futuro di questo pianeta.</p>
<p><strong>Il Corso inizierà a Ottobre 2013, e sarà a numero chiuso e frequenza obbligatoria.</strong><br />
Le giornate di presentazione saranno sabato 25 maggio dalle 14 alle 22,30, e sabato 22 giugno dalle 14 alle 22 30.</p>
<p>Per informazioni e prenotazioni:<br />
progetto.enoc@gmail.com<br />
tel. 3450895807</p>
<p>Oppure riempire il modulo sottostante</p>


<p>MODULO DI RICHIESTA PARTECIPAZIONE ALL'EVENTO. 
(Specificare nome e data dell'evento nel testo del messaggio)</p>
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		<title>I DIECI PILASTRI DELL&#8217;INFINITO</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 15:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da tempo immemore, osserviamo la Terra, il Cielo, i fenomeni della Natura, le Stelle, la Luce, la Tenebra, i diversi stati della materia e il Tempo, quale testimone dei cicli di vita e morte. L&#8217;uomo ha tentato di comprendere e arrivare alle risposte fondamentali di cosa sia tutto questo, e soprattutto di cosa è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo immemore, osserviamo la Terra, il Cielo, i fenomeni della Natura, le Stelle, la Luce, la Tenebra, i diversi stati della materia e il Tempo, quale testimone dei cicli di vita e morte. L&#8217;uomo ha tentato di comprendere e arrivare alle risposte fondamentali di cosa sia tutto questo, e soprattutto di cosa è la Vita che ne è testimone.<br />
 La Vita che, immersa nella guerra del Campo Fisico, ha perduto il Desiderio, e che silenziosa e inconsapevole aspira al Ricordo.</p>
<p>Attraverso il recupero della conoscenza e dell&#8217;esperienza dei Dieci Pilastri dell&#8217;Infinito, verrà concessa la possibilità di ritrovare il vero significato di ciò che muove ogni aspirazione e ogni quotidianità nel campo fisico.<br />
 Desiderare è: sentire la mancanza delle Stelle &#8230; <br />
 Ricordo è: ritorno al Cuore &#8230;<br />
 L&#8217;unica vera aspirazione è quella di ricongiungerci con la metà di noi stessi che attende al Terzo Cielo.</p>
<p>I Dieci Pilastri sono:</p>
<p><strong>Fuoco</strong>, la Verità prima e ultima<strong><br />
 Aria</strong>, ogni Spazio<strong><br />
 Acqua</strong>, il crogiolo delle Matrici<strong><br />
 Terra</strong>, il campo fertile della Manifestazione<strong><br />
 Luce</strong>, la Percezione oggettiva e soggettiva<strong><br />
 Buio</strong>, il campo delle prove e di ogni tentazione<strong><br />
 Caldo</strong>, il profumo di Casa<strong><br />
 Freddo</strong>, il Sistema Operativo<strong><br />
 Legno</strong>, la Struttura dei Mondi<strong><br />
 Metallo</strong>, la Potenza</p>
<p>Le sessioni di presentazione di questo corso annuale saranno: <br />
 domenica 19 maggio e domenica 16 giugno a Milano.<br />
 In queste due giornate, dalle 14 alle 18, e dalle 20 alle 22,30, vi sarà una sessione di pratica che consentirà ai partecipanti di sperimentare i Pilastri e la loro controparte nel Buio.</p>
<p>Le date del corso annuale verranno comunicate solo a chi esprime un sincero interesse.</p>
<p>Per informazioni:<br />
 Mail: a< href="mailto:progetto.enoc@gmail.com">progetto.enoc@gmail.com</a><br />
 Tel: 345 0895807</p>
<p>Oppure compilare il seguente modulo:</p>


<p>MODULO DI RICHIESTA PARTECIPAZIONE ALL'EVENTO. 
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		<title>VITA REALE IN UNO SPAZIO VIRTUALE</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 15:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 24 maggio, Fabio Ghioni interverrà al convegno VITA REALE IN UNO SPAZIO VIRTUALE. La libertà nei social network, che si terrà a Conegliano (TV) presso l’Auditorium Dina Orsi, nell’ambito delle Giornate della Consapevolezza. Una giornata dedicata ai giovani naviganti nel mare magnum del web. Dedicata anche a chi vive loro accanto e con loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- P { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<p><span style="font-size: small;">Venerdì 24 maggio, Fabio Ghioni interverrà al convegno </span><span style="font-size: small;"><strong>VITA REALE IN UNO SPAZIO VIRTUALE. La libertà nei social network</strong></span><span style="font-size: small;">, che si terrà a Conegliano (TV) presso l’Auditorium Dina Orsi, nell’ambito delle Giornate della Consapevolezza.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una giornata dedicata ai giovani naviganti nel mare magnum del web. Dedicata anche a chi vive loro accanto e con loro interagisce, come figura di riferimento: genitori, insegnanti, educatori, chiamati a monitorare gli effetti di questo nuovo scenario. Si parlerà del cosiddetto “spazio virtuale”, e cioè di tutto quello che gravita intorno ai social network e alle nuove tecnologie, con uno sguardo alla loro evoluzione nel prossimo futuro, e con la convinzione che, in tempi di crisi come questi, ci sia bisogno di critica, intesa come capacità di distinguere e di approfondire, per formarsi un giudizio autonomo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le realtà come Facebook sono ormai diventate vere e proprie “agorà”, piazze aperte dove si passano le ore intavolando discussioni ed esponendo la propria ‘mercanzia’. Con zone baciate dal sole, angoli in ombra, e anfratti nascosti. Molti. Trattasi di un fenomeno inarrestabile, come inarrrestabili sono purtroppo anche i risvolti negativi. Non c’è da stupirsi, è la normale conseguenza di ogni rivoluzione e trasformazione accelerata.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: small;">Questa ipertecnologizzazione può essere considerata una sconfitta, un traguardo triste, laddove l’essere umano la utilizzi privandola della sua originaria funzione di amplificatore delle proprie capacità. Qualora si deleghi a lei tutto quello che noi siamo, che abbiamo e che ci rappresenta.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">La tecnologia, invece, è uno strumento, non un obiettivo. Un’opportunità, non una protesi delle umane facoltà. È bene, dunque, focalizzarne pregi e difetti, per non temerla. Non è che se la conosci la eviti, bensì se la conosci, la sai utilizzare meglio. E più responsabilmente. Consapevolmente.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dove Consapevolezza fa rima con Comprensione. Nel senso di agire, mantenendo uno sguardo d’insieme su ciò che ci sta intorno, abbracciandolo e inglobandolo nel proprio spazio d’azione e pensiero. Consapevolezza è attenzione, è l’essere presente mentre si fa, mentre si pensa, e mentre si decide eventualmente di non fare. Con occhi aperti e orecchie dritte.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Parabola del Lato oscuro</title>
		<link>http://www.fabioghioni.net/blog/2013/05/06/la-parabola-del-lato-oscuro/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno, il presidente degli Stati Uniti d’America vede il papa in televisione, durante una trasmissione che culmina con un messaggio al mondo intero: “Il giorno che il Leone giacerà con l’Agnello, vi sarà pace nel mondo”. Il presidente, prendendo molto sul serio quest’affermazione, convoca il Consiglio di Stato e dà inizio a un progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno, il presidente degli Stati Uniti d’America vede il papa in televisione, durante una trasmissione che culmina con un messaggio al mondo intero: “Il giorno che il Leone giacerà con l’Agnello, vi sarà pace nel mondo”.<br />
 Il presidente, prendendo molto sul serio quest’affermazione, convoca il Consiglio di Stato e dà inizio a un progetto per risolvere il problema della pace nel mondo. Vengono coinvolti esperti, premi Nobel, guru della geopolitica e della strategia, le Nazioni Unite e tanti, tanti altri, che per anni lavorano incessantemente all’ambizioso obiettivo del presidente.<br />
 Un bel giorno, una commissione di esperti presenta il risultato al Consiglio di Stato, e il presidente, soddisfatto, dichiara terminato il progetto. Subito vengono convocate le televisioni e gli organi di stampa di tutto il mondo, per l’annuncio della bella notizia.<br />
 Il papa, avvertito dell’evento in mondovisione, accende il televisore proprio quando il discorso del presidente sta per cominciare. “Avevamo un obiettivo, e a questo abbiamo dedicato enormi risorse, in modo che una soluzione definitiva per la pace nel mondo potesse essere scoperta”. I giornalisti e gli operatori televisivi comprendono la portata di ciò che sta per essere rivelato, e trattengono il fiato in attesa di conoscere questo segreto. “Sotto la guida degli Stati Uniti d’America abbiamo riunito i migliori intelletti del mondo, che hanno lavorato instancabilmente per risolvere il problema più importante di tutti i tempi”. Tutti i presenti vivono una silenziosa emozione, e coloro che seguono l’evento in televisione si accalcano davanti allo schermo, per essere testimoni di questa svolta epocale. Persino il papa trattiene il fiato e, puntellandosi ai braccioli della sua poltrona per protendersi verso lo schermo, tende l’orecchio. “Ma le parole sono inutili. Vi mostrerò ora il capolavoro”. Il presidente dà un segnale a qualcuno fuori campo, e le telecamere puntano in direzione di un sipario che si sta aprendo. Davanti agli occhi meravigliati dei presenti e di tutti i telespettatori, un enorme leone compare acciambellato, e un tenero agnello riposa appoggiato alla sua enorme pancia.<br />
 Il papa non può credere ai suoi occhi, e decide di recarsi subito a Washington, per vedere di persona questo miracolo operato dal presidente degli Stati Uniti. Giunto a Washington, il santo padre viene scortato nel luogo del miracolo, e stavolta vede dal vivo l’enorme leone e l’agnello, insieme, appiccicati l’uno all’altro che riposano. Il papa non può trattenere la sua commozione davanti a questa visione, e rivolgendosi al presidente lo ringrazia per i suoi sforzi. Dopodiché gli chiede il segreto di questo miracolo.<br />
 Il presidente sorride. “In realtà, la soluzione è sempre stata davanti ai nostri occhi”. Lo sguardo del papa si fa intenso in commossa attesa. Il presidente esita un solo istante, ma poi decide che è giusto che il mondo conosca questa verità. “È molto semplice”, dice. “Un agnello al giorno”.<br />
 Tutto quello che abbiamo o ci viene concesso, e che per lo più diamo per scontato, ha un prezzo che fin troppo spesso fingiamo di non conoscere, distogliendo lo sguardo per non vedere. In Africa, c’è un intero villaggio che giornalmente porta cibo a un branco di iene, per impedire loro di varcarne i confini e nutrirsi dei suoi abitanti. Anche tutto il benessere e il progresso di cui la tecnologia è portatrice hanno un altissimo prezzo da pagare: la nostra identità, in primis, e la nostra privacy nella sua coniugazione più estrema. Quanto di nostro otteniamo dalla tecnologia, da essa ci può essere tolto, a cominciare dal denaro per finire con la nostra identità. Quanto sarà facile, in un futuro prossimo, togliere ogni cosa a un cittadino premendo solo un tasto? Per non parlare della nostra vita privata. La tecnologia chiede questo in cambio, la nostra vita, ed è importante sapere che è un percorso senza ritorno.<br />
 In un mondo con queste regole, si manifestano intelligenze in grado di dominare la tecnologia e di sfruttarne tutte le debolezze, specialmente la sua fondamentale vulnerabilità: il fattore umano. Einstein disse che “la differenza tra genio e stupidità è che il genio ha i suoi limiti”, e vedremo cosa può fare la stupidità quando è abbinata al potere moltiplicatore della tecnologia.<br />
 Ecco che il segreto della realtà che si cela dietro l’apparenza è svelato. La nostra tranquillità è colma di una sensazione di sicurezza, vera solo in apparenza. Noi chiediamo di non vedere il caos sottostante ogni cosa, e ne paghiamo volentieri il prezzo, perché in effetti è meglio non vedere, non sentire e proseguire nella beata ignoranza il coma vigile che chiamiamo vita&#8230;.</p>
<p><em>(Tratto da Hacker Republic di Fabio Ghioni, ed. Sperling &amp; Kupfer)</em></p>
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		<title>I NOVE PRINCIPI DEL CIELO</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 07:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Chi apre le nove porte può abbandonarsi al respiro di Dio&#8221; Questo corso annuale ha lo scopo di esplorare la Storia e la struttura di quanto, Oltre i Cieli, è noto come Chiave Eternità. L&#8217;accensione dei Nove Mondi, e il difetto che chi viene dall&#8217;Alto è inviato a correggere. I Nove Figli di Dio Padre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Chi apre le nove porte può abbandonarsi al respiro di Dio&#8221;</em></p>
<p>Questo corso annuale ha lo scopo di esplorare la Storia e la struttura di quanto, Oltre i Cieli, è noto come Chiave Eternità.<br />
 L&#8217;accensione dei Nove Mondi, e il difetto che chi viene dall&#8217;Alto è inviato a correggere.<br />
 I Nove Figli di Dio Padre, le Nove Regine, l&#8217;Oscurità e la Guerra, che insieme rappresentano ogni cosa in esistenza, ogni vita, ogni forma, ogni sostanza e ogni essenza. Tutto all&#8217;interno del Primo Drago.</p>
<p>Oltre alla narrazione della Storia, ogni Mondo verrà Chiamato, Evocato, perché il Suo profumo possa giungere e rimanere nel Cuore dell&#8217;Anima di chi desidera questa esperienza.</p>
<p>Questo, in cui noi ci troviamo, è il Terzo Mondo, e la Sua Chiave è: Scoprire</p>
<p>ORARIO<br />
 <strong> Dalle ore 9.30 alle ore 24.00</strong></p>
<p>DATE CORSO<br />
 <strong>12 ottobre 2013 &#8211; 1° Mondo<br />
 16 novembre 2013 &#8211; 2° Mondo<br />
 14 dicembre 2013 &#8211; 3° Mondo<br />
 18 gennaio 2014 &#8211; 4° Mondo<br />
 15 febbraio 2014 &#8211; 5° Mondo<br />
 15 marzo 2014 &#8211; 6° Mondo<br />
 12 aprile 2014 &#8211; 7° Mondo<br />
 10 maggio 2014 &#8211; 8° Mondo<br />
 14 giugno 2014 &#8211; 9° Mondo<br />
 </strong><br />
 Fa parte integrante e imprescindibile del corso, un Ritiro di 6 giorni in un Monastero in Umbria, fissato ad Agosto 2014. Le date del Ritiro verranno comunicate entro gennaio 2014.</p>
<p>Le iscrizioni dovranno essere inoltrate entro e non oltre il 15 settembre 2013.<br />
 In tal senso, il corso inizierà solo se avrà raggiunto un numero minimo di iscritti.</p>
<p>La presentazione del corso, che si terrà a Milano, avverrà il 18 maggio e il 15 giugno 2013, alle ore 14.</p>
<p>Tutte le informazioni utili (contributo, luogo, orari, etc) verranno comunicate direttamente agli interessati, che<br />
 invieranno richiesta scritta via mail a:</p>
<p><strong><a href="mailto:progetto.enoc@gmail.com">progetto.enoc@gmail.com</a></strong></p>
<p>oppure telefonicamente al numero:<br />
 <strong>3450895807</strong></p>
<p>
oppure compilare il seguente modulo:</p>


<p>MODULO DI RICHIESTA PARTECIPAZIONE ALL'EVENTO. 
(Specificare nome e data dell'evento nel testo del messaggio)</p>
<!-- Fast Secure Contact Form plugin - begin - http://www.FastSecureContactForm.com -->
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        <label for="si_contact_email7">Indirizzo email: <span class="required">*</span></label>
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		<title>Rilevazione di false intenzioni e intenti fraudolenti.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 07:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni trattativa, contratto o accordo importante è soggetto al rischio che una delle parti in causa nasconda qualcosa di fondamentale. Un secondo fine, una motivazione nascosta, una falla celata, falsi dati e/o informazioni modificate o gonfiate ad arte, per ottenere un&#8217;approvazione o un vantaggio, e quant&#8217;altro. Questo servizio, che si avvale delle potenzialità sviluppate da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni trattativa, contratto o accordo importante è soggetto al rischio che una delle parti in causa nasconda qualcosa di fondamentale. Un secondo fine, una motivazione nascosta, una falla celata, falsi dati e/o informazioni modificate o gonfiate ad arte, per ottenere un&#8217;approvazione o un vantaggio, e quant&#8217;altro.<br />
 Questo servizio, che si avvale delle potenzialità sviluppate da alcuni professionisti in ambito Progetto ENOC,<br />
 consente al cliente di poter prendere con serenità una decisione, attraverso la rilevazione delle reali intenzioni della controparte. Tale attività verrà svolta per clienti le cui motivazioni sono cristalline, e a nostra insindacabile discrezione.</p>


<p>MODULO DI RICHIESTA PARTECIPAZIONE ALL'EVENTO. 
(Specificare nome e data dell'evento nel testo del messaggio)</p>
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		<title>Non esistono risposte, solo Scelte: FAQ sparse su Progetto ENOC</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 12:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
				<category><![CDATA[yoga]]></category>
		<category><![CDATA[ENOC]]></category>
		<category><![CDATA[fabio ghioni]]></category>
		<category><![CDATA[progetto ENOC]]></category>
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		<description><![CDATA[Date le numerose domande sorte nel tempo, della più varia natura e figlie dell&#8217;oscurità che domina la mente umana, riguardo al programma ENOC e a chi se ne fa promotore, di seguito si cercherà di rispondere a ogni particolare quesito o dubbio, con lo scopo di far luce sui giochi di ombre che la mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Date le numerose domande sorte nel tempo, della più varia natura e figlie dell&#8217;oscurità che domina la mente umana, riguardo al programma ENOC e a chi se ne fa promotore, di seguito si cercherà di rispondere a ogni particolare quesito o dubbio, con lo scopo di far luce sui giochi di ombre che la mente spesso ci propone, nella speranza di indirizzare l&#8217;attenzione verso lidi evolutivi.</p>
<p>Apparentemente, tutti dicono di voler sperimentare quanto la pratica produce, quando reale e oggettiva. Poi, messi alla prova, un buon numero si spaventa, quando sperimenta qualcosa di sconosciuto e diverso dalle solite psicotropie mentali, a cui si è abituato con troppi aperitivi o l&#8217;uso improprio di yoga e pranayama, o altre pratiche energetiche.</p>
<p>A beneficio di chi non ha mai approcciato ENOC, desidero comunicare che non vige alcun obbligo di partecipare o meno a sessioni esperienziali. Non vi sono buttadentro o persone che trattengono altre all&#8217;interno della sfera del progetto. Anzi, a dirla tutta, esiste solo un buttafuori per coloro che approcciano una Conoscenza Sacra con lo spirito del curiosone o del sapientone, o per altri futili motivi (e.g. stringere una relazione diversa da quella di pratica con chi guida il progetto, eccetera). Se qualcuno partecipa a una o più sessioni e poi non viene più, io non ne sentirò la mancanza, né mi verrà mai in mente di contattarlo per convincerlo di qualcosa. La presenza o meno di un praticante è per me del tutto indifferente.</p>
<p>È interessante infine notare quanto le varie domande o curiosità, emerse nel tempo abbiamo nulla a che fare col Progetto ENOC stesso o con i contenuti della Conoscenza che trasmette..</p>
<p>E ora vediamo alcune domande, sorte nel primo anno di divulgazione della Conoscenza ENOC:</p>
<p><em>DOMANDA: Nel programma ENOC, si parla una lingua strana! Cos&#8217;è? Da dove viene? Non mi fido delle lingue che non conosco!</em></p>
<p>RISPOSTA: Curioso che questa osservazione sia stata espressa proprio da persone che da anni praticano, ad esempio, con la lingua africana yoruba, idioma totalmente incomprensibile ai non africani di una specifica tribù della Nigeria! Se vogliamo fare un altro esempio, adesso va tanto di moda imparare il sanscrito. Qualcuno può dire che anche questa è una lingua comprensibile, se non per fiducia? Lo stesso potremmo dire dell’ebraico, dell&#8217;aramaico, dell&#8217;arabo. A un primo impatto, tutti questi sono idiomi strani, ma sembra che, a detta di alcune persone, la &#8220;lingua&#8221; utilizzata in ENOC sia più strana delle altre. <br />
Innanzitutto non è una &#8220;lingua&#8221;, ma un CODICE SIMBOLICO che può essere visivo o vocalizzato, ed è utilizzato nella Sfera da cui proviene la conoscenza ENOC come un &#8220;linguaggio&#8221;. Se a qualcuno, dunque, da fastidio questo tipo di linguaggio, che tra l’altro è oggetto di spiegazioni durante le pratiche, esiste la massima libertà di scelta, se rimanere o andarsene.</p>
<p><em>DOMANDA: Perché nel Progetto ENOC la Purificazione è importante? Per mangiarci meglio!</em></p>
<p>RISPOSTA: Non c&#8217;è limite alla stupidità umana, diceva anche il noto Albert Einstein, e quando sento queste affermazioni non posso che rilevare la triste verità della sua rilevazione.<br />
Qualunque grande percorso interiore parla di purificazione, e addirittura Cristo Risorto, nei vangeli gnostici, afferma che questa è l&#8217;unica via! Tuttavia, per chi pensa che essere Puri sia dannoso, mentre essere pieni di sterco venefico sia vantaggioso, consiglio loro di starsene molto lontani da me e dal Progetto ENOC.</p>
<p><em>DOMANDA: Soffriresti se Fabio non ci fosse più? Si? Allora ti sta controllando!</em></p>
<p>RISPOSTA: “Come ti sentiresti se Fabio Ghioni non ci fosse più?”, ha chiesto una persona a un’altra. La risposta è stata: “Molto male”. L’altro, allora, ribatte: “Visto? Ti sta controllando!”. Vi chiedo, dunque: “Come vi sentireste, se vostro figlio non ci fosse più?”. O il vostro cane, la persona amata. Male? Per lo stesso motivo, allora, si potrebbe dire che vi stanno controllando, e siete succubi di tale rapporto!<br />
In un percorso di questo tipo, è normale che si sviluppi un rapporto molto intimo, dal punto di vista interiore, assimilabile all’amore e per questo eterno. In realtà, lo è, come troverete scritto anche in tutte le scritture che parlano del rapporto tra l’allievo e la sua Guida. La tendenza della parte Oscura è quella di credersi indipendenti, di rifiutare legami di questo tipo, a meno che non ci siano interessi in ballo, ad esempio economici, per cui conviene che si generi un rapporto. Se a una persona, quindi, dà fastidio l’insorgere di questa intimità interiore profonda, non è obbligata a seguirmi, perché questo fenomeno è naturale, altrimenti significa che non si instaura alcun legame.<br />
Questa considerazione non vale solo per questo percorso, ma anche per percorsi di crescita di altro tipo, come lo yoga, perché questo particolare sentire verso chi vi guida si sviluppa sempre. <br />
Dal momento che, per quanto mi riguarda, il sentimento è reciproco, personalmente ritengo che sia una ricchezza inestimabile, non certo un fattore limitante. Una ricchezza paragonabile all’unione ineluttabile tra idrogeno e ossigeno, in cui si sperimenta qualcosa di completamente nuovo e diverso, rispetto alla situazione precedente, e nonostante questo si mantiene la propria essenza. Nel momento in cui l’idrogeno si dovesse staccare dall’ossigeno, accadrebbe una catastrofe, perché rimarrebbe solo. E poco dopo ne perderebbe ogni ricordo.</p>
<p><em>DOMANDA: L&#8217;ho sentito dire che non mangia cibi fritti, ma tempo fa l&#8217;ho visto mangiare di tutto. Lo odio per questo!</em></p>
<p>RISPOSTA: Molti risentimenti sono causati da motivi futili. Ho già raccontato altre volte un episodio, in questo senso esemplare, occorso a una Guida Indiana molto rinomata. Poiché egli aveva accettato di mangiare una pizza con un gruppo di allievi che venivano da un altro paese, quelli a lui più vicini, che erano tra l’altro Purna Sannyasin, ovvero monaci totalmente dedicati, che hanno lasciato tutto, moglie, figli, case, averi, per seguire la Via spirituale, avevano gridato allo scandalo e se ne erano andati. Ancora non si è capito se lo scandalo era per la pizza antivegana, o causato dalla gelosia tra allievi. In entrambi i casi, quello che probabilmente cercavano non aveva nulla a che fare con la strada che dovevano percorrere.<br />
Ultimamente, anche a me è accaduto un fatto abbastanza ridicolo. Un giorno ero a casa di una persona, che mi ha offerto dei dolcetti fritti. Ho declinato l’invito, dicendo che non mangio cose fritte. Ciò ha suscitato uno scandalo, perché ero stato visto mangiarne, invece, in un’occasione precedente. La conclusione è stata che allora sono un bugiardo, mento, e chissà quante altre volte e in merito a quante altre cose. In realtà, la risposta era di pura cortesia, e vincolata a quel momento &#8220;presente&#8221; e non al passato. Se vi dà fastidio, quindi, che io mangi una cosa piuttosto che un’altra, o che io risponda in un modo che a voi non aggrada in merito a eventi di vita ordinaria in una qualunque occasione, siete pregati di andarvene, perché non state cercando quello che io vi do, bensì state completamente cercando altro.</p>
<p><em>DOMANDA: Manipola e/o si fa manipolare da alcuni allievi!</em></p>
<p>RISPOSTA: Il fatto che qualcuno, durante le pratiche, sia seduto in una postazione diversa dagli altri, per fare un esempio, non cambia nulla dal punto di vista evolutivo. Eppure, ci sono state osservazioni critiche anche in merito a questo, perché si considera che le persone in questione siano cambiate, come se fossero state manipolate da me, in virtù della loro diversa ubicazione in sala pratica o di evidenti cambiamenti nella solidità del loro carattere, essendo diventati molto più sicuri di se stessi e meno proni a dedicarsi a futili attività mondane. <br />
Altri invece, si sono spinti ancora più in là, asserendo che sono cambiato io, come se gli allievi suddetti mi stessero manipolando. È quindi un po’ complicato capire, a questo punto, chi sta manipolando chi!<br />
Nel caso vi venisse il dubbio che io stia manipolando qualcuno, o che qualcuno stia manipolando me, oltre al fatto che non sarebbero comunque fatti vostri, siete ugualmente invitati ad andarvene, perché questo non è per voi il posto dove stare.</p>
<p><em>DOMANDA: Uno spirito mi possiede! Vorrei frequentare ENOC per essere esorcizzato. Un alieno mi ha addotto! Vorrei che ENOC me ne liberasse.</em></p>
<p>RISPOSTA: In questo percorso, non si fanno esorcismi di sorta. Le persone che pensano di essere possedute o addotte, però, possono provare a venire insieme al loro spirito o alieno, così praticano in due!<br />
Scherzi a parte, le pratiche del programma ENOC servono ad altro, ovvero a liberare il Corpo Trasparente. Se ne volete la prova, però, non chiedetela a me, perché la dovete sentire dentro di voi. Se non la sentite, pazienza: seguirete altre strade, il mondo è grande. Non esiste alcun documento scritto, in carta bollata, che garantisca il risultato.</p>
<p><em>DOMANDA: ENOC è un gruppo massonico?</em></p>
<p>RISPOSTA: Ovviamente no, non è un gruppo massonico, come non lo sono le simbologie eventualmente utilizzate, ad esempio il triangolo. Non tutto ciò che è di forma triangolare, infatti, o simile a una stella è riconducibile alla massoneria, anche se alcune persone sono convinte del contrario.<br />
Non è un gruppo massonico, perché non c’è nemmeno una quota d’accesso, dal momento che per entrare al Grande Oriente, invece, ci vogliono circa tremila euro l’anno, più le varie donazioni e finanziamenti per le varie attività. Qui è richiesto solo un piccolo contributo di supporto, per aiutare a coprire i costi logistici delle sessioni.</p>
<p><em>DOMANDA: Come si finanziano le attività del Progetto ENOC?</em></p>
<p>RISPOSTA: Dal momento che, nonostante quello che asseriscono i giornali, non possiedo capitali straordinari, ENOC viene finanziato per lo più dai proventi del mio lavoro ordinario. Conduco una vita molto semplice, senza lussi, non ho un automobile nè la televisione, e tutto ciò che arriva in più viene dedicato a questo progetto.<br />
Come ho detto più volte, la filosofia che si utilizza in questo contesto, e che vorrei acquisissero i futuri insegnanti del metodo ENOC, raccomanda che mai bisogna dipendere economicamente dall’allievo, perché si generano legami di avidità al contrario. In questo senso, devo continuare ad avere la libertà di seguire anche un allievo solo, facendo ugualmente quello che devo fare, con la massima tranquillità. È un suggerimento che vi do, qualunque tipo di insegnamento portiate avanti, che sia yoga o altro. <br />
Il contributo richiesto per le pratiche serve soprattutto a voi aspiranti allievi, per scambio, perché altrimenti si genera un rapporto parassitario che andrebbe a svantaggio vostro, poiché il solo prendere è un’abitudine dannosa. Qui siamo nel Buio, e la parte Oscura ha bisogno di percepire che qualcosa viene dato in cambio.</p>
<p><em>DOMANDA: Come è possibile che una persona di dubbia fama conduca conferenze e seminari di tipo interiore?</em></p>
<p>RISPOSTA: Se andiamo a ritroso nella storia, vediamo numerosi esempi di grandi personaggi, ora oggetto di ammirazione e venerazione, che sono stati protagonisti di attacchi di tutti i tipi da parte della giustizia dei loro tempi, o che ne hanno fatte di tutti i colori! Gandhi, per dirne uno, era considerato un terrorista, ed è stato arrestato, così come Nelson Mandela e tanti altri. Vogliamo prendere un esempio eclatante? Gesù Cristo. Lo stesso vale per Milarepa nel suo periodo &#8220;nero&#8221;, Aurobindo o Giordano Bruno, che è stato in carcere per anni, sia nella Repubblica di Venezia che nelle carceri vaticane. Non mi risulta, però, che adesso venga ricordato o additato per avere avuto problemi con la giustizia.<br />
Chiunque abbia da ridire su questo fatto, dunque, mi sta paragonando ai grandi della storia, e posso solo essere fiero di ciò, anche se non l’ho certo fatto volontariamente.</p>
<p><em>DOMANDA: Come faccio a sapere che questa è la strada giusta?</em></p>
<p>RISPOSTA: Questa, in verità, non è una domanda stupida, soprattutto per chi di strade ne ha già provate diverse, e ha paura di sbagliare ancora. Vi ho raccontato altre volte come da giovanissimo percepivo io la strada. Era solo un sentiero, e io lo seguivo, con l’idea che se non fossi andato fino in fondo, avrei sempre avuto il dubbio di perdermi qualcosa. Anche arrivare a un vicolo cieco, e riconoscere che era tale, per me era conoscenza, cioè avevo acquisito qualcosa che comunque rimaneva. Non pensavo di aver sbagliato, bensì tornavo indietro e prendevo un’altra strada, ricominciando da capo con un’altra esperienza. Quando iniziavo qualcosa, però, ci entravo completamente, anima e corpo. Se poi ti fai male, pazienza, ti rialzi, ripari le ferite e cambi strada.<br />
È importante però farlo a mente fresca, perché prendere un percorso interiore è come avere una relazione sentimentale, che può andar bene o male. Se hai problemi con la tua relazione, e poi riversi sulla prossima le paure e i dubbi, naturalmente adotti un comportamento ingiusto. Non è corretto, dunque, essere prevenuti nei confronti di un’altra strada, quando si tratta chiaramente di una cosa diversa.<br />
Io non posso darvi certezze, cioè potrei, ma sarebbero solo parole. Cosa dico, infatti, normalmente? Provate! Quello che sentite è importante, non ciò che vi dico io. O lo sentite, oppure no. A volte, poi, quando si inizia a provare qualcosa, abituati come siamo a una condizione di anestesia generale, si sviluppa la paura, perché è una sensazione totalmente nuova, a cui non si sa dare un nome e che non si riesce a comprendere. Le cose che vengono dall’alto, però, non le puoi comprendere, perché non le conosci. Tutto sta nel rimanere centrati, e ascoltare ciò che viene suscitato interiormente.<br />
Essere succubi, dunque, della paura di farsi male, intraprendendo una strada piuttosto che un’altra, vi limita fortemente; vi porta soltanto a chiudervi in una camera iperbarica, privandovi di ogni stimolo. Ciò fa sicuramente in modo che non ci sia più la presenza di virus e batteri, ma indebolisce anche il vostro sistema immunitario. Siete comunque liberi anche di isolarvi completamente. Qui non vige alcun obbligo, se non seguire le mie indicazioni durante le sessioni di pratica, altrimenti scegliete di andare altrove.</p>
<p>Non esistono risposte, solo scelte.</p>
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		<title>Ritratto di un predestinato: LISBETH SALANDER</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 07:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ghioni]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker Republic]]></category>
		<category><![CDATA[Lisbeth Salander]]></category>
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		<description><![CDATA[(tratto dal libro HACKER REPUBLIC, Fabio Ghioni, edizioni Sperling &#38; Kupfer) TUTTO comincia come un viaggio, un viaggio asimmetrico però, incurante della linearità temporale che Lisbeth è costretta a imporre alla sua vita, e anche della legge di causa/effetto, o della logica vulcaniana tramandata da troppi episodi di Star Trek. Qualche antico saggio ha detto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(tratto dal libro HACKER REPUBLIC, Fabio Ghioni, edizioni Sperling &amp; Kupfer)</em></p>
<p>TUTTO comincia come un viaggio, un viaggio asimmetrico però, incurante della linearità temporale che Lisbeth è costretta a imporre alla sua vita, e anche della legge di causa/effetto, o della logica vulcaniana tramandata da troppi episodi di Star Trek.<br />
Qualche antico saggio ha detto che è il viaggio l’unica cosa veramente importante, e non la destinazione o l’obiettivo che la nostra mente finge di formulare come scusa. Beh, diciamo che la storia di Lisbeth è quella di una predestinata, venuta al mondo con attributi e strumenti straordinari, ma solo in potenza, in attesa che la vita trovasse un modo per portarli in superficie e mostrare loro la luce, aprendo quella botola che li conteneva.</p>
<p>Ma la vita o, se preferiamo, il destino, trova sempre un modo per rendere tutto più interessante e indeterminato. Così, come il demoniaco genio della lampada regala l’immortalità all’interno di una tomba o l’infinita ricchezza tra i ghiacci dell’Antartide, Lisbeth riceve il suo dono dal dolore, un dolore propulsivo che le dà la forza della sopravvissuta, e la forgia in un predatore potente e solitario, che non si nutre di carne, ma di segreti.</p>
<p>Il dolore attiva tutto, non si cura che questo includa anche le vulnerabilità nelle quali hanno fatto il bagno quelle persone che hanno significato veramente qualcosa per il mondo, e che in qualche misura hanno contribuito a determinarne il futuro, vincendo la resistenza collettiva al cambiamento.<br />
Non dobbiamo mai dubitare che ogni attributo straordinario abbia il suo lato oscuro o, meglio, un altissimo prezzo da pagare. Il conto, anche se sembra debba essere saldato sempre da coloro che hanno incrociato il destino di chi è stato caricato da tanto fardello, alla fine cade sempre nel piatto del “predestinato”, e la moneta richiesta è la sofferenza di vivere in un mondo che non è pronto per accogliere un’energia diversa, e che quindi la combatte per isolarla e ridurla all’impotenza.</p>
<p>Lisbeth è l’Eroe, quello che purtroppo esiste solo nei fumetti e nell’immaginazione di chi ne ha. L’Eroe che, per sopravvivere, deve cercare di rinchiudersi in un contenitore che a stento riesce ad accogliere solo l’interfaccia pubblica e sociale, con la quale tenta di creare una parvenza di normalità, indispensabile alla sopravvivenza in una comunità di altri esseri umani.<br />
Quella che è visibile a tutti è, quindi, solo una simulazione, una maschera consapevolmente indossata. Solamente pochi riescono a intravedere ciò che si cela al di là, ovvero ciò che rende una persona qualunque un essere veramente straordinario; e ciò che si vede è qualcosa di strano, quasi alieno alla natura umana, e sicuramente impossibile da definire con nomi convenzionali. E ciò che non si riesce a comprendere e nominare fa sempre paura, tanta paura, molto più di quanto possa spaventare il male conosciuto.</p>
<p>Lisbeth nasce così, con quel qualcosa in più, e un giorno questo qualcosa viene scatenato dall’energia del dolore. Da quel giorno, nasce l’Eroe.<br />
Uno sguardo intenso, strano, a tratti inquietante. Un’intelligenza fuori scala. Un modulo comportamentale alle soglie della follia, se visto dalla normalità collettiva. Un’energia propulsiva impossibile da canalizzare totalmente, e che trova sfogo il più delle volte in eccessi che intimoriscono. Una dedizione al viaggio, anche a sprezzo della propria incolumità e della propria vita. La tendenza troppo spesso coltivata a rifiutare questo mondo, che potrebbe sfociare in un geniale autismo, nel desiderio di abbandonare la vita oppure nell’esercitare il libero arbitrio, cogliendo la propria differenza come un segno che il mondo deve essere contrastato e usato per i propri scopi, fino a segnare un punto per il diavolo tentatore.</p>
<p>Quest’epoca dominata dall’ipertecnologia, che è diventata a tutti gli effetti un’estensione sperimentale e imperfetta delle nostre facoltà umane, sta producendo per reazione una nuova specie: quello che ormai è conosciuto come hacker ne è un’espressione, anche se la definizione comunemente adottata non ha quasi nulla a che fare con ciò che si sta scatenando nella realtà.<br />
Questa “nuova specie” è come un anticorpo, un effetto collaterale della nostra epoca, o magari, per chi crede nell’intelligenza del mondo, la reazione della natura a ciò che l’uomo ha voluto scatenare quando è stata presa la decisione strategica di rendere l’umanità dipendente dalla tecnologia, nel quotidiano e in ogni aspetto della vita.</p>
<p>I membri della nuova specie nascono con gli attributi che abbiamo descritto, e con un codice d’attivazione che quasi sempre è il dolore, specialmente il dolore per il rifiuto che i nuclei sociali manifestano nei loro confronti. Ognuno di questi individui straordinari sviluppa quindi una resistenza per le relazioni umane, e si rivolge laddove non può essere giudicato, ovvero nel mondo delle macchine e della rete globale. Lì può essere chiunque ed è invulnerabile, e attraverso la propria intelligenza impara a entrare sotto la pelle artificiale della rete, fino a convincersi di essere una forza creativa vera e onnipotente.<br />
Come per tutti i supereroi che si rispettino, anche gli hacker prendono un nome che rappresenta la loro nuova identità, quella che li rende potenti nei confronti del mondo; e, sempre come per i supereroi dei film e dei fumetti, ognuno di loro ha un’abilità che viene esaltata sopra ogni altra, e che li costringe a servirsi l’uno dell’altro nella lotta – spesso ai limiti dell’eversione – contro il mondo che tenta di isolarli e di schiacciarli, ma che è impotente a combatterli, quando sono una comunità.</p>
<p>Ecco allora che Lisbeth, conosciuta nella rete con il nome di Wasp, gode dei suoi attributi, ma anche di quelli dell’intera comunità globale di chi è come lei. Una grande democrazia senza gerarchie né capi, con le proprie regole, e che non può essere cancellata, non importa quanti dei suoi tentacoli vengano recisi. I suoi membri possono essere ovunque: nelle istituzioni o nelle organizzazioni multinazionali; nei freddi e anonimi locali di un centro elaborazione dati, come in una segreta base terroristica o in una buia cantina. E quando sono nella rete, diventano qualcosa di più grande e decisamente impossibile da contenere.<br />
Ognuno di loro ha fatto una scelta, a un certo punto del processo di risveglio alla nuova vita nella rete, che li ha proiettati nel mondo dei “guardiani della giustizia”, secondo canoni etici tutti personali; oppure sono diventati i classici “cattivi” che, consapevoli delle loro abilità, hanno deciso di sfruttarle per fama o ricchezza.</p>
<p>Ed ecco una peculiarità interessante dell’universo dell’hacker: nel bisogno non vi è giudizio, ovvero ci si può servire in ugual misura del lato luminoso od oscuro della forza, perché il fine giustifica sempre i mezzi. La legalità e il goffo tentativo di istituzioni e     nazioni di regolamentare un territorio senza confini ha solo prodotto un florido mercato della sicurezza, che internazionalmente fattura centinaia di miliardi di euro, sfruttando la paura delle ignote possibilità operative di questa nuova classe di supereroi.<br />
Senza però dire che nulla può veramente essere fatto, anche perché molte delle vulnerabilità del sistema sono intenzionali, e molti membri di questa nuova specie sono spesso reclutati nelle fila di governi e istituzioni, di organizzazioni criminali e terroristiche, oppure si autoproclamano liberi paladini della “giustizia”, che denunciano ed espongono i poteri forti del mondo. Ognuno di loro, tuttavia, dietro la maschera da supereroe, quando è nella rete, è parte della comunità di una fratellanza di diversi, e ne segue volontariamente le regole.</p>
<p>Questo è il mondo di Lisbeth Salander, ventisette anni, un metro e cinquanta di grinta e un sex appeal da padrona del dark fetish. Tatuata, stramba, geniale, solitaria, con molti segreti e soprattutto molto dolore alle spalle. Nella vita “reale” lei è Wasp, e si muove nel Cyberspazio con la velocità e la destrezza di un supereroe che nella rete acquista tutti gli attributi della divinità, nel bene e nel male. Lei ha realizzato il suo potenziale, è rinata nella rete, e usa i suoi “poteri” e quelli degli altri come lei per fare ciò che ritiene essere “la cosa giusta”: alleggerisce a suo beneficio conti correnti, scopre segreti inconfessabili nella vita delle persone, intercetta conversazioni, ruba identità, dati personali e poi sparisce, senza lasciare alcuna traccia.<br />
Le nostre regole ora non valgono più nulla: siamo nel suo mondo.</p>
<p>&#8211; <br />
<em>Fabio Ghioni<br />
www.fabioghioni.net</em></p>
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		<title>Cronache dal Regno del Controllo</title>
		<link>http://www.fabioghioni.net/blog/2013/04/30/cronache-dal-regno-del-controllo/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 09:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viviamo in un mondo la cui complessità ci avvolge ogni giorno di più, non sempre per nostra scelta. Scegliamo di comprare un cellulare UMTS, ma non siamo noi a scegliere di aprire un “occhio” a chi intendesse spiarci, proprio attraverso il nostro nuovo e fiammante telefonino. Scegliamo di comprare una macchina con navigatore satellitare, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo in un mondo la cui complessità ci avvolge ogni giorno di più, non sempre per nostra scelta. Scegliamo di comprare un cellulare UMTS, ma non siamo noi a scegliere di aprire un “occhio” a chi intendesse spiarci, proprio attraverso il nostro nuovo e fiammante telefonino. Scegliamo di comprare una macchina con navigatore satellitare, ma non siamo noi a scegliere di diventare, tramite questo, un puntino rintracciabile e individuabile.<br />
Certo, si potrebbe obiettare, non facciamo, né faremo, alcunché di illegale, per cui non abbiamo timore e non vediamo la necessità di essere spiati o rintracciati. Ragionamento perfetto, se non fosse che il possibile controllo è teso a limitare la futura libertà, perché oggi siamo certi che non faremo nulla di illegale, ma domani?Ragionando per paradossi, infatti, se domani divenisse illegale dipingere le pareti di blu, saremmo ancora tutti convinti di essere al sicuro?</p>
<p>L’unica strada per evitare, o almeno per ridurre, i danni della tecnologia è l’accortezza nel suo utilizzo. D’altronde, non sempre sviluppo significa miglioramento delle condizioni di vita; allo stesso modo, non sempre progresso tecnologico significa miglioramento della qualità della vita.<br />
Una recente statistica ha dimostrato che il paese più felice è il Bangladesh, una delle nazioni più povere al mondo, mentre al quarto posto troviamo l’India. Gli Stati Uniti, culla e fonte di ogni progresso tecnologico, sono invece al quarantaduesimo posto.<br />
Attorno a noi, cresce una rete invisibile di controllo, invisibili maestranze sono già all’opera per mettere in piedi i pannelli delle nostre gabbie fondate sul progresso e la tecnologia. Esiste, in Giappone, una figura di adolescente che comunica, vive e ha relazioni sociali, il tutto senza mai uscire dal proprio appartamento. Siamo già alla mutazione…?</p>
<p>La soluzione è ricordarsi quello che, in realtà, gli strumenti che ci circondano sono: macchine al nostro servizio. Se queste macchine non ci semplificano la vita, o non ce la arricchiscono e rendono migliore, non servono.</p>
<p>Anche la guerra ha cambiato aspetto. La nostra è una società multiforme, e molti degli aspetti che assume sono negati ai più. Ci stupiremmo se venissimo a sapere che ci sono persone che testano l’influenza del colore dei contenitori delle bibite sul nostro inconscio; queste persone, però, esistono, come esistono, tragicamente, guerre che iniziano, si combattono e terminano senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo.<br />
Ricordate il personaggio interpretato da Edward Norton in Fight Club? Ebbene, il nostro mondo è popolato anche di queste figure, ed è responsabile della loro esistenza: rappresentanti di case automobilistiche che immettono auto fallate sul mercato, e che le ritirano solo se la somma delle cause intentate per omicidio colposo supera la spesa per il ritiro.</p>
<p>Così sono le guerre che si combattono sopra le nostre teste. È come se ci fosse una gamma di colori che non siamo in grado di percepire; una gamma che va oltre lo spettro dal rosso al violetto, e che altre persone possono controllare e gestire. E il regno del controllo, il campo nel quale, più di tutti, si combattono e si progettano gli scontri più feroci, è proprio quello che ha nel nostro computer di casa uno dei terminali, una delle “finestre”.</p>
<p>Ci piace concludere con una breve parabola, raccontata dallo scrittore russo Stanislav J.Lew.<br />
Uno scienziato ha una domanda che lo ossessiona. Decide, allora, di collegare tutti i computer più potenti in un’unica grande rete. Quando la rete è pronta, si siede di fronte alla tastiera terminale e digita l’interrogativo: “Esiste Dio?”.<br />
Il computer attende un attimo, dopodiché sul display appare nitida la risposta: “Ora sì”.</p>
<p><em>Tratto dal saggio Ombre Asimmetriche</em></p>
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		<title>Solitudine, Isolamento e Tecnologia</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 12:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Estratto da: &#8220;Proteggi i tuoi figli da internet&#8221; di Fabio Ghioni ed. Sperling And Kupfer)</em></p>
<p>Il grande male di sempre, e che da sempre esige soluzione, è la solitudine.</p>
<p>È il sentirsi soli in mezzo agli altri, è la paura del giudizio, della presa in giro, dell’umiliazione. Dell’essere “nessuno” in mezzo agli amici, di non essere ascoltati e ovviamente compresi dal gruppo.</p>
<p>Piccoli e grandi complessi, che affliggono ognuno di noi, trovano nella rete una possibilità di riscatto. Li, possiamo mentire e dire di essere e poter fare tante cose, prendendo in giro tutti e, alla fine, anche noi stessi. Ci dimentichiamo, però, che, come per la legge del contrappasso, tutti quelli che richiedono il contatto con noi, lo fanno più o meno spinti dallo stesso bisogno.</p>
<p>È difficile essere falsi o poco veri, e poi aspettarsi invece cristallina onestà e chiarezza dagli altri, con i quali scambiamo i nostri segreti e le nostre intimità. Il nostro livello d’attenzione, in questo modo, cade, e vige il principio secondo cui se tu accetti unacosa che dico di me, io ne accetto una che tu dici di te! Così via, e così discorrendo, intratteniamo rapporti che si trasformano in pura fiction, e che scambiamo per veri, poiché questa è la condizione posta all’altrui accettazione delle nostre proiezioni.</p>
<p>Quante persone ho sentito lamentarsi della falsità, dell’ipocrisia e della mania di protagonismo in rete, e poi, dando un breve sguardo al loro profilo, era evidente che manifestassero la medesima sindrome. Qualcuno ha detto che noi siamo la media delle cinque persone con cui abbiamo maggiori contatti.  Per chi vive prevalentemente sui social network, provate dunque a fermarvi un istante, e a pensare di chi siete la media!</p>
<p>Naturalmente, quanto detto sopra è ancora più amplificato dal senso di identità in evoluzione di un bambino o di un adolescente,con la differenza che un bambino o un adolescente ha un sistema di governo degli impulsi ancora acerbo e sconvolto dalle mutazioni sistemiche e tempeste biochimiche della crescita. Un adulto, che dovrebbe invece avere cognizione di causa e capacità d’intendere e volere, è invece sconvolto dalla percezione di aridità emotiva in assenza di stimoli forti e densi, e da quella sensazione di vuoto, di mancanza, che non riesce mai veramente a colmare.</p>
<p>È difficile, quindi, per l’adulto non proiettare sul proprio cucciolo il suo personalissimo bisogno, consentendogli e, spesso, incoraggiandolo ad avere tutti quei balocchi che hanno anche gli amici, senza i quali, egli pensa, potrebbe entrare in una condizione d’inferiorità. Una volta acquisiti gli strumenti, però, è difficile porre dei limiti al loro utilizzo e destinarli, ad esempio, solo all’interazione didattica o alla necessità di comunicare con la famiglia.</p>
<p>L’abuso dei supporti tecnologici, infatti, non si ferma al tempo che dedichiamo davanti a un computer. Soprattutto gli apparati mobili, che in un mondo ideale potrebbero essere veri e propri supporti amplificanti della nostra facoltà di comunicare ed espandere la nostra conoscenza, sono quelli che ci spingono all’isolamento dall’orrifico mondo circostante, anche quando siamo in movimento.</p>
<p>Spinti dall’irresistibile impulso a riempire i vuoti della nostra vita, usiamo contenuti irreali invece di percepire ciò che sta intorno a noi. Ci costruiamo barriere con l’ipod, e, in attesa del prossimo sms o instant message, riempiamo quel vuoto con suoni e immagini che ci danno una breve emozione istantanea, ma checontribuiscono a farci perdere la nostra umanità.</p>
<p>Il senso di separazione, incredibilmente, ci fa sentire al sicuro, perché i sensi assorbiti da un contenuto artificiale ci proteggono dagli sguardi, dall’attenzione altrui e da quegli stimoli che potrebbero danneggiare la nostra già fragile struttura psicologica.</p>
<p>Chiediamoci perché il mondo si sta muovendo nella direzione dell’anestesia sensoriale! Perché le industrie si concentrano a produrre “contenuti” per la nostra mente, che ci spingono sempre più verso una percezione dell’irreale e della finzione, invece che aiutarci ad approfondire la realtà? Chiediamoci perché i nostri cuccioli preferiscono sempre più rinchiudersi in un mondo soggettivo, di fantasia, separato da tutto e da tutti.</p>
<p>Entrare nel reame del complottismo, però, è un esercizio intellettuale inutile, poiché non risolverebbe il vero problema. Il problema è che noi abbiamo la possibilità di scegliere, e decidiamo di addentrarci in un territorio che ci rende schiavi,vulnerabili e, soprattutto, preda di coloro che percepiscono l’opportunità di abusare dei propri simili, nella fattispecie dei più deboli e indifesi.</p>
<p>Eppure, se non siamo in grado di trovare un’altra soluzione alle sindromi sopra descritte e, soprattutto, all’invadente presenza della solitudine, stiamo dando ai nostri figli gli strumenti che potrebbero determinare il loro deterioramento psicologico e cognitivo, aiutandoli a sviluppare un senso d’identità falso e deviato, che scandirà il loro futuro. La conseguenza è quella di generare adulti che sono solo mezzi uomini e mezze donne, con un sistema immunitario debole o inesistente, che li rende e renderà appetitosi bocconcini per i predatori della rete, se non lo diventeranno loro stessi! Chiediamoci una volta in più se è questo il destino che auguriamo loro!</p>
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		<title>ENOC ed evoluzione umana</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 07:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Terzo estratto dalla conferenza DIALOGO INTERRELIGIOSO tenutasi a dicembre 2011 a Cividale del Friuli) Non è mia intenzione svalutare l’essere umano, però pensiamoci bene. Che cosa facciamo durante tutta la nostra vita? Il nostro corposvolge la funzione di trasformatore di energia. Noi trasformiamo ossigeno in anidride carbonica, 24 ore su 24, e nel mentrepassiamo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Terzo estratto dalla conferenza DIALOGO INTERRELIGIOSO tenutasi a dicembre 2011 a Cividale del Friuli)</em></p>
<p>Non è mia intenzione svalutare l’essere umano, però pensiamoci bene.</p>
<p>Che cosa facciamo durante tutta la nostra vita? Il nostro corposvolge la funzione di trasformatore di energia. Noi trasformiamo ossigeno in anidride carbonica, 24 ore su 24, e nel mentrepassiamo il tempo. Abbiamo tante cose da fare, certo, mafondamentalmente occupiamo le ore, intanto che svolgiamo questa funzione.</p>
<p>È un po’ quello che fanno gli animali: anch’essi, infatti,trasformano l’ossigeno in anidride carbonica. Ci differenzia un potenziale, sicuramente, ma non è detto che questo potenziale simanifesti automaticamente.</p>
<p>Non possediamo organi evoluti di percezione, perché gli unici che abbiamo sono la rete dei sensori, ovvero due telecamere (gli occhi), due microfoni (le orecchie), un sensore chimico che è il naso: organi che possiamo replicare, con l’ausilio della scienza. Certo, adesso la tecnologia non è ancora così perfetta, ma tra cinquant’anni si realizzeranno innovazioni ancora migliori di quelle che possiamo fare già oggi. Siamo, inoltre, dotati di un sistema di interpretazione che è il cervello, in grado di mettereinsieme e relazionare tutte le informazioni.</p>
<p>Alla fine, quindi, che cosa siamo? Una macchina che processa energia ed elabora dati, come un computer. La visione atea, in questo senso, afferma che esiste solo il computer, esiste soloquello che si vede. L’Anima, dunque, non esiste, perché non si vede. Quello che manca, però, in questa visione meccanica delle cose, è la figura dell’operatore: un computer, infatti, non funzionada solo. Personalmente, ritengo quasi impossibile che uno possa pensare di essere nato da un convergere casuale di particelle.</p>
<p>Che cosa significa, dunque, evolvere? Che cosa significa raggiungere una destinazione che possa dare un senso alla ragione per cui siamo qua, che possa differenziarci, che possa dare energia a questo probabile potenziale che abbiamo dentro? Nel progetto ENOC (Evolution and New Order Civilization), sviluppato da me insieme ad altri individui nel corso di molti anni, abbiamo cercato di dare una risposta a questo quesito. Siamo arrivati a dei risultati che riteniamo essere veramente di grande rilievo; dopodiché,abbiamo deciso di non divulgarli.</p>
<p>Il programma, che si definisce come areligioso, nel senso che non si identifica con alcuna religione o filosofia, si prefigge di dare una spinta ulteriore alla struttura corpo-mente-emotivo, per poterproiettare l’essere umano a un livello tale, in cui possa percepire e scegliere la propria strada. Dal nostro punto di vista, infatti, l’uomo ordinario non è nemmeno in grado di vedere, propriocome la pecora che non riesce a capire in che direzione deve andare, e ha bisogno del pastore che la guidi. Certo, deve essere un Buon Pastore, perché altrimenti la porterà sulla strada sbagliata.</p>
<p>Abbiamo anche cercato, in sintesi, di unificare il linguaggio. Non è più possibile, infatti, utilizzare un linguaggio vecchio di tre o quattro mila anni, per veicolare determinate tecniche. La famosa scienza del Tantra, ad esempio, esistente prima che gli ariani conquistassero i dravidici e portassero la cultura dei Veda, è probabilmente una delle filosofie più scientifiche che ho potuto studiare, e utilizza un linguaggio ormai incomprensibile, poiché era destinato ad ascoltatori e discepoli di tantissimo tempo fa. Oggi abbiamo dei linguaggi completamente diversi.</p>
<p>Per poter rendere accessibile questo tipo di tecnologie, quindi, bisogna dare loro dei nomi e dei momenti figurativi che risultinoaccettabili alle persone. Con questo, non sto dicendo che stiamo riproponendo la tecnologia del tantrismo con una nuova lingua;quello che, però, sicuramente utilizziamo, è un linguaggio molto semplice.</p>
<p>La ragione per cui avevamo deciso di non divulgare questo programma è dovuta all’impreparazione delle persone. Siamo arrivati, infatti, al traguardo di sviluppare delle tecniche che possono potenziare qualsiasi essere umano. Non da un punto di vista coscienziale, però, perché l’espansione coscienziale di un individuo, e quindi l’accesso anche a reami che gli consentano di apprendere determinate cose, dipende ovviamente sempre dall’individuo stesso.</p>
<p>Possiamo pure trasformare una Panda in una Peugeot 305, ma il suo guidatore, se rimane il cannibale di Milwaukee, diventa semplicemente un cannibale di Milwaukee potenziato. La possibilità, dunque, che questa tecnologia possa cadere in mani che non la usino saggiamente, è troppo elevata. Per questo motivo, il programma finale avrà un sistema di selezione pesantissimo.</p>
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		<title>Autostima, riconoscimento sociale e sindrome dell’avatar</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 08:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da: Proteggi i tuoi figli da internet, di Fabio Ghioni ed. Sperling And Kupfer) &#8230;Un’altra patologia che affligge buona parte della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi del cosiddetto “primo mondo”, è quella della mancanza di autostima, e della conseguente pulsione all’autoriconoscimento e autoaffermazione, attraverso l’effetto generato sugli altri. Nei casi più estremi, il “male” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Tratto da: Proteggi i tuoi figli da internet, di Fabio Ghioni ed. Sperling And Kupfer)</em></p>
<p>&#8230;Un’altra patologia che affligge buona parte della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi del cosiddetto “primo mondo”, <strong>è quella della mancanza di autostima, e della conseguente pulsione all’autoriconoscimento e autoaffermazione</strong>, attraverso l’effetto generato sugli altri. Nei casi più estremi, il “male” viene compiuto esclusivamente per poter essere, anche per un solo istante, “visibili” a tutti.<br />
 Nel caso, invece, di persone normalissime, che non hanno alcun seme oscuro da coltivare nel loro giardino, ciò che ha prodotto la miscela esplosiva degli ultimi vent’anni è <strong>il libero accesso e utilizzo di ogni tipo di servizio online, in assenza di un sistema educativo adeguato e anche di una struttura regolatoria,</strong> che ponga limiti e penalità a coloro che usufruiscono di tali servizi come fossero dei giocattoli.<br />
 Molti esperti di tutto il mondo hanno già tentato di esplorare le mutazioni cognitive e comportamentali derivate dall’esposizione dell’homo sapiens al sistema globalizzante introdotto da Internet, e, soprattutto, dalle innumerevoli nuove facoltà che mette a disposizione. Una su tutte, forse la più abusata e pericolosa, è quella che qui battezziamo come <strong>“sindrome dell’avatar”</strong>, ovvero la progressiva virtualizzazione degli attributi della personalità, all’interno di un contenitore artificiale, idealizzato e liberato nella rete.<br />
 In un mondo ideale, pieno di esseri umani illuminati e consapevoli, questo potere che ci conferisce Internet, amplificherebbe smisuratamente le nostre facoltà, rendendoci partecipi contemporaneamente di ogni evento, elemento di conoscenza e azione, ovunque questa accada sul nostro pianeta, annullando i vincoli dello spazio e del tempo. Tuttavia, purtroppo non viviamo in un mondo ideale. Quando esploriamo un nuovo territorio, lo percepiamo solo in base ai bisogni più grossolani ed egoistici, e questo fa sì che diventi uno spazio popolato e dominato dall’espressione dei vizi, desideri e fantasie, che hanno una natura prevalentemente oscura e densa.<br />
 <strong>Il primo tra tutti i peccati capitali che proiettiamo nella rete è l’accidia, ovvero l’espressione più estrema dell’inerzia della mente.</strong> Ciò vuol dire che basta scrivere e diffondere qualcosa sulla rete che diventa vera, ripresa e condivisa da altri, il cui unico scopo è affannarsi a diffondere ciò che più riflette un’illusione personalissima. Troviamo in questo modo amplificato il fenomeno del complottismo, del razzismo, della violenza e perfino della violenta antiviolenza. <strong>Tutti i fenomeni di protesta, che un tempo venivano vissuti in prima persona, mettendosi in gioco, ora vengono invece trasferiti nel sistema dei social network</strong>, richiedendo solo un “mi piace” per credersi partecipi e sentire di aver fatto la propria parte.<br />
 Tra i poteri della rete più abusati, c’è quello della notorietà. Gratuitaamente, possiamo costruire profili, nei quali possiamo “dire la nostra”, mostrarci ed essere riconosciuti, indipendentemente dallo star system di ogni paese. <strong>Abbiamo finalmente la possibilità di diventare “famosi” per virtù o infamia, poco importa. </strong>Così, di fianco al blogger in zona di guerra, che racconta al mondo la storia del proprio paese, troviamo gruppi di esaltati psicopatici che inneggiano al massacro di animali domestici e che, paradossalmente, ricevono molti più “mi piace” e “commenti”, di quanti ne ricevano filosofi e ricercatori, il cui lavoro può cambiare il volto della nostra civiltà. Peggio ancora, vediamo i componenti di intere famiglie, nessuno escluso, che svelano se stessi raccontando la propria intimità fatta di azioni e spostamenti, rendendo pubblici e mettendo quindi a disposizione foto e filmati. Tutto questo, con il solo intento di esistere, almeno nella rete, senza minimamente preoccuparsi che quella vetrina così ordinata è la stessa utilizzata dai cosiddetti orchi, stalkers, molestatori, psicopatici, pedofili, maniaci, ladri d’appartamento, e quant’altro ci si possa immaginare.<br />
 Nel mondo reale, però, si può dire a un bambino di non parlare con gli sconosciuti, e di mantenere un comportamento sobrio in pubblico. Nella rete, invece, non è più possibile. Telefonini e macchine fotografiche ad alta definizione, che scaricano direttamente il materiale sulla piattaforma del social network di riferimento, <strong>fanno sì che ogni capriccio del momento venga indelebilmente registrato sul web, e reso disponibile a chiunque.</strong><br />
 <strong>La totale mancanza di controllo sulle identità e i veri attributi di un utente nella rete</strong>, ci dà la possibilità di costruire delle personalità fittizie, attraverso il sistema dell’avatar, grazie al quale pensiamo di esprimere le nostre più intime e profonde tendenze e fantasie in totale sicurezza, avendo la sensazione di essere liberi e non giudicati, ma soprattutto senza alcuna percezione delle conseguenze. Questo stesso potere, tuttavia, viene utilizzato da coloro che vedono in Internet la grande opportunità di soddisfare le proprie tendenze patologiche. Nel mondo reale, infatti, nessun pedofilo o pedopatico potrebbe mai travestirsi da bambino o bambina; nella rete, invece, lo può fare, e può diventare chiunque, con la possibilità di giocare su più tavoli, selezionando le proprie vittime con precisione e, soprattutto, in sicurezza.</p>
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		<title>Sesso, Sangue, Soldi &#8211; Pedopatia e Pedofobia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 07:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Tratto da &#8220;PROTEGGI I TUOI FIGLI DA INTERNET&#8221; di Fabio Ghioni) La scienza dice che strutturalmente l’organismo umano è rimasto uguale a quello delle origini, di quando si dormiva nelle caverne e si usava la clava, e di quando il nucleo familiare e la sua consistenza rappresentavano la vera ricchezza. Pochi individui, che hanno prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Tratto da &#8220;PROTEGGI I TUOI FIGLI DA INTERNET&#8221; di Fabio Ghioni)</em></p>
<p>La scienza dice che strutturalmente l’organismo umano è rimasto uguale a quello delle origini, di quando si dormiva nelle caverne e si usava la clava, e di quando il nucleo familiare e la sua consistenza rappresentavano la vera ricchezza.<br />
Pochi individui, che hanno prodotto pensiero e filosofia, hanno contribuito a dare alla nostra razza una parvenza di evoluzione e distanza nei confronti del regno animale. In seguito, la “scoperta” dell’energia elettrica ha permesso quel balzo nella produzione di strumenti e capacità di modificare la nostra biosfera, al fine di renderla sempre più idonea a supportare l’esigenza di utilizzare la mente in innumerevoli giochi sociali. Tali “intrattenimenti” servono solo a darci l’impressione di fare qualcosa d’importante, mentre svolgiamo per la natura la medesima funzione che svolge un microrganismo o un albero: trasformare ossigeno in anidride carbonica.<br />
Abbiamo poi anche deciso di rendere interconnesso e raggiungibile attraverso la Rete un mondo che ospita frammenti assai eterogenei di civiltà, favorendo il contatto tra elementi storici e culturali incompatibili tra loro, ed esaltando in tal modo l’espressione della differenza e dell’intolleranza, ove la regola del più forte è anche, naturalmente, la più “giusta”.<br />
All’interno di questo grande calderone, che ospita ingredienti a dir poco inaccostabili, la nostra sindrome dell’entertainment e del divertimento di massa ha prodotto anche una stampa e un’editoria che funziona secondo la nota regola delle tre S: sesso, sangue e soldi. Pochi leggono o “cliccano” su prodotti raffinati della mente umana, e molti invece si gettano sugli scandali altrui, sul torbido, sul truculento, su tutto ciò insomma che alimenta il serbatoio di quelle emozioni dense e oscure, che abbiamo imparato a scambiare per “vita”, poiché ci fanno “sentire vivi”. Cosa si può pretendere, allora, da una società che sforna prodotti editoriali e mediatici che sfruttano la paura, l’oscuro, il sangue, la violenza e la morte, per formare i nuovi esseri umani e mantenere quelli vecchi soddisfatti?</p>
<p>In questo contesto, si inserisce quella che è stata definita erroneamente pedofilia. Erroneamente, perché il termine, da un punto di vista etimologico, indica un sentimento positivo nei confronti dei cuccioli degli esseri umani, una spinta al loro benessere e alla loro protezione. Quello che ci troviamo ad affrontare, invece, è qualcosa di molto diverso, molto più simile all’oscurità e alla truculenta sindrome che s’impadronisce della nostra mente, tutte le volte che guardiamo un telegiornale o sfogliamo un quotidiano.<br />
Quella che definiamo come pedofilia, in realtà potrebbe essere più correttamente nominata “pedofobia” o “pedopatia”, poiché proprio tra le patologie deve essere annoverata. Questa malattia della mente è la stessa che spinge un essere umano alla prevaricazione su un soggetto più debole, indifeso, ingenuo o innocente; quella che guida i bulli a malmenare e umiliare i compagni più piccoli, timidi e pacifici; la stessa che determina anche l’azione crudele di chi se la prende con gli animali domestici, torturandoli e uccidendoli a volte in modi atroci. Quella sindrome che spinge alla violenza sessuale e al rapporto basato sulla prevaricazione.<br />
Naturalmente, questa linea di condotta denota personalità non solo disturbate, ma anche determinate a comportamenti contrari alla sopravivvenza stessa della specie, e quindi antisociali. Sono persone dominate da uno spaventoso complesso d’inferiorità e dalla paura, che li spinge a riconoscere nella paura e nella sottomissione dell’altro la propria dimensione umana. Ma non lasciamo che il riconoscimento della loro patologia ci confonda: questi individui sono pericolosi e, in quanto tali, non hanno alcun diritto di mescolarsi a un contesto sociale votato alla vita. Non avrebbero ugualmente alcun diritto di occupare le prime pagine dei quotidiani, o sezioni di spicco dei notiziari in prima serata, piuttosto che le note di ricerca di qualche scienziato interessato alla risoluzione di patologie.<br />
Tuttavia, dato il contesto votato anche alla spettacolarizzazione delle disgrazie altrui, e di questo possiamo incolpare solo noi stessi, può capitare che il tentativo di denuncia porti invece ad alimentare la sindrome stessa! Come? Nell’identico modo in cui l’attenzione maniacale puntata dai media sui lanciatori di pietre dai cavalcavia delle autostrade ha portato all’aumento di questo fenomeno.<br />
Tutti coloro che contengono in latenza i semi di una patologia tendono a tradurre la fantasia in azione, quando questa potrebbe dar loro una dimensione di fama e popolarità, e quindi di riconoscimento (il famoso “io esisto se …”), anche per un solo istante. Il timore delle conseguenze diventa allora secondario, se non vero e proprio stimolo di adrenalina. Potremmo dire infatti che, proprio da quando questa patologia è salita agli onori della cronaca, il suo diffondersi è aumentato vertiginosamente, anche con l’aiuto propulsivo della rete, ma soprattutto, come abbiamo detto, con l’aiuto dei media, che sbattono elementi aberranti della razza umana sulle prime pagine, insieme ai grandi della Terra! Come ben sappiamo, infatti, non importa che se ne parli bene o male, ma che se ne parli. Questa sindrome del truculento ha fatto aumentare anche fenomeni collaterali, che dimostrano come il vero medio evo non sia mai terminato.<br />
Spingendoci un poco più in là, diciamo che la spettacolarizzazione della “caccia alle streghe” porta con sé anche eventi tristi, ai quali tutti possiamo assistere ogni giorno. Parlo, ad esempio, dei genitori che seguono con il Gps il figlio quando esce da scuola, e ne controllano ogni movimento. Non siamo più liberi di sorridere a un bimbo, senza che chi è presente alzi il sopracciglio, o che il genitore non reagisca in modo protettivo, alimentato dalla paura del “mostro” sempre in agguato.<br />
Accadono anche fenomeni più inquietanti, che partono proprio dai bambini stessi, protetti dal mondo esterno fisico, ma non mediatico, e che quindi assorbono e interpretano a loro modo le notizie e gli allarmi lanciati dai media. Un giorno sono stato testimone di uno di questi episodi, su un mezzo pubblico. Una zia stava accompagnando la nipote a casa, e quest’ultima, guardando un negozio, le chiedeva di farla scendere, perché voleva vedere la vetrina. La signora disse alla bimba che non potevano fermarsi, perché la mamma le aspettava a casa. A questo punto, la bimba indispettita le disse: “se non mi fai scendere subito, chiamo la polizia e dico che mi fai le brutte cose!”. Ho osservato questa signora, che probabilmente per un miracolo non ha avuto un arresto cardiaco, mentre faceva scendere la bambina alla prima fermata, guardandosi intorno presa dalla vergogna, con decine di sguardi puntati su di lei.<br />
Purtroppo, possono accadere anche queste cose, quandosi scambia una corretta informazione con la cultura della paura. E mentre “informiamo” tutti, genitori e figli, dei pericoli del mondo, ci scordiamo magari che far rimbambire questi ultimi davanti a un PC, per emergere in un social network, o davanti a videogiochi che alimentano la sete di fama e violenza, può avere un solo effetto: gettare benzina sul fuoco.</p>
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		<title>I sistemi di condizionamento &#8211; DIALOGO INTERRELIGIOSO PARTE 2</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 07:43:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Tratto dalla conferenza IL DIALOGO INTERRELIGIOSO del 2011 a Cividale del Friuli) Sia il sistema occidentale che quello orientale presentano forti elementi di condizionamento. Quello occidentale è basato sul senso di colpa, fattore che sembra indispensabile, tanto che si definisce come non umano, cattivo, sociopatico un individuo che non lo provi. Al contrario, è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Tratto dalla conferenza IL DIALOGO INTERRELIGIOSO del 2011 a Cividale del Friuli) </em></p>
<p>Sia il sistema occidentale che quello orientale presentano forti elementi di condizionamento.<br />
Quello occidentale è basato sul senso di colpa, fattore che sembra indispensabile, tanto che si definisce come non umano, cattivo, sociopatico un individuo che non lo provi. Al contrario, è un sistema di condizionamento potentissimo. Gli orientali, invece,hanno il terrore di perdere la faccia, fattore che, se vogliamo, è ancora più potente del senso di colpa.</p>
<p>Riporto un esempio eclatante, che ho raccontato altre volte. Mi trovavo a Shangai con un giapponese, nel periodo in cui ero consulente del governo giapponese, e una signora, passandomi accanto, per errore mi ha pestato la punta del piede. Dalla sua reazione immediata, sembrava che mi avesse ammazzato il figlio! Si è prostrata, era smarrita e confusa, mentre io cercavo invano di tranquillizzarla. Commentando, poi, l’accaduto con il mio interlocutore, gli ho fatto notare come, dal mio punto di vista, la signora fosse stata così attenta e premurosa nello scusarsi. Lui, invece, mi rispose che mi sbagliavo, che stavo interpretando male il suo atteggiamento. La signora non era preoccupata di avermi in qualche modo danneggiato, bensì era molto preoccupata per essere stata maldestra e aver quindi fatto una pessima figura con me. Si trattava, quindi, di un atteggiamento totalmente egoriferito, alla base del quale è il motivo per cui i cinesi lavorano tantissimo e sono efficientissimi. Per loro, infatti, equivale a non perdere la faccia.</p>
<p>Vedete quanto può essere potente questo sistema di condizionamento, che si installa nella nostra testa appena nasciamo, come un velo, e ci fa muovere in una direzione piuttosto che in un’altra.</p>
<p>Vi riporto un altro esempio, relativo a un paese diverso, con diverse tradizioni. La moglie di un mio amico, che viene dall’ex Unione Sovietica, raccontò un episodio della sua infanzia. Un giorno a scuola, mentre erano in classe, arrivò il rappresentante del partito. Sottolineo il fatto che non sto riportando questo episodio per dare un giudizio contro il comunismo, bensì per osservare che quando c’è di mezzo un’istituzione, spesso scatta automaticamente il sistema di condizionamento. L’uomo invita dunque i bambini a chiudere gli occhi, a giungere le mani e chiedere a Gesù di portare loro una caramella. Ovviamente,quando aprono gli occhi, la caramella non è comparsa. Li fa allora riprovare, sostituendo l’invocazione a Gesù con quella a Lenin.Quando aprono gli occhi, naturalmente trovano tutti una caramella sul banco.</p>
<p>Sappiamo che un bambino è una spugna, e fin da piccolo può acquisire tantissime informazioni. Questa, dunque, è un’istruzione potentissima da dare a un bambino così piccolo, che non è in grado ancora di elaborare. Quell’uomo, cioè, ha installato un software nella testa degli alunni, che avrebbe suggerito da quel momento in poi di elaborare tutti gli avvenimenti da quel punto di vista.</p>
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		<title>DIALOGO TRA RELIGIONI.Parte 1 di 3: Le religioni e la percezione dell’Assoluto</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 07:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Dalla conferenza dibattito tenuto da Fabio Ghioni a Cividale del Friuli nel 2011) Il dialogo interreligioso, secondo il mio punto di vista, è impossibile fintanto che esisteranno le istituzioni religiose. Il rapporto che c’è tra le religioni, infatti, da ciò che si può osservare, è molto più simile a quello che intercorre tra squadre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Dalla conferenza dibattito tenuto da Fabio Ghioni a Cividale del Friuli nel 2011)</em></p>
<p>Il dialogo interreligioso, secondo il mio punto di vista, è impossibile fintanto che esisteranno le istituzioni religiose. Il rapporto che c’è tra le religioni, infatti, da ciò che si può osservare, è molto più simile a quello che intercorre tra squadre di calcio. Un tifoso del Milan non penserà mai che l’Inter abbia qualcosa di valido da dire, anche se, ed è questo il fattointeressante, entrambe le squadre giocano a calcio, seguendo le stesse regole: tutti, cioè, vogliono puntare alla porta e fare goal.</p>
<p>Sembra, in realtà, che solo le grandi religioni monoteiste abbianoquesto problema, perché se si guarda alle religioni orientali, e in particolare all’Induismo, al Buddismo e al Tantra, si scopre chenon sono poi tanto in disaccordo tra loro; molti degli assunti che professano, anzi, sono identici. Per lo stesso motivo, in verità non dovrebbe essere difficile nemmeno il dialogo tra Cristianesimo eIslam, perché anche gli islamici credono in Dio, in Gesù Cristo e negli Arcangeli, sebbene pensino che Gesù non sia figlio di Dio, bensì un profeta. Un profeta, ricordiamolo, come lo sono statianche Elia, Daniele e Mosè, ha comunque un contatto con il mondo divino, e si pone anche come interprete di quella parola.</p>
<p>Se andiamo all’origine del Cristianesimo, d’altra parte, vediamo che, anche all’epoca del Concilio di Nicea, le sette degli Ariani e Trinitaristi combattevano all’ultimo sangue, fino a che Costantino il Grande, come la storia insegna, non si è messo d’accordo con i Trinitaristi, i quali, con gran frastuono di vangeli sbattuti sultavolo del Concilio, riuscirono a spuntarla. Per tornare ai giorni nostri, possiamo osservare, ad esempio, le continue faide in Irlanda del Nord tra cattolici e protestanti, che peraltro credono entrambi in Dio, e pure in Gesù Cristo. Tutto questo, senza considerare che i vangeli ufficiali sono stati scritti molto dopo la morte di Cristo, come è accaduto d’altra parte anche per il canone buddista, relativamente a Buddha.</p>
<p>Si dice giustamente che il Buddismo non afferma che l’Assoluto non esiste, afferma che non abbiamo gli strumenti per determinare se l’Assoluto esiste. Si dice anche che il Buddha non era una divinità. Il Buddismo, in sostanza, ritiene, a torto o a ragione, che tutto ciò che vediamo intorno a noi è una manifestazione del Tutto, e noi ne siamo una piccola parte. Non siamo diversi da Dio, ma non siamo neanche uguali a Lui, siamo all’interno di Dio. Per questo motivo, ritiene anche che le divinità dell’Induismo siano inferiori allo stesso Buddha, perché ancora identificate in una forma. La Realtà suprema, invece, non ha forma.</p>
<p>E in effetti, noi cosa ne sappiamo?</p>
<p>Se fossimo dei gatti, potremmo immaginare Dio con dei grossi baffi, i dentini aguzzi, mentre si strofina le orecchie e si lecca,anche se certamente, dal nostro punto di vista, lo farebbe meglio,in modo più assoluto. Oppure, potremmo semplicemente riconoscere che siamo solo dei poveri gatti, e non possiamo, quindi, sapere cosa c’è Oltre. Qualcuno qui dentro può dire di avere la visione di Dio? No, come non ce l’ha il gatto.</p>
<p>Non abbiamo, infatti, la facoltà né di umanizzare un Divino, né dideterminare e descrivere l’Assoluto, perché siamo in fondo comepiccoli microbi che vivono una realtà relativa e, in quanto tali, non possiamo avere gli strumenti per determinare la Realtà. Detto questo, non la neghiamo, cioè tendiamo all’evoluzione.</p>
<p>A questo proposito, voglio ricordare un aneddoto esemplare, raccontato da Carlos Castaneda in un bellissimo libro, dove descrive un viaggio fatto con il suo maestro Don Juan, uno sciamano yaqui. Un giorno, si trova su una strada, e vede una lumaca in mezzo alla carreggiata. Il maestro era alle sue spalle, eCastaneda, per fare bella figura con lui, prende la lumaca con farecompassionevole e delicatamente la mette a lato della strada per salvarla dalle macchine. Si volta, poi, verso il maestro, con l’aria compiaciuta di chi aspetta il plauso. Don Juan lo guarda con pietàe gli dice: “Ma che cosa hai fatto? Quella lumaca ci ha messo milioni di anni per arrivare proprio lì, e tu le hai rovinato tutto”.</p>
<p>Questa è una piccola metafora della nostra presunzione nel cercare di cambiare, di interpretare o di asserire qual è la verità più vera delle altre. Ed è questo il grande problema delle religioni, secondo il mio punto di vista, ovvero l’affermare che quello che dice una è più vero di quello che dice un’altra. E se l’una cerca di negare quello che dice l’altra, allora mette in pericolo tutte le certezzecostruite nel tempo. Dunque, va soppressa.</p>
<p>Possiamo fare anche un altro esempio, in proposito, testimoniante il paradosso. Sappiamo che quando Gesù Cristo è sceso sulla Terra, alla fine l’hanno ammazzato. Tutti aspettavano il Messia da migliaia di anni, dall’epoca babilonese di Ciro il Grande, delprofeta Daniele. Tantissime persone si erano anche elette a interpreti di ciò che il Messia sarebbe stato e avrebbe detto,dicendo di essere vicine a lui; esattamente come ora molte personeasseriscono di vedere la Madonna, o di avere collegamenti e canalizzazioni varie.</p>
<p>Quando è arrivato, ha suscitato la paura, perché una cosa è adorare un pezzo di legno o una statua, un’altra cosa è avere davanti il vero oggetto dell’adorazione. Noi, infatti, ora ci limitiamo ad adorare un pezzo di legno, oppure la statua del Buddha o quella di Shiva, eccetera, ma sono solo degli oggetti a cui attribuiamo un significato. Chi può dire di aver davvero visto il Buddha? Che cos’era, e che cosa potremmo provare di fronte a lui? Che cosa avranno provato, dunque, i contemporanei di Gesù di fronte a Dio incarnato, secondo ovviamente l’accezione attribuitagli daiTrinitaristi, oppure in ogni caso di fronte a un profeta, un Maestro,un essere enorme in confronto a quello che noi ci immaginiamo. Tante certezze saranno crollate, e così tutti i film mentali che unopoteva essersi creato, perché avendo davanti la vera figura, c’era il rischio magari di essere smentito totalmente. La reazione quindi èstata quella di ammazzarlo, prima che distruggesse tutta la loro vita.</p>
<p>Vorrei fare, a questo punto, una piccola precisazione riguardo alrapporto tra Maestro e discepolo. Se è pur vero che il Maestro richiede obbedienza assoluta, concetto antichissimo e proprio non solo delle religioni orientali, perché lo si ritrova, ad esempio, anche nel Sufismo, è altresì vero che non è il Maestro che cerca il discepolo e gli impone obbedienza. È il discepolo, invece, che cerca il Maestro, cercando di ottenere la sua attenzione quando lo riconosce, e fa di tutto per essere accettato come discepolo, perché ritiene che quello che ha davanti è la cosa più vicina al Divino che possa vedere, colui che lo può guidare.</p>
<p>La figura più simile a questa, nel cattolicesimo, è quella del BuonPastore, dove esiste un pastore che guida una pecora. Il Maestro è, quindi, colui che ti può indicare la Via, che ha la visione di quale direzione devi prendere per evolvere, perché tu non ce l’hai, da solo non puoi farlo.</p>
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		<title>DEMOCRAZIA E NUOVO ORDINE MONDIALE</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 12:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci viene raccontato che siamo in democrazia, e che il popolo può partecipare attivamente al governo del paese, attraverso i suoi rappresentanti. Incredibile! Che tipo di democrazia stiamo esprimendo? A voi sembra che ci porti a qualche risultato? Non sto dicendo che c’è bisogno di una dittatura, ma, onestamente, a cosa ci sta portando lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci viene raccontato che siamo in democrazia, e che il popolo può partecipare attivamente al governo del paese, attraverso i suoi rappresentanti. Incredibile!</p>
<p>Che tipo di democrazia stiamo esprimendo? A voi sembra che ci porti a qualche risultato? Non sto dicendo che c’è bisogno di una dittatura, ma, onestamente, a cosa ci sta portando lo stato democratico italiano, in questo momento? Che conquista abbiamo raggiunto? La libertà di fare che cosa, esattamente?<br />
Se ci fosse un dittatore, almeno si è consapevoli che si è sotto unadittatura. Adesso, invece, tu pensi di essere libero, è questo il trucco, e non hai nemmeno qualcuno da additare per le sfighe che ti colpiscono ogni giorno, soprattutto per la crisi che stiamo attraversando. Quei poveracci che vengono licenziati o vanno in cassa integrazione senza sapere perché, pensano di essere liberi? Il termine “libero” non esiste. Puoi al massimo dirti fortunato, se staidalla parte di quello che fa i tuoi interessi.</p>
<p>Si parla tanto, ora, del Movimento 5 Stelle e del fenomeno Grillo.Da quello che ho potuto osservare, dato che nessuno in queste elezioni sapeva cosa votare, la gente si è divisa in due correnti: la prima ha rinunciato alle urne, e la seconda ha votato M5S, provando la novità, piuttosto che dare la fiducia a chi ormai l’ha persa, insieme alla stima. Purtroppo però, le poltrone dove si siederanno anche questi nuovi eletti sono avvelenate, perché è un dato di fatto che chiunque si installi lì si trasforma. In breve tempo, vedrai che anche loro diventeranno uguali a tutti gli altri.<br />
Vi suggerisco, a questo proposito, di leggere molto attentamente un bellissimo libro, intitolato La Fattoria degli animali, di George Orwell. È un testo classico, scritto per descrivere la rivoluzione comunista, ma che in realtà si può associare a qualsiasirivoluzione, da quella francese a oggi. Spiega molte cose, tra cui anche questo fenomeno.</p>
<p>Se vogliamo, poi, parlare di manipolazione della realtà e falsificazione dell’informazione diffusa, sappiate che Internet è il territorio migliore per poter creare qualcosa che non esiste. Chi lo va a verificare? Siete mai andati a verificare una notizia pubblicata, magari in riferimento a ciò che succede in Afghanistan? Non lo si fa nemmeno con le informazioni relative all’Italia. Ve ne potrei citare diverse, nel passato, che erano completamente fittizie. Lo so per certo, perché casualmente stavo lavorando con le istituzioni ad alcuni casi; eppure le notizie venivano divulgate esattamente in quel modo, per poi venir commentate dalla gente nei bar. Quando leggete i giornali, tenete dunque presente che l’80 per cento di ciò che viene scritto è purainvenzione, fiction. È un fenomeno interessante, se ci pensate.<br />
Uno strumento dei media libero, inoltre, dovrebbe essere super partes, e invece mi risulta che ogni testata, anche televisiva, abbia un proprietario, che ha naturalmente degli interessi economici e sicuramente una sua preferenza politica. Pensate davvero che laRepubblica, il Corriere, il Giornale, Libero, eccetera, esprimano un’informazione libera da qualunque tipo di ideologia o interesse del proprietario? La risposta, ovviamente, è no.<br />
Internet comunque, come dicevo, è il territorio privilegiato per questo tipo di operazione, perché basta avere un telefonino per collegarsi e leggere in tempo reale, ovunque ti trovi. In questo modo, è molto più facile raggiungere la “vittima”, e lo si vede dalla continua incentivazione nell’utilizzo di interfacce che ti consentano di essere sempre connesso, e di assorbire informazionie istruzioni, o consigli per gli acquisti.</p>
<p>Per chi si chiede chi o cosa c’è dietro tutto questo, personalmente vorrei evitare di entrare nel complottismo sfrenato, fatto di ipotesistravaganti sull’esistenza di rettiliani travestiti da umani, o altro. Ci sono senz’altro dei grossi interessi di una classe dominante, che probabilmente è tale per dinastia da tantissimo tempo, e che non uscirà mai veramente alla ribalta delle cronache, dove vengono invece mandati i cosiddetti frontman. Così stanno le cose, e non c’è da gridare allo scandalo, perché non c’è nulla da fare, men che meno un gruppo di denuncia su facebook contro il Nuovo Ordine Mondiale. Cosa vuoi che gliene freghi? Nulla, e invece tu così ti sei esposto, dando loro l’occasione di monitorarti, se rompi troppo le scatole.</p>
<p>Quello che potremmo fare, ma che purtroppo non faremo mai, èagire in modo coordinato, smettendo magari tutti insieme di fare una cosa. Se venti milioni di persone, ad esempio, buttassero via la televisione, così che nessuno la guarda più, sai che casino si creerebbe? Ugualmente, potremmo smettere di comprare un determinato prodotto, per dare un segnale, o decidere di ritirare i nostri soldi dalle banche, anche a piccole dosi. Oppure, si potrebbe scendere nella piazza del Parlamento, con l’intenzione di non muoversi finché non fanno uscire quella legge o modificano quell’altra. Considerato, invece, che ognuno si fa i fatti propri, questo non succederà mai.<br />
L’interesse della maggior parte delle persone è semplicemente quello di avere un’interfaccia che funga da intrattenitore. Devonoavere un canale dove vedere le partite di calcio, avere la possibilità di fare ogni tanto un weekend al mare, uscire a cena o a bere l’aperitivo con gli amici. Questo è quello che interessa, avere la vita piena di queste cose. Adesso, sembra che non interessi piùnemmeno avere un lavoro. Chiudono sempre più aziende, ma non vedo una rivoluzione in corso. Provate a chiedervi perché non vedete le persone in piazza, come accadeva negli anni ’70, mentre le vedete davanti al telefonino che creano gruppi su facebook, con scritto “Abbasso la disoccupazione”. Invece di cercare di trasformare gli altri, quindi, evitando di guardarci allo specchio, quello che si può iniziare a fare è cercare di trasformare noi stessi.</p>
<p>Se vuoi sapere, poi, cosa penso del Nuovo Ordine Mondiale, ti rispondo chiedendoti: “com’era il vecchio ordine mondiale, visto che il nuovo non va bene? Io non so com’è il Nuovo Ordine Mondiale, ma sicuramente so che il vecchio fa schifo. Mi vuoiforse dire che siamo in una società illuminata e funzionante, e quindi è meglio non modificare nulla? Siamo in una società libera, dove puoi fare quello che vuoi, e dove tutto ciò che vedi è l’espressione di qualcosa di luminoso? Si dice, tra le altre cose,che il Nuovo Ordine Mondiale è cattivo e colluso con gli extraterrestri. Sono opinioni che ricalcano quelle intorno alla fine del mondo, nel 2012, e ai complotti che c’erano dietro. Sta di fatto che adesso siamo approdati al 2013. C’è di buono che, almeno, il Nuovo Ordine Mondiale non ha una scadenza, e quindi nel 2402 potremo ancora parlare di questo argomento. Mille anni fa, d’altra parte, ce n’era un altro, perché l’Ordine Mondiale del 1300 sarà stato Nuovo rispetto a quello del 1000, e così via.</p>
<p>Che cosa mi aspetto, dunque, dal futuro? Sono convinto che ci siala possibilità di un riscatto dell’umanità, ma sono anche convinto che si potranno vedere risultati apprezzabili solo fra tre-quattrocento anni. Ci vorranno, infatti, parecchi shock sistemici, prima che possa realizzarsi qualcosa di tangibile, da questo punto di vista.</p>
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		<title>CONVEGNO A GORIZIA &#8211; PROGETTO &#8220;ISSA LA RETE&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 12:19:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La tecnologia ha assunto un ruolo di rilievo nelle attività quotidiane di ognuno di noi, al punto che più di qualcuno ha ipotizzato che la fine dell’umanità moderna potrebbe essere causata dalla fine delle moderne tecnologie. Tuttavia, l’informatizzazione selvaggia delle nostre vite nasconde un lato oscuro davvero inquietante, soprattutto con riferimento ai minori. Quando si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tecnologia ha assunto un ruolo di rilievo nelle attività quotidiane  di ognuno di noi, al punto che più di qualcuno ha ipotizzato che la fine  dell’umanità moderna potrebbe essere causata dalla fine delle moderne  tecnologie.<br />
 Tuttavia, l’informatizzazione selvaggia delle nostre  vite nasconde un lato oscuro davvero inquietante, soprattutto con  riferimento ai minori. Quando si parla di crimini in generale, si  avvertono sensazioni che vanno dalla curiosità allo stupore, ma in  nessun altro caso come per reati di pedofilia la prima reazione  unanimemente avvertita è la rabbia mista a ribrezzo e chissà cos’altro.<br />
 I reati che coinvolgono i minori come parti offese offrono una mole  enorme di argomentazioni e considerazioni in campo giuridico e  criminologico.<br />
 Parenti, insegnanti, sacerdoti… La lista dei  potenziali offender non è definibile! Le notizie di attualità, di tanto  in tanto, si permeano di casi eclatanti coinvolgenti questi “orchi”,  come chiamati da molti, catturati dopo lunghe e faticose indagini.<br />
 Perché attendere che questi criminali vengano catturati dalle forze  dell’ordine per poi essere processati da un sistema lento e inadeguato?  Come prevedere misure, comportamenti e campagne informative che  impediscano che altri minori vengano violati? Questi e altri  interrogativi saranno sviluppati nel corso dell’incontro programmato.</p>
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		<title>Tecnologia: protesi imperfetta e coscienza perfetta</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 07:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaMMINISTRATORe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi definiscono spesso come “hacker”. Questo termine è stato piuttosto abusato nell’era informatica, legandolo all’utilizzo non convenzionale degli strumenti, o comunque alla grande curiosità e al desiderio di entrare molto a fondo nella tecnologia, sempre informatica. In realtà, è una proprietà umana. Per quanto mi riguarda, Gandhi era un hacker, così come Einstein o Martin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi definiscono spesso come “hacker”.<br />
 Questo termine è stato piuttosto abusato nell’era informatica, legandolo all’utilizzo non convenzionale degli strumenti, o comunque alla grande curiosità e al desiderio di entrare molto a fondo nella tecnologia, sempre informatica. In realtà, è una proprietà umana. Per quanto mi riguarda, Gandhi era un hacker, così come Einstein o Martin Luther King, e altri personaggi simili. È il ragionare fuori dagli schemi, il poter trovare soluzioni o esporre se stessi a un fuoco vivo, molto più bruciante e si potrebbe dire da un certo punto di vista rischioso, di quanto si fa nella normalità, per sopravvivere. Se hai il coraggio, e questo è un termine che significa “avere cuore”, secondo l’accezione latina, sei un hacker.<br />
 Se invece impieghi le tue conoscenze informatiche per rubare o compiere azioni distruttive, non sei un hacker, bensì un informatico che utilizza dei trucchi. C’è una bella differenza.</p>
<p>Quello che mi ha portato a essere un esperto di sicurezza informatica è stata una forte curiosità per il modo in cui si stava evolvendo una tecnologia, che sta ormai diventando sempre più una protesi e una pallida imitazione delle facoltà umane. Dal momento, però, che gli umani continuano a esistere e sono dotati di facoltà, qual è lo scopo di questo sviluppo?</p>
<p>Considero questa ipertecnologizzazione una sconfitta, anche se mi rendo conto che, dicendo questo, mi sto dando la zappa sui piedi, dato che sono considerato un esperto in materia. Dovrei forse dire che tale uso della tecnologia è bellissimo, mentre per me è un traguardo molto triste, perché l’essere umano la sta privando della sua originaria funzione di utilità come amplificatore delle sue capacità. Quello che stiamo facendo, invece, è delegare a lei tutto quello che noi siamo, che abbiamo e che ci rappresenta. Tranne la nostra interiorità, si spera. Certo, possiamo fare questa intervista via skype perché esistono i telefonini. E quindi? Una conquista incredibile! Mi sento meglio, e adesso potrò toccare Dio.<br />
 Un esempio eclatante è il famoso microchip, tanto pubblicizzato, che ti permette di pagare senza mettere mano al portafoglio, o aprire le porte senza usare le chiavi. Caspita che fatica, tirare fuori il portafoglio per pagare! Devi avere un chip, perché nemmeno la mano devi muovere. Avete capito come ci sta riducendo tutto questo? A una larva, che delega le proprie azioni quotidiane a dei meccanismi automatici. Certo, quando sei comunque un dormiente, non ti fa nessuna differenza, ma quando vorresti vivere una vita reale, tutto questo ti sembra non solo un limite, bensì una vera e propria prigione. Arriverà il giorno in cui un semplice click del mouse potrà cancellarci, e da quel momento non esisteremo più.</p>
<p>Se tu affidi tutto ciò che rappresenta te stesso a una macchina gestita da altri, stai praticamente vendendo la tua identità, i tuoi soldi, i tuoi averi a degli sconosciuti, che poi possono farci quello che vogliono. Questo vale anche per i tuoi desideri e la tua intimità, se vogliamo parlare, ad esempio, dei social network.<br />
 I social network sono praticamente dei sistemi di autoschedatura, grazie ai quali adesso non c’è più bisogno degli investigatori privati per creare un dossier su una persona. Oltre tutto, con i vari “mi piace” e le pubblicazioni dei vari link, si rivelano anche molte informazioni private che sono protette dalla legge sulla privacy: ad esempio, lo stato di salute, il credo religioso, la preferenzapolitica e i gusti sessuali. Ti si chiede di farlo, e tu lo fai. Il trucco sta nell’indurti ad agire volontariamente: un po’ come mangiarti vivo, facendoti sembrare piacevole la cosa.</p>
<p>Facebook, secondo me, sarà la piattaforma ideale anche per gli scenari delle guerre future. Ci saranno schieramenti nemici che si faranno la guerra a colpi di “mi piace”. Non sto scherzando. Giàadesso le proteste si fanno in questo modo, da quella antivivisezione alla lotta al nucleare, portate avanti a suon di gruppi e relativi consensi. E una volta che hai cliccato, cosa cambia? All’azienda farmaceutica che fa la sperimentazione sugli animali vivi, secondo te gliene frega qualcosa che tu abbia aderito a un gruppo, o abbia cliccato “mi piace” su un link di facebook?<br />
 Prima, negli anni ’70, la gente protestava scendendo per strada con i forconi. Non sto dicendo che è una situazione auspicabile, però sicuramente, se eri incazzato, si vedeva. Adesso, invece, c’è un gruppo su facebook che lo dice per te. Ci siamo ridotti così: si sta a casa e si pensa pure di aver fatto qualcosa di utile, interagendo davanti a un monitor. Tutto può avvenire in questo modo, pensateci: dalla guerra alle relazioni d’amicizia che iniziano e finiscono in chat. Così facendo, non rompi le scatole al sistema, che ti fa vedere tutto quello che vuoi, tutte le illusioni e le piccole cose che ti possono far sentire vivo, senza sentirti in pericolo in mezzo al mondo.</p>
<p><em>(Fabio Ghioni estratto intervista UFOCAST Webradio)</em></p>
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		<title>Uomo e anima</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 09:12:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi è veramente l’uomo?</strong><br />
 È una domanda facile e difficile allo stesso tempo. L’uomo non è un corpo, non è un nome, non è una funzione, ma usa tutto questo come degli strumenti. L’uomo non è un’ideologia, un partito politico, non è un’insieme di nozioni, ma si identifica in una di queste cose, oppure sceglie di non identificarsi in esse. L’uomo vero, nel linguaggio comune, può essere descritto solo per negazioni, cioè puoi dire che cosa non è. Ma per dire che cos’è, lo devi essere.</p>
<p>Potrei dire che esiste solo l’Anima. Siamo degli esseri che hanno la possibilità di tornare a Casa, e sottolineo ‘possibilità’. Qui, in questo campo, quello fisico, siamo messi alla prova.<br />
 Sarebbe in effetti meglio non parlare dell’Anima, perché non ci sono parole che possono descriverla, in quanto i linguaggi sono stati inventati per raccontare le cose che puoi toccare e vedere con i sensi. L’Anima invece, ovvero te stesso, è l’unica cosa che con i sensi non puoi toccare, né vedere.<br />
 Per percepire quello che tu sei veramente, devi disattivare tutto il resto. Quando l’hai fatto, puoi sentire che cos’è l’Anima, ma puoi solo sentirla: non puoi raccontarla in un libro, e non puoi discuterne, perché sarebbe paradossale. La sua natura, d’altra parte, è un argomento che io considero sacro, e non ritengo possa essere oggetto di chiacchiera. Certo, se tu non pensi di essere qualcosa di spirituale, bensì solo un agglomerato di materia in movimento e in rapido decadimento, e in effetti è ciò che normalmente l’uomo pensa di essere, allora potresti anche avere la presunzione di parlare di qualcosa di assoluto. Ma visto che non è così, se si riesce a percepire questo elemento, si sa anche che non è possibile descriverlo con termini ordinari. Puoi però cercare di farlo percepire a un’altra persona, se lo desidera. Ma bisogna desiderarlo.</p>
<p>Il nucleo che qui si chiama Anima è diviso in due: una parte, chiamata Trasparente, si trova in alto, mentre l’altra è quella che giunge su questo piano, prendendo il nome di Corpo Oscuro.Quando cade qui, occupa un corpo, si mette un vestito, per poter interagire con questo piano dell’esistenza, che è un mondo anch’esso Oscuro. Tra le due c’è un collegamento, perché la parte che si trova qui deve trovare la strada per tornare da dove è venuta.<br />
 L’accezione che si dà alla parola Trasparente, che è un termine oggettivo, è quella di imperturbato e imperturbabile, ed è ciò che dovremmo diventare. La parte Oscura è invece perennemente in guerra, perché combatte per uscire da qui, nonostante il fatto che in questa epoca manchi in generale la speranza che esista qualcosa al di là di ciò che si può toccare con mano. Qualcosa di eterno, di immortale. Quasi tutto, infatti, è disegnato per drogare i sensi, per sovrastimolarli, in modo tale che non si senta il vuoto prodotto dalla mancanza di questa speranza. Mi auguro che tutti trovino la soluzione alla guerra interiore che stanno vivendo. La chiave di questa soluzione è NON COMBATTERE.</p>
<p>Quando, e se mai, un nucleo Oscuro avesse l’estrema fortuna di diventare uguale alla sua controparte Trasparente,automaticamente si troverebbe in un Cielo altissimo. Non potrebbe più rimanere qui, perché diventerebbe incompatibile con questo luogo.<br />
 Se riesci a diventare Trasparente, trasformando la tua Oscurità, hai adempiuto alla ragione per cui sei venuto qui. Si può dire che hai fatto yoga, che vuol dire “unione”, perché ti sei unito, appunto,con l’altra metà di te stesso. Hai raggiunto uno stato di totale pace e realizzazione, che penso sia l’obiettivo che tutti dovrebbero avere.</p>
<p><em>Tratto dall’intervista a Fabio Ghioni – UFOCast, 22 marzo 2013</em></p>
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