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	<title>Fabio Ghioni &#187; furto di identità</title>
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		<title>Password sicure. Videointervista</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 11:57:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prevenire il furto di password? Iniziamo a non utilizzare sempre le stesse per tutti i siti. E teniamo separate quelle per i social network, che non sono per nulla protette. TGR Friuli intervista Fabio Ghioni in occasione dell&#8217;incontro organizzato da @uxilia e Socialnews: Copyright &#169; 2008 This feed is for personal, non-commercial use only. The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prevenire il furto di password? Iniziamo a non utilizzare sempre le stesse per tutti i siti. E teniamo separate quelle per i social network, che non sono per nulla protette. TGR Friuli intervista Fabio Ghioni in occasione dell&#8217;incontro organizzato da @uxilia e Socialnews:</p>
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<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small><p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.fabioghioni.net/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Come lanciare un attacco di phishing sfruttando Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fvxgn74</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli attacchi informatici alle aziende iniziano quasi sempre con un dipendente che riceve un&#8217;email fittizia e clicca su un link a un sito malevolo. In gergo, questa operazione si chiama phishing e serve a rubare l&#8217;identità della vittima e penetrare nelle reti aziendali a suo nome. Ecco un comune test sulla sicurezza che dimostra come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli attacchi informatici alle aziende iniziano quasi sempre con un dipendente che riceve un&#8217;email fittizia e clicca su un link a un sito malevolo. In gergo, questa operazione si chiama <em>phishing </em>e serve a rubare l&#8217;identità della vittima e penetrare nelle reti aziendali a suo nome. Ecco un comune test sulla sicurezza che dimostra come Facebook può essere utilizzato per raccogliere le informazioni necessarie per lanciare un attacco di questo tipo.  L&#8217;esperimento ci ricorda, se ce ne fosse bisogno, che <strong>su internet anche </strong><strong>solo rendere pubblico il proprio impiego o la propria email aziendale</strong> <strong>può essere pericolosissimo</strong>. Anche se, come sarà evidente, il miglior alleato di ogni hacker non è la tecnologia ma l&#8217;impagabile leggerezza di chi la utilizza.</p>
<p><strong>Prima fase: raccogliere gli indirizzi</strong>. Innanzitutto dobbiamo individuare i gruppi aziendali creati dai dipendenti del nostro obiettivo su Facebook. Con una falsa identità ci uniamo alla pagina dell&#8217;azienda e cominciamo a raccogliere i nomi e gli indirizzi dei membri che si identificano come dipendenti dell&#8217;azienda. Per ricostruire un indirizzo email mancante, cerchiamo su internet un indirizzo qualsiasi della stessa azienda che ci serva da modello per seguire. Per fare un esempio dei più comuni, se la convenzione è <em>nome.cognome@dominioazienda</em>, allora ci basta sapere il nome del dipendente per risalire al suo indirizzo. In questo modo possiamo stilare la nostra lista di contatti per l&#8217;attacco.<strong> </strong></p>
<p><strong>Seconda fase: creare un sito-civetta</strong>. Dobbiamo scegliere un dominio che appaia collegato a quello dell&#8217;azienda, aggiungendo un argomento di comune importanza; i più sfruttati sono legati alla beneficenza o alle risorse umane. Il nostro dominio potrà essere ad esempio <em>nomeazienda-terremoto-haiti.com</em>. La pagina che corrisponde a questo dominio dovrà avere un aspetto molto simile a quello del sito aziendale, utilizzando lo stesso logo e la stessa struttura.<br />
 <strong>Terza fase: creare l&#8217;email-esca</strong><strong>,</strong> che dovrà avere tutto l&#8217;aspetto di una email delle risorse umane dell&#8217;azienda. Nel nostro caso, il testo annuncerà ai dipendenti l&#8217;apertura di un nuovo portale per la beneficenza e conterrà l&#8217;invito a cliccare sul link alla pagina web-trappola.<strong> </strong></p>
<p><strong>Quarta fase: gettare l&#8217;amo</strong>. Coloro che riceveranno l&#8217;email e cliccheranno sul link verranno condotti alla pagina fittizia, che chiederà loro di inserire le credenziali della rete aziendale, come se dovessero  effettuare un normale login. Una volta inserite username e password, le vittime verranno condotte a una pagina &#8216;under construction&#8217;.<strong> </strong></p>
<p><strong>I risultati </strong>di questi test sono sbalorditivi. Pur lasciando diverse chance di avere qualche sospetto (diversi errori ortografici e un piccolo disclaimer per avvertire che la pagina era un fake), normalmente tra il 45 e il 50 percento dei dipendenti contattati risponde alla email e inserisce le credenziali aziendali. In alcuni casi, addirittura, l&#8217;esperimento dev&#8217;essere interrotto perché le email vengono inoltrate ai dipendenti di altre aziende, dove normalmente qualcuno si insospettisce lanciando l&#8217;allarme. <strong> </strong></p>
<p><strong>Morale: mai lasciare incustodite le pagine aziendali su Facebook</strong>. È necessario che un amministratore controlli regolarmente gli iscritti alla pagina ed elimini tutti i contatti sospetti. Ma non è tutto: la policy non dovrebbe permettere che i dipendenti rendano pubbliche le proprie email aziendali. Siccome però le policy sono molto noiose da leggere e regolarmente non vengono osservate, <strong>forse sarebbe più sicuro </strong><strong>offrire ai propri dipendenti uno spazio sulla intranet</strong>. Sarebbe una scelta molto più saggia, vista anche la normale tendenza degli utenti di Facebook a essere particolarmente loquaci sulla propria vita e sul proprio lavoro, regalando così ai malintenzionati informazioni che, unite all&#8217;appartenenza all&#8217;azienda obiettivo dell&#8217;attacco, possono rivelarsi micidiali. A questo proposito ne sa qualcosa <a id="aptureLink_1KVZ2wG9a8" href="../2010/03/accuse-di-hackeraggio-per-lad-di-facebook-zuckerberg/">il fondatore stesso di Facebook Mark Zuckerberg</a>, che al momento di fregare la concorrenza ha saputo benissimo come muoversi.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small><p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.fabioghioni.net/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Tre consigli per password sicure</title>
		<link>http://www.fabioghioni.net/2010/02/tre-consigli-per-password-sicure/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fvxgn74</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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		<description><![CDATA[Come avere password sicure e autonome per home banking, social network e webmail. E prevenire i furti di identità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>Una ricerca sulla sicurezza delle password rivela che il comportamento degli utenti è a dir poco allarmante. <strong>Il 73% degli utilizza la stessa password  per accedere all&#8217;home banking e ad altri siti</strong>. Il 47% ricicla sia username che password. Quando la banca permette all&#8217;utente di scegliersi il proprio user ID, il 65% lo riutilizzerà in un sito non-finanziario, e il 45% riutilizza lo user ID fornito dalla banca su altri siti.</p>
<p>Le conseguenze di questi comportamenti possono essere gravissime, perché <strong>il furto di credenziali è il modo più semplice per eludere i sistemi di sicurezza più sofisticati</strong>. S<span style="color: #000000;">e ad esempio un malintenzionato riesce a carpirvi le credenziali per accedere al vostro profilo su un social network, avrà buone probabilità di accedere anche alla vostra webmail e al vostro conto online</span>. Con una sola username e una sola password avrà rubato la vostra identità agendo in rete come se foste voi stessi a farlo, con la possibilità che &#8216;vi faccia&#8217; commettere reati e&#8230; prosciughi il vostro online &#8211; e in questo caso non è come subire una rapina, perché <strong>chi accede all&#8217;home banking con le credenziali di un&#8217;altra persona </strong><em><strong>è&#8230;</strong></em><strong> quella persona stessa</strong>.</p>
<p>Oggi è molto difficile azzeccare password che possano resistere ai tool di crackaggio attualmente in uso dagli hacker. Ecco tre semplici accorgimenti per mantenere le vostre password al sicuro e non dover ricorrere a metodi mnemonici complicati per ricordarle.</p>
<ol>
<li> <strong>Usate semplici password senza riferimenti personali sui social network</strong> e cambiatela almeno una volta la settimana. Inutile usare una password complessa, perché su questi siti viaggia in chiaro.</li>
<li><strong> Usate una password lunga almeno 10 caratteri per siti critici come homepage banking e simili</strong>. La lunghezza ci assicura che anche il più accanito cracker ci metterà anni a scoprirla. Meglio usare una frase intera come quella di un libro in modo che si possa facilmente riconrdare.</li>
<li> <strong>Non acconsentite mai che il browser memorizzi la vostra password</strong>. </li>
</ol>
<p>Riassumendo, il consiglio è di usare 2 set di password: uno semplice per quei siti e servizi con sicurezza zero e uno complesso per posta elettronica e siti ad alta sicurezza.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Le tre regole per la privacy su Facebook</title>
		<link>http://www.fabioghioni.net/2010/02/le-tre-regole-per-la-privacy-su-facebook/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 15:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fvxgn74</dc:creator>
				<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[furto di identità]]></category>
		<category><![CDATA[NY Times]]></category>

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		<description><![CDATA[Sapevate che i vostri post sono visibili a tutti gli utenti e anche ai motori di ricerca? E che tutti possono vedere il vostro compleanno?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il New York Times ha pubblicato una piccola guida su come salvaguardare la privacy su Facebook, dopo che il social network ha applicato i famosi e controversi cambiamenti sui dati personali. Chi si era iscritto a Facebook con le vecchie impostazioni, lo scorso dicembre avrà visto comparire un avviso che gli chiedeva di passare alle nuove condizione o mantenere quelle vecchie. Ebbene, <strong>chi ha accettato di passare al nuovo ha dato il consenso a rendere pubblici i propri aggiornamenti di stato, le foto, i video e i link condivisi non solo a tutti (tutti) gli altri utenti di Facebook, ma anche ai motori di ricerca</strong>. Ecco tre accorgimenti per riguadagnare un po&#8217; di riservatezza secondo il NY Times.</p>
<h3>1. Chi vede i vostri post?</h3>
<p><strong></strong>Ogni volta che condividete un elemento (link, 	video o altro) nella barra di stato, un bottone vi permette di 	decidere chi potrà vedere il vostro post. Le scelte sono tre: 	<em>amici</em>, 	<em>amici 	di amici</em>, 	<em>tutti</em>. 	Di 	norma, <strong>se non selezionate alcuna di queste opzioni, accettate di 	rendere visibile a tutti il vostro post</strong>. E per tutti si intende non 	solo tutti gli utenti di Facebook, ma anche qualsiasi sua 	applicazione. A questo proposito, esiste da tempo un quiz  dal 	titolo <a id="aptureLink_pyyw01K1Fx" href="http://www.facebook.com/tos.php?api_key=973dda444fe96621fc30f2bbf212937a&amp;next=http://dotrights.org/apps/aclunc_privacy_quiz.php%3F&amp;v=1.0&amp;canvas"><em>What 	Do Quizzes Really Know About You?</em></a> che rivela quante 	informazioni condividiate con le applicazioni di Facebook e quindi anche con i 	loro sviluppatori. Per 	ripristinare un minimo di privacy sui post:</p>
<ul>
<li>Dal 		vostro profilo, selezionate il menu Impostazioni (in alto a 		destra, a fianco della casella per le ricerche) e cliccate su 		“Impostazioni sulla privacy”</li>
<li>Scegliete 		“Impostazioni del profilo” dalla lista.</li>
<li>Alla 		voce “Post pubblicati da me” selezionate “solo amici” per 		assicurarvi che solo chi avete scelto volontariamente possa vedere 		gli elementi che condividete.</li>
</ul>
<h3>2.Chi 	può vedere le vostre informazioni personali?</h3>
<p><strong></strong>È bene sapere che dallo scorso dicembre nelle informazioni personali del profilo <strong>sono visibili a tutti le 	voci <em>membri della tua famiglia e </em></strong><strong><em>situazione sentimentale</em></strong>, 	mentre sono visibili agli amici degli amici il  compleanno, 	l&#8217;orientamento religioso e quello politico. Per cambiare queste impostazioni:</p>
<ul>
<li>andate in<em> Impostazione privacy;</em></li>
<li><em></em>cambiate 		la visibilità delle voci che volete mantenere riservate; è consigliabile rendere visibile il 		proprio compleanno solo ad amici, soprattutto perché informazioni 		di questo tipo sono molto ambite dai ladri di identità.</li>
</ul>
<p>Ricordate inoltre che rendere visibile una di queste voci agli “amici degli amici”  significa che renderle visibili a chiunque i vostri amici abbiano aggiunto come amico, il 		che può voler dire migliaia di persone che voi non conoscete.</p>
<h3>3. Cosa 	vedono i motori di ricerca?</h3>
<p><strong></strong>Secondo le nuove impostazioni predefinite, Google può vedere le 	vostre informazioni pubbliche e i dati del vostro profilo per i 	quali avete impostato la visibilità a tutti. Per modificare queste 	impostazioni:</p>
<ul>
<li>andate 		in <em>Impostazioni privacy</em> e selezionate <em>Ricerche</em>;</li>
<li>alla 		voce <em>Risultati di ricerca pubblica</em> togliete la spunta da <em>Consenti</em>. </li>
</ul>
<h3>Che altro?</h3>
<p>Certo, questi tre accorgimenti toccano solo gli aspetti più critici, avverte il NY Times, e ci sarebbe altro da dire sulla sicurezza del social network. Vale la pena di ricordare che lo scorso settembre Barack Obama – proprio lui, che aveva impostato la sua campagna elettorale anche sull&#8217;uso di Facebook – aveva avvertito i giovani americani a fare molta attenzione a ciò che pubblicavano sui social network: “Nell&#8217;era di YouTube,” aveva detto il presidente USA “qualunque cosa voi facciate, prima o poi tornerà a galla in qualche momento della vostra vita.”</p>
<h4>Fonti:</h4>
<ul>
<li><a id="aptureLink_FMIqRSewze" href="http://www.nytimes.com/external/readwriteweb/2010/01/20/20readwriteweb-the-3-facebook-settings-every-user-should-c-29287.html">The 3 Facebook Settings Every User Should Check Now &#8211; NY Times</a> </li>
<li><a id="aptureLink_PdOBgfW1XF" href="http://www.nytimes.com/external/readwriteweb/2009/09/16/16readwriteweb-5-easy-steps-to-stay-safe-and-private-on-fac-6393.html?em">5 Easy Steps to Stay Safe (and Private!) on Facebook &#8211; NY Times</a> </li>
<li><a id="aptureLink_0OZJLSCWoS" href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601103&amp;sid=aL6GJ25zYajY">Obama’s Advice to Aspiring Politicians: Be Careful on Facebook &#8211; Bloomberg</a> </li>
</ul>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Condividevano le password: a rischio un milione di clienti</title>
		<link>http://www.fabioghioni.net/2010/01/condividevano-le-password-a-rischio-un-milione-di-clienti/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 09:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fvxgn74</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[furto di identità]]></category>
		<category><![CDATA[Lincoln National Corporation]]></category>
		<category><![CDATA[vulnerabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[I dipendenti della Lincoln National Corp. condividevano le credenziali dal 2002. E adesso la società finanziaria corre ai ripari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La società finanziaria Lincoln National Corporation ha rivelato la scorsa settimana che una vulnerabilità nel portfolio del suo sistema informativo potrebbe aver compromesso i dati degli account di circa 1,2 milioni di clienti. Ciò che ha dell&#8217;incredibile però sono le cause della vulnerabilità: <strong>i dipendenti della finanziaria e di società affiliate usavano username e password condivise per accedere al portfolio</strong>.</p>
<p>Il pericolo è stata segnalato lo scorso agosto all&#8217;Authority per le Aziende Finanziarie (la FINRA) da una lettera che conteneva come prova una username e una password al sistema di gestione del portfolio. Dopo ulteriori indagini, la Lincoln ha scoperto che <strong>un&#8217;altra sua sussidiaria, la Lincoln Financial Advisers, utilizzava credenziali condivise per accedere al portfolio</strong>. La compagnia ha scoperto un totale di sei password e username condivise, create addirittura nel 2002.</p>
<p>Il team forense che ha investigato sulla falla non ha trovato prove che i dati siano stati utilizzati fuori dalla Lincoln, né da hacker o da ex dipendenti. Secondo la finanziaria, il sistema di gestione del portfolio aggiorna i dati degli account dei clienti, e perciò contiene molte informazioni sensibili, ma non permette all&#8217;utente di accedere a quegli account.</p>
<p>La Lincoln ha dichiarato di aver azzerato tutti gli username e password nei suoi sistemi, e sta comunicando ai clienti interessati dalla vulnerabilità, offrendo loro i servizi contro il furto di identità.</p>
<h4>Fonte:</h4>
<ul>
<li><a id="aptureLink_tyZJvGnbKd" href="http://  http://www.darkreading.com/vulnerability_management/security/privacy/showArticle.jhtml?articleID=222301034">Lincoln National Discloses Breach Of 1.2 Million Customers &#8211; DarkReading</a></li>
</ul>
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